14 Settembre 2009 - metà 2010 Da Metafora AD Network a Metafora seguici su FriendFeed

Apogeo lancia il catalogo di ebook Parliamo di un passo importante per un editore della carta stampata come puo’ esserlo Apogeo: l’entrata ufficiale nel mondo degli ebook che hanno il formato standard EPUB con due volumi d’eccezione, di cui uno davvero nuovo ed esclusivo.
Anche e soprattutto nella forma distributiva che assume.
-> Ebook, in arrivo nuovi titoli da Apogeo

A partire da oggi ( 2 dicembre 2009 ), su Apogeonline saranno disponibili due nuovi ebook: Eretici Digitali, di Massimo Russo e Vittorio Zambardino (6,90 €) e Content, di Cory Doctorow (gratis). Due titoli significativi sul rapporto tra informazione e nuove tecnologie, due titoli per riaffermare la presenza di Apogeo nel campo dei libri digitali.

Il volume italiano che parla di eresie è interessante oltre che per i contenuti, anche nella forma con cui si presenta, superando i confini dell’idea stessa di libro. Eretici Digitali si sintetizza così:

La rete è in pericolo, il giornalismo pure. Come salvarsi con un tradimento e dieci tesi.


Il mondo dei media e quello del Web rischiano seriamente, ognuno per proprio conto, di andare a rotoli, e con loro quel poco di libertà che racchiudono. Massimo Russo e Vittorio Zambardino, giornalisti che da oltre quindici anni “si sporcano le mani” con Internet, raccolgono la sfida e in dieci eretiche tesi raccontano gli scenari che si stanno profilando e che ci aspettano negli anni a venire.
Crediamo che una cultura e un modo di raccontare il mondo siano al tramonto, ma che il giornalismo vada salvato dalla crisi dei giornali, perché la realtà esiste ancora e va raccontata.
Crediamo che, se continua a vivere la Rete come un’anomalia da ridurre al “mondo reale”, la politica ne ucciderà la libertà di espressione.
Crediamo che nel digitale ci siano i nuovi padroni dell’economia della conoscenza, non più buoni e più liberi dei padroni di prima: e crediamo che il popolo della Rete debba averne coscienza critica.
Crediamo che il populismo non si fermerà davanti a Internet. E crediamo che la salvezza possa esserci solo facendo incontrare le parallele, tradendo tutti il proprio orto di appartenenza. Scrivendo insieme il racconto digitale del mondo.
La conversazione continua su www.ereticidigitali.it.

Visto che si parla anche di ebook e di conversazione, e’ interessante la forma ibrida di distribuzione che ha preso questo volume, per portare avanti proprio il tema del racconto digitale del mondo, unendo la tradizione umanistica del giornalismo classico con quella più tecnologica data dal dover usare un nuovo contesto e nuovi strumenti:

Eretici digitali sarà acquistabile anche come ebook su Apogeonline (in formato epub, a 6,90 €). Distribuito con licenza Creative Commons (BY-NC-SA 2.5), sarà infine rilasciato progressivamente anche in formato testuale sul sito del libro.

Quindi Eretici Digitali viene lanciato sia come libro fisico, che come libro digitale in formato ebook standard, che come spunto di conversazione online, un capitolo alla volta. Oltre che come mezzo per finanziare una degna inchiesta giornalistica.
Una nuova forma distributiva quindi, intesa come un vero e proprio metodo di lavoro, esplicitamente dichiarato. Un metodo che Metafora ha apprezzato, e che ha trovato utile rilanciare, con una sua forma personale di eresia legata alla questione normativa che tocca la Rete. Risulterà più chiaro dopo aver visto il volume e letto le dieci tesi, intanto proviamo a chiarire lo stesso il concetto.
L’obiettivo è quello dare la possibilità di svincolarsi almeno un pò da quei potenti intermediari che appaiono nelle dieci tesi, per cambiare un po’ di equilibri e facilitare la consapevolezza eretica per il popolo della Rete.

L’idea: divulgare ancor più chiaramente lo stato delle cose sulle norme relative alla Rete in Italia

Questi nuovi intermediari ( Google, Yahoo, Facebook e altri ) lavorano in un contesto che non è mai stato tanto attaccato come nel corso di quest’anno, almeno in Italia: Apogeo aveva iniziato un lavoro di sintesi, definito come i Fili Rossi sulle leggi italiane legate alla Rete.
Lo abbiamo preso, e lo abbiamo potenziato attraverso una pagina di prova in beta, facilitando l’accesso ai dati che contiene, solitamente intrappolati in una pagina senza ulteriori possibilità di integrazione e di interazione. Come si fa per vedere chi propone un disegno di legge, quando lo propone, i processi di sviluppo dei decreti, le persone coinvolte? Occorrerebbe scorrere il testo, e individuare gli elementi di cui stiamo parlando.
E magari non farlo solo con i grandi strumenti che ci mette a disposizione Google ( potere agli intermediari ), e senza dover ricopiare o formattare meglio quelle informazioni che in quella pagina sono del semplice testo. Ma si potrebbe farlo con le tecniche standard delle evoluzioni tecnologiche di chi sta dirigendo e difendendo la neutralità della Rete stessa e il suo sviluppo. Per poter poi magari navigare, come facciamo già nelle pagine, anche nei dati che esse contengono:
-> Informazioni sul Ddl C.2525 “Cassinelli-diritto d’autore”, navigabili e comprensili anche ai robot automatici e non solo alle persone

Questo è possibile grazie alla rielaborazione del Filo Rosso, mostrata anche nel video poco sopra:
-> Versione semantica del Filo Rosso di Apogeonline, realizzata da Metafora

Quello che dovrebbe trasparire è questo: i dati di cui parla la pagina rielaborata sulle leggi relative alla Rete ( solo le prime due per vedere l’effetto per ora, ma l’intenzione è proseguire il lavoro iniziato con i feedback di tutti ), sono liberati dal loro contenitore e pronti per essere usati e mostrati da n attori diversi. Motori di ricerca, applicazioni e programmi che ne cambino la forma e la rappresentazione. Questo crea nuova creatività e maggiore libertà su quello che si mette in Rete, e crea nuove possibilità per comprendere i dati ed i fatti del nostro tempo. Possiamo quindi, ereticamente parlando, tornare ad avere potere su quei dati e dipendere meno dagli intermediari. Quei dati sono diventati più in grado di interagire con le macchine, e quindi di far fare del lavoro automatico al posto nostro. Quali disegni di legge ha proposto l’onorevole …? POtrebbe essere assai più semplice del previsto.

Nel parlare di ebook, e di nuove contaminazioni tra libri e modelli di libri, ci è sembrato utile portare un’azione pratica a supporto del messaggio insito in Eretici digitali: quello di andare oltre e di aumentare la consapevolezza collettiva su questi temi, facilitandone la navigazione e la trasparenza.

Questa nostra azione vuole essere un contributo al racconto, e al riappropriarsi dei nostri dati, e dei nostri diritti, in un mondo che vuole mantenere regole vecchie e dannose per il nostro futuro.
Se vorrete completeremo il lavoro iniziato, inserendo tutte le leggi di quella pagina, e mostrando come in tal modo si possano vedere, tra le altre cose, le relazioni tra persone ed i disegni di legge a colpo d’occhio, e si possa estrapolare quello che si desidera, per il fine ultimo di fornire maggiore trasparenza e libertà per tutti.Proprio come fanno Obama ed il governo britannico nei loro Paesi, incentivando le medesime tecnologie. Noi italiani, manco a dirlo, siamo indietro non tecnologicamente, ma nel comprendere il valore di certe cose. Tutto quello che invita ed aiuta a discuterne, è fondamentale, a questo punto.
Per parafrasare una delle tesi eretiche sul tema, qui si parla di dati e non più solo di pagine, e di dati che identificano persone. Se è possibile averne il controllo dipendendo meno da certi intermediari, occorre saperlo e diffondere questa consapevolezza.

Ci si puo’ riappropriare di tutto questo, ma dipende da noi. Dalla conoscenza condivisa e dalla consapevolezza dei limiti e delle potenzialità delle infrastrutture che usiamo e che incentiviamo. Che, per dirla allo stesso modo degli eretici, non sono assolutamente neutrali.
Quanti vogliono fare gli eretici? Ne parliamo?

Per una nuova trasparenza

Note tecnica necessarie: le tecnologie usate sono quelle legate al Semantic Web, ed in particolare ad un suo approccio morbido per strutturare le informazioni, detto RDFa, recentemente adottato anche da Google e da Yahoo. E’ una tecnologia rischiosa per loro in effetti, perchè è capace di rompere vecchi equilibri, e di crearne di nuovi. Ci sembra in tema proprio al passaggio verso il digitale di un editore come Apogeo, che sapientemente inizia a sperimentare forme di libro ben più ampie dei libri tradizionali, dato il contesto assai diverso in cui si puo’ operare. La provocazione è anche questa: se i libri si trasformano e diventano pagine digitali, anche i dati sparsi nelle pagine Web stanno evolvendo,e quindi immaginare come si possano poi incontrare non è così sbagliato.
Tecnologie che stanno creando nuovi scenari.
Infatti sono le medesime tecnologie che possono abilitare quella trasparenza e quei metadati di cui parlava David Weinberger qualche settimana fa, allo IAB Forum e alla VeniceSessions di ottobre.
Per chiudere citando Luca De Biase, una nuova trasparenza forse, è la risposta per voltare pagina.

Spunti tecnici
-> A che punto sono le “leggi” di internet? – versione metaforica ( sfrutta tecnologie del Web del futuro )
-> I fili rossi di Apogeonline in versione semantica, grazie a RDFa – prima parte
-> IWA, la Casa Bianca, Barack Obama e RDFa
-> A very interesting foundation for VRM? ( si accenna ad RDFa ) – 3 dicembre 2009

Leggi e Internet, perchè parlarne: spunti

-> A che punto son le leggi di Internet
-> Eran 100, eran giovani e forti
-> Wi-Fi: anche Pisanu è contro il decreto Pisanu

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AGIRE: il contributo di Metafora agli appelli

30 settembre 2009, ore 8:07

AGIRE per l'Africa Come consuetudine, Metafora lascia uno spazio per le campagne etiche che ritiene di dover appoggiare, e lo fa anche in questa fase di transizione della propria realtà.
Quando si devono donare dei soldi, è importante capire con chi si ha a che fare, e quali sono gli scopi dell’iniziativa. Iniziamo a vedere chi è il nostro interlocutore, e vediamo un po’ chi è AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze.

Chi è AGIRE


Partendo dalla pagina di Wikipedia su AGIRE, emerge che:

AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze è un’organizzazione, nata nel maggio 2007, che raggruppa alcune organizzazioni non governative già presenti in Italia.
Fanno attualmente parte di Agire le seguenti organizzazioni:

Il principale obiettivo di Agire è la raccolta dei fondi necessari a portare soccorso alle popolazioni colpite da emergenze internazionali.

Il modello di azione di Agire rispecchia il funzionamento dei “comitati emergenze” operanti in altri paesi europei (Belgio, Germania, Regno Unito, Olanda, etc): allo scoppio di una crisi internazionale, Agire lancia un appello nazionale per la raccolta di fondi; una rete di partner – network televisivi, quotidiani nazionali, gruppi bancari, compagnie telefoniche, enti locali – aiuta a informare l’opinione pubblica ed a moltiplicare i canali per la raccolta dei fondi. Le risorse raccolte vengono utilizzate dalle organizzazioni non governative già presenti nell’area della crisi o con maggiori capacità di intervento. Le organizzazioni aderenti si attivano per avviare interventi di emergenza e soccorso alle popolazioni civili.

Il “Comitato Etico” ha lo scopo di farsi garante della trasparenza della raccolta e dell’utilizzo dei fondi. Al termine della realizzazione dei programmi, una valutazione indipendente verifica il reale impatto sulle popolazioni beneficiarie. I risultati sono pubblicati sul sito web e diffusi attraverso i mezzi di comunicazione.

Dal sito ufficiale invece emerge questa sezione per capire chi è AGIRE:
-> Chi è AGIRE

L’Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze (AGIRE) raggruppa alcune tra le più importanti ed autorevoli organizzazioni non governative presenti in Italia. Insieme hanno scelto di unire le forze per rispondere in modo tempestivo alle gravi emergenze umanitarie.

AGIRE raccoglie l’eredità e l’esperienze di due comitati: ITALIA AIUTA e l’Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze che – già attivi separatamente per le emergenze in Perù, Somalia, Bangladesh e Birmania – hanno deciso di unire le proprie forze e in un unico soggetto capace di rispondere in maniera più efficace e trasparente alle gravi crisi che ciclicamente colpiscono il pianeta.

La parte che più attira comunque è la volontà espressa di :La forza di AGIRE risiede nella sua capacità di unire le diverse voci. Creare un “sistema-paese” per la risposta alle emergenze umanitarie significa favorire la rapida ed efficace mobilitazione di tutti i settori della società italiana in una gara di solidarietà non competitiva.

Perchè AGIRE oggi: l’appello per l’Africa

Visto che AGIRE si mobilita per appelli in grande stile in brevi periodi di tempo, adesso è importante focalizzarsi su quello attuale: quello per l’Africa.
-> AGIRE per l’Africa

Per ascoltare le voci di un continente troppo spesso dimenticato e sostenere 11 progetti in 3 paesi africani da sempre in guerra (Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan) .

Dal 19 settembre al 4 ottobre, una maratona radio-televisiva realizzata da AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze in collaborazione con RAI e Ministero Affari Esteri.

Un approfondimento sulla storia di questo appello racconta che il contesto non è assolutamente semplice da delineare: e fa capire quanto non sia una situazione standard. Infatti gli appelli di AGIRE non sono fatti per ogni situazione di disagio umanitario, ma solo per i casi estremi, come è giustamente spiegato in una sezione apposita del sito:
-> Appelli di AGIRE: attivazione e requisiti

Cosa si finanzia

Uno degli elementi maggiormente da chiarire in casi come questo è dove verranno usati i soldi raccolti: in questa pagina sono presenti i progetti in fase di finanziamento, attraverso una gradevole interfaccia che usa Google Maps:
-> AGIRE – Interventi in RDC, Sudan, Somalia

E’ importante aumentare la visibilità di questo appello, soprattutto negli ultimi giorni, e facilitare il passaparola ove possibile: infatti AGIRE è ben presente in Rete e nei Social Network, tra gli altri:

Come inciso, appoggiare AGIRE ci è sembrato naturale, visto che diverse realtà ONLUS che abbiamo supportato nel tempo ne fanno parte. Vedremo come Metafora di capire nel futuro come aiutare in forme nuove e maggiormente interattive, realtà di questi tipo: intanto vediamo di aiutare la diffusione di questo appello, anche con il supporto della blogosfera:
-> Dare una mano – i blogger

Informazioni aggiornate in forma automatica dalla Rete su AGIRE


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Save The Children - Il tuo 5x1000 per sostenere Save the Children Metafora è entrata in contatto con Save The Children, una realtà assai rinomata e di respiro internazionale, che mira ad aiutare i bambini in difficoltà. Ci siamo subito chiesti perchè accettarla come inserzionista, e perchè quindi parlarne: semplice, qualche aderente la conosceva da tempo, e la costola italiana di Save The Children si è subito resa disponibile a rispondere ai nostri dubbi e alle nostre perplessità.
Siamo quindi partiti dalla loro voce presente in Wikipedia, oltre che dal loro sito istituzionale, e ci siamo confrontati con domande del tipo: ma chi è che ci sta davvero dietro? Nella sezione italiana, che persone ci sono? E soprattutto, dove finiscono i tanti soldi raccolti, e in che progetti? Bastano i bilanci pubblicati nel loro sito a metterci la mente tranquilla? Basta la loro lista dei progetti realizzati? Ed avere maggiori dettagli, con nomi e cognomi dietro ai progetti, non sarebbe una pretesa legittima?

La Rete potrebbe dare maggiore visibilità al proseguo e allo sviluppo dei progetti in corso e a come vengono spesi i soldi, senza per forza attendere la stesura dei bilanci, ad esempio. Soprattutto nelle nuove declinazioni delle evoluzioni del Web odierno. Ecco quindi l’intervista, ripulita solo dei contenuti che già si possono trovare nel sito ufficiale, avuta con Alberto De Zorzi, Web Marketing Manager di Save The Children Italia:

Save the Children: una ONLUS famosa e assai grande, una realtà assai conosciuta nel mondo. La sezione italiana quante persone conta? Il personale è fisso o ruota spesso, ci sono molti turnover? Qual’è il compito delle sezioni nazionali?
Save the Children è la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e la promozione dei diritti dei bambini. Esiste dal 1919 e opera in oltre 120 paesi del mondo con una rete di 27 organizzazioni nazionali e un ufficio di coordinamento internazionale: la International Save the Children Alliance, Ong (Organizzazione non governativa) con status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC).

A dicembre 2008 la struttura organizzativa di Save the Children Italia è composta da 29 dipendenti e 57 collaboratori a progetto e per il 70% da donne. È significativo notare come l’organizzazione sia cresciuta promuovendo il ruolo femminile – trasversalmente ai settori – in particolare anche in posizioni di responsabilità. Un’altra caratteristica evidente nel personale di Save the Children è la giovane età media – 36,06 anni – che negli anni si è dimostrata garanzia di motivazione e dinamismo.  Il coinvolgimento di personale non italiano in programmi domestici, nello specifico persone di nazionalità afgana, australiana, etiope, eritrea, francese e rumena sui progetti realizzati in Italia conferma concretamente l’approccio volto all’inclusione ed alla valorizzazione delle diverse culture. Coerentemente all’approccio che Save the Children adotta a livello internazionale, Save the Children Italia presenta una bassissima percentuale (inferiore al 5%) di personale espatriato rispetto a risorse locali in progetti internazionali. Ciò testimonia l’approccio di sostenibilità e l’investimento in capacity building sul personale locale. Analogamente, a livello internazionale, delle circa 13 mila risorse coinvolte in progetti in 120 paesi, solo circa il 4,3% è costituito da espatriati, mentre il restante 97% consiste in personale locale. L’aumento dell’organico di Save the Children Italia, dalla sua costituzione ad oggi, è avvenuta di pari passo al consolidamento della sua posizione nel nostro paese.

Crescita del personale di Save the Children Italia

31 Dicembre 2006 31 Dicembre 2007 31 Dicembre 2008
Dipendenti 23 27 29
Collaboratori 48 49 57
TOTALE 71 76 86
Donne 52 60
Uomini 24 26
TOTALE 76 86

Metafora è interessata ad usare la Rete per aiutare l’emergere delle persone dietro alle sigle, e dietro alle aziende. Chi c’è dietro a Save The Children? Come mai si finisce a lavorare per una realtà del genere?
Dietro Save the Children c’è semplicemente il lavoro di 86 persone che svolgono la loro attività con passione e professionalità. Lo staff di Save the Children è composto da professionisti di diversi settori: programmi, sensibilizzazione e lobby, marketing e comunicazione, amministrazione e finanza. Per lavorare con Save the Children è sempre necessaria una condivisione della missione e dei valori dell’organizzazione, una forte motivazione, spirito di adattamento e capacità a relazionarsi con situazioni e persone diverse. E’ altrettanto necessario un ottimo livello di preparazione professionale attinente alla posizione che si occupa.

Aiutare i bambini è un fine nobile: ma è sempre possibile? Quali ostacoli si incontrano lungo la strada?
Gli ostacoli possono essere tanti e importanti. Generalmente, le problematiche che si incontrano per strada sono sempre di ordine politico. Save the Children infatti svolge il suo lavoro a beneficio dei bambini con grande efficacia, portando aiuto a milioni di bambini nel mondo. Ovviamente, non possiamo risolvere tutti i problemi del mondo, ma è necessario che i governi, la Comunità Internazionale, le agenzia dell’Onu facciano la loro parte. In breve, per risolvere problemi globali come la povertà, la mortalità infantile, la mancanza di accesso all’educazione e alla salute, ci deve essere una forte volontà politica da parte degli Stati che devono poi mettere a disposizione mezzi e risorse. Save the Children può dare l’esempio e fare la differenza per tantissimi bambini, ma non per tutti.

Pensate che la Rete in questi anni abbia facilitato o cambiato il modo di donare delle persone rispetto alla vostra realtà? In che modo?
In questi ultimi anni il fenomeno Internet ha aiutato tutti nella diffusioni di servizi e prodotti. Con Save the Children non è stato differente. La Rete ci ha permesso di ottimizzare i tempi di raccolta fondi, sia attraverso la comunicazione di programmi specifici, velocizzando i tempi di contatto tra l’azienda ed il donatore, sia attraverso l’utilizzo della Carta di Credito tramite il nostro sito di e-commerce (desideri.savethechildren.it), il sito istituzionale dell’organizzazione (donazioni una tantum, emergenze ecc).

Donare per una realtà tanto grande come la vostra significa anche fidarsi molto della vostra correttezza. Il rendiconto finanziario che mettete online forse non è sufficiente a far convincere le persone che i loro soldi vengano davvero spesi in quel modo. Noi di Metafora siamo interessati a seguire e raccontare come vengono spesi i soldi relativi ad un progetto in particolare, magari a quello sui bambini vittime del terremoto abruzzese, e a dare spazio e visibilità al vostro rendiconto. A quali progetti state lavorando, e quale tra quelli attivi potrebbe essere di una certa importanza per essere seguito da vicino? Avete mai pensato di migliorare la vostra voce istituzionale online, magari aprendo un blog per raccontarvi con calma e serenità, a livello più personale?

Il bilancio, che ogni anno pubblichiamo online e del quale facciamo un estratto (il rapporto annuale) che inviamo a tutti i nostri donatori, rappresenta per noi un forte strumento di trasparenza e a accountability. Viene redatto internamente con il supporto dei revisori dei conti ed è poi validato da una società di revisione contabile esterna (Price Water House Cooper). Il bilancio è lo strumento per raccontare in dettaglio le nostre attività, rappresentare la crescita della nostra organizzazione e soprattutto rendicontare sui progetti e sull’utilizzo dei fondi. Oltre a questo strumento, inviamo informazioni regolari ai nostri sostenitori, in particolare attraverso una newsletter trimestrale. Abbiamo poi internamente un servizio sostenitori, attivo tutti i giorni, per rispondere alle domande dei nostri donatori. Cerchiamo quindi di rendere il più trasparente possibile il nostro lavoro, proprio perchè ci rendiamo conto che la fiducia è la base della relazione tra l’organizzazione e i nostri sostenitori.
Save the Children è inoltre un’organizzazione internazionale riconosciuta, che da oltre 90 anni lavora per difendere i diritti dei bambini nel mondo. L’International Save the Children Alliance è una ONG con status consultivo presso il consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. Abbiamo più volte pensato di migliorare la nostra presenza istituzionale in rete e per questo,  dallo scorso settembre, lavora con noi un Web Communications Officer. Il blog è sicuramente una realtà che ci interessa molto, ma dobbiamo ancora valutare se siamo in grado di gestirlo internamente in modo continuativo ed professionale. Infine ci sono molte realtà, in particolare aziendali, che spesso decidono di sostenere e seguire direttamente un progetto specifico. In queste occasioni, è necessario definire insieme quale tipologia di progetto, con quale contributo e per quanto tempo. Attualmente una delle nostre principali campagne è “Riscriviamo il Futuro” (www.riscriviamoilfuturo.it), per portare a scuola 8 milioni di bambini che vivono nei paesi in guerra. Un’altra tematica di particolare interesse per noi è la salute materno infantile ed in particolare abbiamo l’obiettivo di contribuire al 4 obiettivo del Millenio per diminuire la mortalità infantile dei bambini nella fascia d’età 0-5 anni.

Abbiamo visto, che come noi, anche la vostra realtà ha a cuore i bambini vittime del terremoto di questi giorni in Abruzzo. Cosa pensate di fare in merito? Stanno arrivando donazioni in questi giorni?
Save the Children, su richiesta del Ministero dell’Istruzione e in base ad una convenzione con il Ministero stesso, fornirà il proprio supporto per il riavvio delle attività scolastiche.
Sin dalle ore immediatamente successive al sisma, Save the Children si è mobilitata per assicurare che i bisogni dei bambini fossero soddisfatti e ha avviato un progetto che prevede la creazione di 4 “spazi a misura di bambino” all’interno di altrettanti campi in prossimità dell’Aquila, più un progetto in collaborazione con l’Asl dell’Aquila. Si tratta di aree protette, seguite da personale specializzato (sono state assunte persone della zona) all’interno delle quali i bambini possono svolgere attività di gioco, creative e ricreative, che ne stimolino l’espressione, la partecipazione, l’inclusione.
“Nel suo intervento, Save the Children si sta avvalendo di operatori specializzati, psicologi, educatori, facilitatori che, esattamente come avviene in altre parti del mondo, sono stati reclutati tra la gente del luogo e formati dai nostri operatori, perché già inseriti nella realtà locale e nell’ottica di una sostenibilità di lungo periodo del progetto. Inoltre, il coinvolgimento del personale locale è particolarmente significativo in quanto dà la possibilità alla gente di riattivarsi economicamente e a sentirsi impegnata e utile”, afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.
Save the Children sta svolgendo queste attività in coordinamento con tutti gli attori chiave impegnati nelle attività sul campo e tutti i soggetti principali che si occupano della protezione dei minori, a livello governativo e all’interno delle organizzazioni di volontariato. Si, e le donazioni continuano ad arrivare. Save the Children, fin dall’inizio, ha attivato e messo a disposizioni i suoi canali di raccolta fondi. Sono stati di grandissimo aiuto i nostri sostenitori e le aziende partner, nonché tutte quelle persona che sono state invitate, attraverso le nostre iniziative, ad aiutare i bambini abruzzesi.

Chiusura a cura di Metafora: sulla questione del terremoto in abruzzo sicuramente torneremo per capire l’evolversi dell’intervento in loco di Save The Children: d’altronde è giusto aiutare i bambini in tutto il mondo, ma anche e soprattutto quelli più vicini a noi, quando ne emerge il bisogno.

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Terremoto in abruzzo: come aiutare

8 aprile 2009, ore 11:43

E-commerce con PayPal Metafora AD Network si sente vicino a chi sta soffrendo per le sventure di questi giorni, e dedica uno spazio etico del Network per dare visibilità ad un progetto collaborativo creato da Matteo Balocco aka Totanus.

-> Terremoto in Abruzzo: pagina wiki collaborativa per tenersi aggiornati sul come aiutare

EMERGENZA TERREMOTO IN ABRUZZO

LA PAGINA E’ IN CONTINUO AGGIORNAMENTO.

Aggiungete le informazioni in vostro possesso, segnalando SEMPRE anche la fonte.

In caso abbiate dei problemi a editare la pagina, lasciate l’informazione come COMMENTO a fondo pagina oppure inviate una email a matteo.balocco (at) gmail.com (ma se mettete il commento sarà comunque subito visibile)

Il wiki ha natura collaborativa, quindi chiunque può partecipare inserendo informazioni utili per le quali è necessario comunque indicare sempre la fonte (con relativo link).

[...]

Cercate poi di evitare di donare soldi e/o materiale a personaggi di dubbia natura (soprattutto se dotati di postepay o account paypal, di solito poco rintracciabili) o ad associazioni non meglio identificate: gli sciacalli, purtroppo, sono sempre in agguato. Se fate la scelta di effettuare la donazione affidatevi sempre alle informazioni presenti sui siti ufficiali degli enti che state per sostenere, digitando MANUALMENTE il relativo indirizzo web.

[...]

Questo wiki NON E’ UFFICIALE e vuole servire unicamente come semplice luogo di aggregazione delle informazioni disponibili in rete riguardanti i soccorsi e gli aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto. NON ha alcuna relazione diretta con la Protezione Civile e con gli enti impegnati nei soccorsi ma si limita a fare da megafono per eventuali segnalazioni utili per i visitatori.

Il contributo di ognuno e le idee di tutti per facilitare una comunicazione tempestiva e dettagliata andrà a vantaggio di chi ha davvero bisogno. Cercando di far emergere eventuali sciacalli o manipolatori della fiducia altrui, diminuiremo il rischio di domande del tipo: “io vorrei aiutare, ma come fidarsi?

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Prestiamoci.it - Il social lending utile a sè, utile agli altri Metafora AD Network promuove prodotti o servizi che utilizza o dei quali è felice, raccontando la propria esperienza, e mettendoci quindi la faccia fa pagare poi all’inserzionista non tanto la referenza, quanto una visibilità qualificata all’interno dei propri siti, che non crei rumore o fastidio ai lettori. Grazie alla referenza poi permette all’inserzionista di entrare nella Memoria della Rete, e quindi di lasciare delle tracce legate a delle persone con facce e nomi ben definiti. A persone che vivono la Rete come luogo, con la propria identità, e le proprie opinioni ed esperienze. Magari opinioni relative al prestito sociale, o social lending:

Per social lending (in italiano prestito sociale) si definisce un prestito da parte di privati ad altri privati su Internet a titolo di prestito personale. Viene anche chiamato prestito peer-to-peer, in analogia ai sistemi di diffusione dati tra utenti diretti. ( dalla definizione di Wikipedia )

Prestiamoci.it infatti un bel giorno contatta Metafora, chiedendo di fare qualcosa insieme per far conoscere questo progetto di social lending in rete.
Le prime reazioni di quelli di Metafora hanno oscillato tra uno scettico “Hey, si parla di soldi, e noi su queste cose dobbiamo metterci la faccia, andiamoci piano!”, ad un più diretto “E questi chi sono? Chi li conosce? E io dovrei garantire per loro senza saperne niente? E cosa vendono poi? Prestiti, figuriamoci… non se ne parla neanche!”.
Le persone, con le loro facce, perché questo è il punto in Metafora: come fidarsi di un sito in cui non vedi una faccia, non capisci dove sono le persone con cui confrontarsi? Insomma, se devo prestare dei soldi, la questione di vedere il viso del mio interlocutore – di chi li riceverà e di chi organizza il servizio – il suo sguardo, e capire se è degno di fiducia, è fondamentale!
Ma qui viene il bello: dietro a Prestiamoci.it ci sono in realtà persone vere, che il confronto non lo hanno sfuggito, ma cercato, finché un gruppo di Metafora si è incontrato con le persone di Prestiamoci per capire davvero il nocciolo della questione: bisogna fidarsi? E’ interessante tanto da meritare un approfondimento?
Proprio questo è l’oggetto dell’endorsement di Metafora in questa fase: il prodotto non c’è ancora, e non potremmo testimoniarne la bontà adottandolo. Ma possiamo testimoniare che dietro al nome Prestiamoci ci sono persone in gamba, serie e disposte al dialogo. Non ci interessa (come non interessa chi segue i nostri siti e blog) il brand Prestiamoci, ci interessano invece le persone che fanno Prestiamoci. E le persone ci sono, vale la pena seguirne gli sforzi e la passione con cui stanno mettendo in piedi il loro progetto di social lending per il mercato italiano.

Di seguito alcune delle questioni emerse nel confronto tra Metafora e Prestiamoci. I presenti erano: Matteo Brunati, Antonio Tombolini, Sergio Maistrello e Marco Ghezzi per Metafora, e dall’altra parte Mariano Carozzi, e Paolo Galvani, due dei soci di Prestiamoci.it.

domanda: “Cosa davvero differenzia Prestiamoci dal resto delle offerte di social lending, in crescita anche in Italia, oltre che nel resto del mondo?”

Gli altri servizi si concentrano molto sull’aspetto della divisione del rischio, e il contesto di utilizzo delle classiche istituzioni finanziarie rimane quello tradizionale. Noi invece vogliamo ricondurre le banche al loro ruolo originario, quello di cassaforte, e spostare il lato del servizio a chi è davvero degno di fiducia: non più un brand, un nome di una banca x, ma le persone. Persone che sono interessate allo scambio di denaro, sono interessate magari a prestare denaro ad altre persone perchè in Prestiamoci la fiducia cade su di un minimo di conoscenza reciproca. Ci si racconta, si vede che se un giovane è appassionato di moto, e cerca un prestito per comprarne una, è più facile averlo da qualcuno che ne condivide la passione e che magari ha a che fare con il mondo delle moto. Magari ci lavora. Questo perchè Prestiamoci è prima un social network di persone, che in un secondo momento poi si prestano anche denaro. Questo nelle banche non accade. Ed in più anche Prestiamoci interviene nel prestito, per mostrare che rischia assieme alle Persone che si fidano del sistema.
In una percentuale che varia dall’1 al 10 percento.

domanda: “Quindi le banche tanto in crisi oggi in che modo fanno parte del sistema?”

Le banche tornano a fare quello che hanno sempre fatto davvero bene: quello di cassaforte del denaro che noi affidiamo loro. Semplice.

domanda: “Ok, quali sono quindi i concetti sui quali si basa il sistema?”

Ci si basa sul concetto di conoscenza e storia, e sul concetto che un prestito è sempre relativo ad un progetto, ad un tema. Sia per il singolo che per l’impresa che ha bisogno di denaro. Ci sono tre motori interni di scoring, che pesano in vari modi le informazioni sulle esperienze passate delle persone che usano il sisitema. Lo scopo è sempre avvicinare persone che abbiano interessi affini, e relative esperienze, in modo da facilitare l’instaurarsi di una relazione di fiducia tra le parti.

domanda: “Come si puo’ fare per capire davvero come funziona? Soprattutto senza rischiare soldi, ovviamente.”

E’ stata inserita nel sito una sezione particolare, detta “Palestra”, un vero e proprio ambiente di simulazione, in cui vestire i panni di investitore o di richiedente, per entrare nel meccanismo, capirne il funzionamento, e vedere “cosa succede se…”, esercizio fondamentale per la valutazione di un prodotto di questo tipo.
Vorremmo che in molti usassero la palestra, non per – come usa in questi casi – accumulare contatti, ma per riceverne invece commenti, quesiti suggerimenti. E sopratutto critiche.

Visto che Metafora odia il markentese e vuole arrivare subito al sodo, la pagina di arrivo del banner non è la classica introduzione trita e ritrita del progetto. Il sito è a disposizione per essere letto, ed è questo il suo scopo in effetti, quindi noi non aggiungiamo nulla a quello che già esiste. Diciamo che per fidarsi davvero, ci vorrebbero nomi e facce ben chiari dietro ad un sito, soprattutto in questi contesti, mentre per quanto riguarda la palestra, il primo luogo dove iniziare ad approfondire il funzionamento reale di Prestiamoci, ci sembra che manchi della possibilità di inserire un commento ed un feedback, o domande dirette sulla questione.

Diamo ovviamente spazio ai commenti sottostanti per inserire tutto quello che vi puo’ passare per la testa riguardo a Prestiamoci ed al suo modello di social lending.

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Paypal e la Startup a caccia di guai

17 febbraio 2009, ore 0:00

E-commerce con PayPal Prima campagna metaforica di questo 2009, su un tema che è sempre un terreno minato, e di questi tempi lo è davvero: il denaro.
Metafora AD Network non vende spazi, non vende banner, ma prova attraverso forme tradizionali e facilmente comprensibili a trovare un contatto con il lato personale delle aziende, e ad instaurare una relazione diretta tra chi è soddisfatto di un servizio, e chi questo servizio lo offre. Arrivando alle Persone e alle Storie che possono raccontare.
Soprattutto se si parla di soldi, il faccia a faccia è fondamentale per costruire la base di fiducia reciproca, ed il poter condividere le esperienze passate con gli alti e bassi fisiologici facilita la creazione di una sana relazione tra le parti in gioco.

In questo caso non si parla del libro mostrato nel banner, ma dell’azienda dietro ai servizi descritti nel volume: Metafora sceglie di farlo attraverso la ripresa di una testimonianza diretta, e assai ben documentata, di Antonio Tombolini, che per quest’occasione veste i panni del cantastorie:

C’era una volta una Startup, che aveva bisogno di un sistema sicuro per consentire ai propri clienti di pagare online.
La Startup non aveva né i soldi né la voglia necessari per mettere in piedi un sistema autarchico di gestione degli incassi. Del resto la pensava così su ogni cosa: se quello che ci serve è già stato inventato – diceva a tutti la Startup, se c’è già qualcuno che fa solo quello, che lo fa bene, che aggiorna continuamente quel servizio, che senso avrebbe farselo da soli?

Fu così che la nostra Startup si presentò, umile umile e cappello in mano, al Grande Servizio di Pagamenti Online conosciuto in tutto il mondo.

La cosa andò bene da subito, per tutti e due: la Startup sembrava aver imbroccato il mercato giusto, le vendite andavano bene, molto bene; e il Grande Servizio di Pagamenti Online poteva esserne soddisfatto, gestendo fin da subito circa ventimila euro di incassi al mese (con relative commissioni…).

Come spesso accade nelle favole, e anche nella realtà, il diavolo ci mise lo zampino: un bel giorno la nostra Startup (aveva in quel momento per l’appunto circa ventimila euro nel suo account) decise di trasferire quei suoi fondi al proprio conto corrente bancario, e cominciò l’incubo: “La nostra banca ci dice che la tua banca non esiste”, diceva il Grande Servizio di Pagamenti Online alla Startup. “Ma siete impazziti! La mia banca ovviamente esiste, e se non la trovate è un vostro problema, io ho bisogno subito dei miei soldi!”.

La cosa andò avanti per un mese, e anche di più. E non lo pensereste mai: fu proprio in questo periodo che la Startup imparò ad apprezzare quel Grande Servizio di Pagamenti Online. E’ vero, non riuscivano a risolvere il problema, ma lo prendevano in mano ogni giorno, venivano coinvolti in tanti, la sede italiana, quella europea, e si sentiva che stavano dandosi da fare, erano tutti dispiaciuti davvero, e tutti cercavano una soluzione.

Quando si agisce così prima o poi la soluzione arriva, come infatti arrivò. Il Grande Servizio di Pagamenti Online scoprì che la banca che utilizzava per gestire i trasferimenti (una Grandissima Banca, naturalmente) aveva (sembra incredibile, ma è così!) il database delle banche esistenti non aggiornato, sbagliato, e per questo, secondo la Grandissima Banca, la Piccolissima Banca della Startup non esisteva.

Fecero festa insieme, la Startup e il Grande Servizio di Pagamenti Online, e non si lasciarono mai più. La Startup spera ora di cominciare a vendere in tutta Europa, e di cambiare la sua piattaforma di ecommerce, e lo fa senza preoccuparsi degli incassi, perché lascerà che se ne occupi ancora il Grande Servizio di Pagamenti Online. Per parte sua il Grande Servizio di Pagamenti Online ha voluto incontrare personalmente la Startup, per vedere se può dargli una mano anche a vendere ancora di più. E nel frattempo ha risolto un grande problema: il Grande Servizio di Pagamenti Online consente ai clienti di pagare con carta di credito, anche senza registrarsi al servizio, se non vogliono farlo.

E continuarono a comprare, vendere, pagare e incassare felici e contenti.

PERSONAGGI (in ordine di apparizione)

Antonio Tombolini

Una richiesta finale alle persone dietro l’azienda Paypal: visto che questo servizio è usatissimo da tutto il nostro Network e che Antonio ha messo la sua faccia in questo racconto, Metafora vorrebbe vedere le facce che a loro volta hanno interagito con Antonio.
Vorrebbe avere qualche dettaglio e qualche racconto dalle persone che hanno parlato, hanno ascoltato e hanno cercato di risolvere i suoi problemi: non deve essere stato facile, visto che quando ci sono di mezzo i soldi, la pazienza è sempre poca.

Metafora è ben lieta di ospitare le loro storie, e i loro aneddoti, per contribuire a far emergere le Persone dietro alle Aziende: fondamentale un viso per potersi fidare davvero in uno scambio commerciale, ancor più se ha a che fare con le banche.

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Campagna Actionaid Village per l’Etiopia

4 dicembre 2008, ore 0:00

Aiuta anche tu a portare l'acqua in etiopia - Actionaid VillageRipartiamo con le campagne etiche sul Network di Metafora, una delle nostre caratteristiche fondanti, con il nuovo formato verticale del banner: oggi diamo visibilità ad un progetto che cerca una soluzione per l’emergenza idrica in Etiopia.

EMERGENZA IDRICA IN ETIOPIA

In Etiopia la siccità è un’emergenza con la quale convive la gran parte della popolazione. Una delle zone più colpite è Siltie, area tra le meno sviluppate dell’Etiopia, dove solo il 13% di 157.000 abitanti dell’area ha accesso ad acqua potabile mentre il resto della popolazione utilizza l’acqua inquinata dei fiumi che provoca molte malattie diffuse (diarrea, enterite, ecc…), soprattutto fra i bambini. Per raggiungere fonti di acqua pulita, donne e bambine percorrono ogni giorno lunghe distanze. Per questo motivo spesso le bambine non riescono a frequentare la scuola.

Questa l’introduzione del problema dal comunicato stampa ufficiale, e questa la pagina di Wikipedia dedicata all’ Etiopia, giusto per avere un’idea di massima del contesto in cui ci si trova.
L’associazione Actionaid vuole ottenere un risvolto pratico per almeno ridurre questa problematica:

Il progetto Actionaid Village ha come obiettivo primario la costruzione di una rete idrica che colleghi le 4 comunità nell’area di Siltie fornendo alla popolazione dei punti di distribuzione d’acqua più vicini alle abitazioni e alle infrastrutture sanitarie. In tal modo più di 21.000 persone potranno affrontare con minore disagio il problema della siccità e della carestia. Più di 77.000 persone beneficeranno di un nuovo centro sanitario realizzato in prossimità di un punto d’acqua potabile. ActionAid svilupperà il progetto insieme alle autorità locali, in particolar modo con il Woreda Water Development Offices (WWDO) che aiuterà a garantire la sostenibilità del progetto stesso.

E’ interessante l’importanza data al Passaparola nel comunicato ufficiale, elemento notevole anche per Metafora AD Network:

Per diffondere e far aderire quante più persone possibili al progetto, Actionaid ha realizzato il sito www.actionaidvillage.it, attraverso il quale è possibile informarsi sugli obiettivi dell’iniziativa e fare donazioni online. Ma non solo. Il sito segue l’evoluzione del progetto, documentandone i progressi “in diretta”, grazie ad una banda che si sposta ogni volta che viene effettuata una donazione. Il sito mette anche a disposizione vari strumenti di passaparola, affinché ciascuno sensibilizzi i propri amici, colleghi, parenti sul problema dell’emergenza idrica in Etiopia. Gli strumenti del passaparola sono tre:

  1. aggiungere alla propria firma nelle e-mail anche il link al progetto Actionaid Village,
  2. invitare un amico a fare una donazione attraverso un messaggio standard
  3. inserire sul proprio sito/blog uno dei tre banner messi a disposizione degli utenti.

Per capire chi è quest’associazione, e perchè fidarsi di Actionaid, ecco come si presenta ufficialmente:

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale. Presente in Italia dal 1989, è una Onlus riconosciuta come Ente Morale e come Organizzazione Non Governativa dal Ministero degli Affari Esteri. E’ impegnata in Asia, Africa e America Latina, dove lavora insieme alle comunità più povere per garantire migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali.

Qui di seguito come viene raccontata la storia e l’identità dell’associazione da Wikipedia, in inglese:
-> Actionaid su Wikipedia

Se si vuole seguire il mondo della Rete che ne parla, alcuni link utili:

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Apogeo e IFAF: Master in Digital Marketing

23 ottobre 2008, ore 0:00

IFAF Apogeo - School of Technology - Master in Digital Marketing È ancora in corso la campagna della promozione Apogeo sul proprio parco di titoli, ed ecco che arriva una proposta formativa a 360 gradi di notevole spessore: un master in Digital Marketing & Communication promosso dalla nuova realtà di IFAF Apogeo – School of Technology, con relativo Open Day di presentazione.

Per gestire tale referenza, partiamo dal riproporre l’intervista a Mafe De Baggis, la coordinatrice del progetto, fatta da Marco Traferri e già pubblicata su Apogeonline, usando la stessa modalità adottata nella campagna di Velux Atika. Questa la premessa da dove iniziare:

Le aziende dinanzi a Internet: una sfida complessa e in continuo divenire che richiede competenze ed esperienze sempre più ampie. Un numero crescente di aziende percepisce la necessità di entrare in Rete ma si scontra spesso con la scarsa esperienza di vita digitale dei suoi operatori.
Perché la Rete la conosci solo se la vivi.
Parole di Mafe De Baggis, blogger molto nota, esperta di comunicazione e marketing online. È in quest’ottica, nell’ottica di accompagnare le aziende e i loro operatori nel cammino verso la Rete, che nascono a Milano IFAF Apogeo School of Technology e il primo Master in Digital Marketing & Communication.

Quindici sabati, a partire dal 22 novembre, nel corso dei quali, i partecipanti, avranno l’opportunità di imparare a vivere in Rete accompagnati da docenti di alto livello, coordinati appunto da Mafe De Baggis.

Prima di entrare nel dettaglio, vediamo la faccia del nostro caro inserzionista: ci sarà un

Open Day di presentazione del Master giovedì 6 novembre alle ore 17.30 alla sede di Ifaf, in largo Schuster (di fianco al Duomo)

dove si potranno conoscere i docenti e capire in fondo il valore di questo progetto formativo, in forma gratuita e con relativo rinfresco di chiusura.

Approfondiamo l’iniziativa, proprio grazie alle parole di Mafe De Baggis:

Perché un master in Digital Marketing & Communication?

In questi anni in cui la richiesta di consulenza di marketing digitale è aumentata molto, mi sono resa conto che la competenza del cliente rappresenta il fattore fondamentale di qualunque progetto di marketing e comunicazione online. Una vecchia battuta dice: se una campagna va bene è merito del cliente, se va male è merito del cliente. A fare la differenza è sempre l’azienda. In Rete questo è vero ancor di più. Internet è un mezzo molto diverso dagli altri, e il fatto di avere un interlocutore che comprenda le cose di cui parli, perché magari le ha vissute in prima persona, è di fondamentale importanza. C’è un’offerta di formazione in questo settore che però di solito si limita a workshop di un paio di giorni, utilissimi di certo, ma che magari non riescono a fornire l’approfondimento necessario a introdurre le persone in Internet. Questo è un po’ il cuore dell’idea di un master di 15 giorni, una volta la settimana, di sabato, che permetta ai partecipanti di arrivare pian piano a comprendere nel profondo cos’è la Rete, come utilizzarla, perché entrarvi e come lavorarvi. Insomma: come cambia l’azienda quando si entra in Rete.

A chi si rivolge il master?

Principalmente a chi lavora già in azienda, forse proprio in un reparto marketing e comunicazione, e a cui magari hanno da poco affibbiato la responsabilità di gestire Internet, cosa, questa, che vedo succedere sempre più spesso. Capita sempre più di frequente, infatti, che a un certo punto a qualcuno venga chiesto di occuparsi del sito, di aprire un blog eccetera. Di solito però queste persone non hanno un’esperienza personale della Rete e sono spesso in difficoltà, perché la Rete richiede un’esperienza diretta e molto particolare, e quindi queste persone hanno spesso la necessità di essere accompagnate. È un master comunque rivolto anche a neolaureati o a chi attualmente non lavora, perché permette di conseguire un’esperienza formativa molto apprezzata in un momento come questo.

I docenti sono di alto livello, noti nel mondo della comunicazione e nella blogosfera. Con quali criteri li avete selezionati? Chi sono?

Il criterio con cui li abbiamo selezionati rispecchia quanto abbiamo detto sinora. Si tratta di persone che, oltre a essere particolarmente qualificate nel loro lavoro, vivono la Rete tutti i giorni. Se non hai un account su Flickr, se non hai mai litigato con qualcuno nei newsgroup, se non hai un blog, non puoi insegnare ad altri come utilizzare questi strumenti ai fini del marketing. Avremo con noi, tra gli altri, Antonio Sofi, Sergio Maistrello, Marco Massarotto, persone che alla loro esperienza professionale associano un’esperienza diretta in Rete e che, lo confermano loro stessi, grazie alla Rete hanno arricchito molto la loro professionalità e la loro vita. Questo vale anche per i docenti più tecnici, per così dire. Penso per esempio ad Elvira Berlingieri, che lavora in qualità di consulente legale e che associa, anche lei, alla sua professionalità, una vita di rete molto intensa. Una professionista, una docente, impegnata in un ambito molto sentito, quello degli aspetti legali, ma che comunque mette il cuore e la passione di chi conosce molto bene, dall’interno, gli ambienti della Rete.

A supporto del master, Ifaf e Apogeo hanno programmato una serie di iniziative

Sì, la prima, la più importante, si terrà a milano il 6 novembre: l’Open Day, la presentazione del corso, un momento di incontro con me, lo staff della scuola e con una parte dei docenti, in cui illustreremo in maniera più approfondita i dettagli del corso. Sto anche lavorando alla realizzazione di un blog dove raccoglierò tutta la documentazione inerente a questi argomenti e dove, spero, insieme ai docenti, produrremo materiale didattico che sarà disponibile per tutti. La condivisione è, in Rete, il segreto per raggiungere i propri obbiettivi. Non ha alcun senso tenere per sé i segreti del mestiere.

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Campagna La salute fa GOAL

7 ottobre 2008, ore 1:00

La salute fa GOAL, promossa dalla Cestas Riprendiamo ben volentieri a dedicare uno slot tra le campagne disponibili di Metafora AD Network a quelle realtà senza fini di lucro che ci contattano e che il Network ritiene di appoggiare, valutando degno di attenzione quello che si sta divulgando.
Questo perchè Metafora esiste anche per dare voce a chi non ha mai abbastanza voce, proprio come viene spiegato nelle nostre regole del gioco.

Cestas, l’organizzazione non Governativa di Bologna che si occupa di cooperazione internazionale sanitaria, ci ha contattato nell’ambito di uno dei loro progetti, “La salute globale: lotta alle malattie endemiche nei paesi dell’Africa Subsahariana, dell’Asia e in America Latina” sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri. ”
Con questo cappello di contorno, hanno avviato una campagna che si chiama “La salute fa GOAL!”, in collaborazione con ActionAid, AIDOS, AMREF e altri partner, che si puo’ approfondire con dovizia di particolari nel sito apposito www.lasalutefagoal.it.

Questa campagna, attraverso la metafora del calcio, promuove la salute come diritto umano fondamentale e come presupposto essenziale per lo sviluppo. I goal da “segnare” sono quelli previsti dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development GOALs) che riguardano la salute globale.

Essi sono:

  • fermare entro il 2015 e progressivamente ridurre il contagio dell’HIV/AIDS
  • fermare entro il 2015 e progressivamente ridurre la diffusione della malaria
  • fermare entro il 2015 e progressivamente ridurre la tubercolosi e le malattie contagiose.

La campagna, senza alcun scopo di lucro, si propone proprio di diffondere la conoscenza di questi Obiettivi del Millennio e si impegna a denunciare quei governi che non si impegnano a rispettarli, pur avendoli sottoscritti. Nel sito, i visitatori, attraverso un gioco interattivo e una newsletter, possono approfondire la conoscenza delle tre pandemie, la loro diffusione, le cure e le storie delle persone che vivono quotidianamente con la malattia, sfatando anche alcuni pregiudizi radicati nella nostra cultura.”

Questa la spiegazione dell’iniziativa a nome di una delle referenti del progetto, Manuela Nuccilli.

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Apogeo: sconto del 25% su tutti i libri

29 settembre 2008, ore 0:00

Sconto del 25 per cento su tutti i libri Apogeo fino a

La parabola disegnata dalla casa editrice Apogeo (vale la pena dare un’occhiata alla sua storia) ha un che di armonico e affascinante.

Nasce come editore fai da te, focus tematico sull’informatica, alta qualità dei contenuti, scelte spartane su grafica e materiali per contenere i costi. È la fase eroica di Apogeo, che getta le fondamenta di un cammino di crescita che data dal 1989.

Così iniziava un anno fa una delle campagne ricorrenti sul Network Metafora: quella per segnalare le promozioni che la casa editrice Apogeo rilancia nel tempo, per favorire i propri lettori ad avvicinarsi al mondo che cura da quando è nata. L’altra volta la referenza della campagna era stata scritta da Antonio Tombolini, stavolta vorrei continuare io quel dialogo così ben iniziato anche molto prima, nel marzo 2007.

Da persona che si è formata anche sui testi Apogeo, ho sempre apprezzato la qualità e la selezione dei temi, importanti e mai scontati, ed adatti a tutti i tipi di palato presenti nel mondo informatico, mondo di cui faccio parte.
Ma soprattutto ho avuto la sensazione che nell’azienda Apogeo ci siano sempre state Persone che hanno cercato di avere un rapporto diretto con i propri lettori.
Cioè noi.

Apogeo ha la voglia di percepire il mondo variegato che ci circonda ed ha la volontà di avvicinarsi a quella liquidità che ci sta coinvolgendo sempre più tutti quanti: l’essere naturalmente interdisciplinari.
In parole più semplici, l’essere Persone spinte dalla Curiosità, quella con la C maiuscola, e non dalle divisioni tematiche con cui possiamo imbrigliare la mente.

Apogeo come gruppo di persone che creano libri, che ascoltano e seguono questa nostra natura, e si adeguano di conseguenza. Anche aprendo tutto il proprio parco di volumi ad una promozione notevole, disponibile fino al 2 novembre.

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