Metafora.it chiude: forse una Metafora 2.0

Il Semantic Social Banner al RomeCamp2008

1 dicembre 2008, ore 15:31

Ripropongo anche la parte filmata del talk, così si ha il quadro d’insieme, ricollegandomi al post precedente:


La volontà di Metafora AD Network è quella di essere un canale qualitativo di pubblicità altra: un canale che ha delle regole sia per chi entra a farne parte, sia per chi voglia diventare nostro inserzionista, ma anche per l’intero ecosistema informativo, visto che si mira a creare conoscenza condivisa, e non solo informazione condivisa. Qualcosa che rientra nel concetto di Common, cioè in pratica un bene comune condiviso dalla collettività. Come una strada pubblica, o la stessa aria che si respira, qualcosa che è di tutti noi e che viene gestito in concessione da enti terzi in nome della collettività.

Ma allora perchè quando andiamo a toccare un tema scomodo come quello della pubblicità e dell’advertising abbinato a webzine e blog, non pensiamo al banner e all’informazione veicolata dal marketing tra pari in Rete come forma di bene collettivo, come forma di Common, come forma di contenuto dotato di utilità in quanto tale? E non solo qualcosa di temporaneo per attirare attenzione, ma anche qualcosa che contribuisca a costruire reputazione e fiducia, oltre che spunti di confronto e di dialogo.

Perchè la pubblicità deve solo avere proprietà temporanee mirate a spostare la nostra attenzione e non creare utilità per la Società, oltre che solo rumore? Questo il punto di partenza della riflessione fatta tramite il talk al RomeCamp 2008. Perchè nel Web se tutti facciamo rumore, diventa tutto rumore. Questo perchè la produzione di contenuti è alla portata di tutti, a costo zero e farsi media non è più un carattere distintivo, ma la normalità.

La domanda vera, per un potenziale inserzionista, è: ma quindi, io cosa c’entro in tutto questo? Qual’è il vantaggio reale per un inserzionista che ci contatta o che andiamo a contattare in questa nuova dialettica?

Parto da alcune delle considerazioni fatte da Camisani Calzolari nel suo intervento sull’ Impresa4.0 e durante il talkshow sull’economia e il Web2.0:

  • le Persone in Rete hanno sempre più potere, siano esse consumatori o siano all’interno delle aziende
  • le Persone sono esseri sociali, e parlano: la differenza fondamentale da ieri è che oggi parlando in Rete si crea Memoria di queste conversazioni, che diventano trovabili e diventano parte del media di massa, a costo praticamente zero per tutti. L’ unica cosa certa da fare è farne parte
  • volenti o nolenti non ci sono metriche chiare e definitive nel mondo della Rete per misurare quello che è la conversazione: si sperimenta, nascono e muoiono indicatori costantemente, ma non ci sono standard chiari. L’unico minimo comune denominatore è la fiducia che si instaura attraverso persone reali su una serie di strumenti diversi
  • l’investimento a lungo termine nel Web vede negli standard e nel Web medesimo la vera rete sociale globale, la Rete Sociale definitiva, ed oggi iniziano ad esserci gli strumenti per gestirla. Perchè investire su un solo social network chiuso, piuttosto che sulla Rete in quanto tale?
  • la trasparenza tra le parti è parte integrante di ogni comunicazione umana, e mai come oggi è fondamentale, soprattutto quando si ha memoria delle proprie attività di comunicazione

Come capire il famoso Return Of Investiment per tutta questa conversazione che cambia sede tutti i giorni in Rete?
Servono numeri per chi prende decisioni, e allora si danno numeri: si contano i link in entrata in un sito, si contano gli appartenenti alle Reti Sociali di turno, vedi Facebook o Linkedin in larga misura ( grazie alla legge di Metcalfe ) : ma son numeri che poco rappresentano il valore di quello che accade in Rete. Il problema è che il costo di entrata per gli utenti è zero, e il fermare gli utenti su una sola rete sociale per lunghi periodi di tempo per trarne valore è impossibile. E questa cosa funziona solo perchè gli utenti non sono ancora consapevoli del valore che inseriscono nei loro profili in un mondo che rivende questi profili a terzi: manca vera trasparenza tra le parti, e ormai le tecnologie aperte per spostare i propri profili da una rete sociale all’altra sono quasi mature per l’adozione di massa.

Noi di Metafora AD Network partiamo da un assunto diverso: la Fiducia che il lettore dei siti appartenenti al Network ha nei confronti del tenutario del blog. Che si mantiene anche se questo allarga il proprio parco di strumenti con le reti sociali alla moda di turno, ma che vede nel blog il punto centrale delle sue attività online, e qualcosa da mantenere stabile nel tempo.

Perchè Metafora: spunti

Non è una questione di numeri, è la coda lunga: proprio come accennava Alessio Jacona nell’intervento su Economia e Web2.0, io potrei avere anche solo due lettori, ma se sono Bill Gates e Steve Jobs, questo cambia il senso del numero stesso. Ed il relativo valore ad esso associato. Quindi occorre cambiare prospettiva, i numeri avevano senso in un’economia che aveva a che fare con la scarsità dei beni, e dove il valore stesso della scarsità di un materiale ne determinava il prezzo. Ma dove c’è abbondanza, contano altre cose.

Economia della scarsità vs economia dell'abbondanza: dove opera Metafora AD Network?

Arriva la Reputazione come moneta di scambio nella nuova economia della Conoscenza, proprio come se ne parla nella sintesi sulle reti sociali fatta da Tommaso Sorchiotti proprio oggi:

( si parla di Facebook e della sua potenzialità di far emergere le attività degli amici e degli amici degli amici ) Attraverso questa integrazione, mutuata per certi versi dal fenomeno del microblogging, gli utenti possono informarsi e rimanere aggiornati sulle novità dei propri contatti in maniera semplice e immediata. Estendendo a livello globale il grafo sociale, gli aggiornamenti sugli amici ed eventuali informazioni importanti potrebbero viaggiare attraverso il passaparola. E in tal modo sarebbe possibile restituire una selezione delle notizie attinenti alle esigenze personali. La reputazione e la conseguente capacità di influenzare la propria rete diventerebbero la chiave di una nuova economia.

La realtà è che Metafora lavora su tre livelli:

  • si vuole usare la Memoria della Rete a vantaggio della reputazione e del passaparola, valori difficili da quantificare ma quantomai importanti nell’economia immateriale della conoscenza
  • Trasparenza e Persone come fattori chiave che legano tutta la comunicazione altra che offre Metafora al proprio inserzionista
  • non si vuole creare un’ ennesima rete sociale chiusa, ma occorre sfruttare quella più solida esistente come collante stabile tra persone nella propria rete sociale di fiducia: la blogosfera e quindi il Grafo Sociale Globale

In merito a questo, una citazione dall’intervento di Tony Siino sulla sua analisi della blogosfera italiana è quantomai opportuna: infatti oltre a rappresentare diverse Persone del Network di Metafora come veri e propri hub di fiducia per i propri lettori , ha citato in modo divertente Federico Fasce come spunto assoluto sul passaparola delle cose da comprare, per quanto riguardava lui medesimo ovviamente. Un esempio di fiducia nelle attività della propria rete sociale di riferimento come nuova moneta di reputazione.

Metafora quindi si pone oltre le Reti Sociali, interpretando quel principio che vede la vera Rete Sociale che dura nel tempo nel Web stesso, e nella sua apertura e decentralizzazione. Qualcosa che pure l’inventore del Web, Tim Berners Lee, ha chiamato Giant Global Graph: il grafo sociale globale.

Sugli strumenti per portare avanti questo obiettivo, Metafora introduce il Semantic Social Banner, da affiancare al principio che comunque si vuole essere presenti dove ci sono le Persone in Rete, ma con qualche attenzione in più, oltre all’affiancamento ai principi del VRM, il Vendor Relationship Management.

Dubbi, delucidazioni, perplessità e qualsiasi cosa possa venire in mente sono ben accetti.

Non solo decrescita quantitativa sull’ advertising online, ma anche una crescita qualitativa dello strumento banner.

Per approfondire

Su questi temi, chi volesse approfondire il lato tecnico, al Romecamp ne hanno parlato a vari livelli sia Luca Mearelli con l’intervento sull’ OpenWeb, sia Federico Bo con spunti sulla Web of Science. Un resoconto e ulteriori dettagli tecnici sicuramente su Dagoneye.it per l’aspetto strutturale dietro questi concetti.
Mentre per il lato sociologico delle reti sociali, l’intervento di Fabio Giglietto racconta come il pubblico italiano trae valore dalle proprie reti sociali, da Facebook e Badoo in particolare. Sul Semantic Social Banner invece se ne era iniziato a parlare a proposito del Microformat AD qualche settimana fa.

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6 repliche a “Il Semantic Social Banner al RomeCamp2008”

  1. Tony Siino dice:

    :)

  2. Fabio Giglietto dice:

    Secondo me è una gran bella idea :)

  3. Apogeonline » NOTA Semantic social banner dice:

    [...] Che cos’è il Semantic Social Banner e perché può cambiare in meglio la comunicazione delle aziende? Lo spiega Matteo Brunati sul blog di Metafora AD Network [...]

  4. Il Social Semantic Banner con RDFa mostrato in rosso dice:

    [...] RDFa ora supportato anche da Google: il Semantic web è mainstream! [1] Il Semantic Social Banner al RomeCamp2008 [2] RDFa Bookmarklets [3] Rendi i tuoi dati Web compatibili: dal W3C un approccio a RDFa e agli [...]

  5. GlulpJara dice:

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