Metafora.it chiude: forse una Metafora 2.0

Metafora.it chiude: forse una Metafora 2.0

29 gennaio 2011, ore 13:37

Da tempo non scrivo su queste pagine, ed ho fatto passare troppo tempo di inattività per evitare di chiarire un po’ il quadro.

Metafora ha da tempo chiuso i battenti: l’inattività esteriore rappresenta la chiusura di un esperimento che ha dato molto a livello di stimolazioni e molto poco a livello di risultati empirici.
Il percorso che avevo iniziato ad ipotizzare in un redesign del concetto stesso di Metafora non sono riuscito ancora a portarlo a termine, e comunque sta conducendo a modalità assai diverse rispetto a quelle originali, che necessitano di fondi e di uno stacco dal passato. Netto e deciso.

Evoluzione si potrebbe definire, in un certo senso.
Il fatto che avessi provato a gestire tale evoluzione parallelamente ad un lavoro tradizionale non ha facilitato, creando ritardi e disguidi a vario livello, ma ha stimolato comunque la produzione e la segnalazione di materiale interessante, a cavallo di diverse discipline. Questo forse il mio limite più grande: quello di non saper comunicare al meglio un valore anche di business all’incrocio di diverse discipline.
Un lavoro sicuramente questo non completato e non facile in generale.

Ho deciso di testare alcune idee su tali confini, che se saranno accolte con favore dalla Rete, vedranno la luce in quella che posso definire Metafora 2.0. Ma che comunque oggi non ha ancora un nome ben chiaro.

Un saluto temporaneo, confido, quindi, nel percorso oggi chiuso “Da Metafora AD Network a Metafora“.
Lascio comunque la presentazione abbozzata per addetti ai lavori del percorso fatto, in vista di tempi migliori per mostrare un valore empirico assai più diretto, senza più bisogno solo di presentazioni e tante parole.

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Nel caos italico di questi tempi ( sia dal lato investimenti, sia dal lato legislativo, che dal lato sviluppo ) non è facile portare avanti certi progetti e certe dinamiche della cultura digitale nel mondo tradizionale: noi di Metafora crediamo che, con un passo alla volta, si possa dare un contributo alla discussione ed alla promozione di una cultura post-moderna che vada oltre, e che possa trarre vantaggio da quello che è oggi il Web come fattore che aiuti la società a crescere. Che usi il Web come luogo da presidiare e dove costruire valore nel tempo, in una forma sana, creando nuovi equilibri che vadano a modificare lo status quo del contesto generale, migliorandolo. Il Web ed il mondo online quindi, non più visti come mondi separati, ma come un unico mondo, che contribuisca sempre più a migliorare il mondo offline, rendendolo un tutt’uno. Qualcuno chiama queste forme di discussione e di crescita anche eresie, e forse non ha tutti i torti.

Riprendendo il percorso di rifondazione che stiamo condividendo online a partire dall’aspetto di riposizionamento e degli attori in gioco, passiamo ora a vedere ed a focalizzare meglio il contesto attorno a questo riposizionamento.
In pratica uno sguardo più ampio al Mercato e a quello che accade in Rete.

Ci sono almeno due cose che emergono:

  • Non è solo un problema di strumenti, ma prima ancora di consapevolezza del contesto: oltre al banner cosa c’è, una domanda che si sente da tempo, no? Sembra che per vedere oltre si stia ancora a guardare il dito piuttosto che l’orizzonte, forse. Non è tanto lo strumento in sè il problema, quanto il processo comunicativo ed aziendale assai più ampio, come era emerso un anno fa durante l’ADVCamp a Riva del Garda, dove si diceva che è la comunicazione che va pensata nel suo senso totale e non dividendo la dimensione dell’online da quella offline. Questo implica una visione del Web sia come media che come strumento. Implica contaminazione e sinergia quindi di discipline. Implica un disegno strategico che fino a qualche tempo fa non era nemmeno maturo per essere pensato.
  • C’è anche un problema di come rendicontare questo contesto. Cosa conta davvero? E’ importante fare numeri, o forse conta anche qualcos’altro? Se si torna solo a vedere i numeri, si torna inevitabilmente a pensare in termini di mass media e la cosa non va bene. E allora cosa si fa? Qual’è uno dei valori possibili da usare come potenziale metrica? Cosa si rischia se si trasforma il Web nell’ennesimo media di massa? Come si calcola tutto questo? C’è un ROI? Siamo masse o individui? Qualcuno se lo sta chiedendo, e non ci sono risposte tanto scontate. Numeri e trovabilità in confronto diretto insomma. Che possono produrre pero’, al di là delle metriche, un effetto nuovo. Qualcuno lo chiama trasparenza. Una base nuova per rifondare quel senso di fiducia che abbiamo perso, forse. Una nuova metrica, che va compresa ed abilitata, magari.

Cosa puo’ nascere da questa contaminazione

Parliamo quindi di contesto liquido, a cui non è semplice dare un nome: ma un nome serve darlo, e qualcuno nel mondo della Rete ne ha dato uno in effetti, che calza a pennello: Data Web Marketing.
Questa è la presentazione portata a SMAU 2009 per provocare sul tema ( grazie ad IWA Italy ):

Matteo Brunati durante il talk Data Web Marketing - Concessione di Mentis srl

Trasparenza, poteri e nuovi flussi e fiducia: elementi che, al di là dei tecnicismi presenti, sono assolutamente in vicinanza con il futuro dei media di cui ha parlato David Weinberger ( coautore del Cluetrain Manifesto ) sia alla Venice Sessions di metà ottobre, che allo IAB Forum 2009 della scorsa settimana, proprio dal titolo “Trasparency and Trust”:

Si parla anche di metadata, che sono il mezzo attraverso cui si migliora la trovabilità e la trasparenza, in effetti: ( nota tecnica: sono l’effetto dell’adozione delle tecnologie legate al Semantic Web ) ne parla in merito anche Luca De Biase:

Il contenuto non è il media. Internet non è un medium. O meglio è “anche” un medium, è come un medium, ma è un posto; è un mondo, è parte del mondo, non è separato dalla nostra vita.. il web è il mondo..

Il web è il mondo, ed è fatto di hyperlink; è content, è il medium che ti porta da un contenuto all’altro, qualcosa di nuovo. Il web è un mondo di idee e di raccomandazioni di idee proposte dalle persone; è un mondo di differenze

La tecnica dell’autorità tradizionale è costruita sulla tecnologia dei libri, ma il libro è un medium non connesso… I link cambiano la struttura dalla quale emerge l’autorità. Come impariamo a trovare quello che cerchiamo e a ritenere autorevole quello che troviamo?

La quantità di informazione è enormemente cresciuta; la gestiamo con altra informazione (sull’informazione): metadata. E con la search ogni pezzetto di contenuto diventa anche un modo per trovare qualcosa: metadata e data diventano la stessa cosa. Tutto questo è troppa informazione? abbiamo trovato il modo di trovare i contenuti con l’aiuto delle altre persone. Ma non basterà. Abbandoniamo la gerarchia dell’autorità che offre la risposta perfetta: basta una risposta abbastanza buona.

Sul web una risposta abbastanza buona è spesso abbastanza buona.. non distrugge la credibilità (come avverrebbe sui vecchi media).

Sul web la trasparenza sta rispondendo alla stessa esigenza che era soddisfatta dall’idea di obiettività nei vecchi media.

Un anno fa Metafora connotava con i termini memoria, esperienza e storia passata, questo concetto assai più ampio di trasparenza, forse comunicando troppo da vicino un’idea senza contestualizzarla per bene.
Relazione oltre al banner

L’evoluzione stessa delle tecnologie alla base del Web porta agli effetti di cui parla Weinberger. E la somma è assai maggiore della mera somma delle parti. Sia nel valore del concetto di link che nel valore del concetto della trasparenza. Due elementi che vengono sempre più abilitati dal Web medesimo, e che vanno di pari passo, assieme all’idea dei costi di transazione legati ad essi. Quanto costa fare un link? E quanto costava farne uno nel mondo offline? La chiave forse risiede nei metadati, ma come si possono fare?

Il Social Semantic Banner con RDFa mostrato in rosso

Ma se potrebbero esserci gli strumenti e le tecnologie per rendere la trasparenza una nuova metrica, se ormai da ogni parte si sente che i mercati sono conversazioni, ( metterlo poi in pratica è un altro discorso ), è utile ricordare una cosa, sempre da Weinberger ( via Mauro Lupi mentre racconta le giornate allo IAB Forum 2009 ):

Nel suo intervento, David ha semplicemente fotografato con lucida sintesi tanti dei discorsi che ci ritroviamo a fare su come le aziende debbano adattare struttura e marketing nell’era del Web 2.0. Ebbene, nelle due tavole qui sotto, riprendendo il classico “Market are Conversations” da Cluetrain Manifesto di cui fu coautore insieme a Doc Searls (nella foto), evidenzia non solo che “Not [all] Concersations are Markets” ma soprattutto che “Markets are also networks”. Evidenziando ciò, ha poi sottolineato come le aziende (rappresentate nel secondo grafico con il building in alto a sinistra), sono disallineate con i mercati sia per quanto riguarda la loro struttura (che tipicamente è piramidale e gerarchica), sia per ciò che concerne i propri interessi (che invece dovrebbero combaciare col network per potervi partecipare adeguatamente).

Per enfatizzare questa evoluzione e questo scontro, che certe eresie di nuovo fanno emergere nel campo del giornalismo, cito un intervento fatto da Gaspar al VeneziaCamp assieme a Marco Massarotto, che va a chiudere il cerchio del “Non [tutte] le conversazioni sono anche Mercati“: “Aziende sì, Aziende, no, Aziende gnamme”:

Implicazioni: questo contesto crea una ricollocazione degli attori classici, delle agenzie di comunicazione e dell’idea stessa di advertising?

Trasparenza ed un nuovo modo di misurare l’autorevolezza cosa cambiano in un mondo come quello della pubblicità, tanto abituato a pratiche al limite della sopportazione umana, dove si pensa sia tutto lecito? Forse una risposta iniziale viene da qualche attore tradizionale di quello stesso mondo.
Occorre invertire il punto di vista. Come sui flussi dei dati nella presentazione sul Data Web Marketing, anche sullo scambio di poteri e sull’idea stessa di pubblicità, Invertire diventa la parola chiave. Poche certezze in merito, e molte domande aperte, ma questo è il primo passo da fare per dare loro una risposta.

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Si va oltre l’architettura che consente alle aziende di gestire la relazione con i clienti. Si passa al Vrm. Vendor relationship management. Sono i clienti che gestiscono le aziende.

Sono parole tratte da un post di Luca De Biase, che poi viene ripreso qualche giorno dopo, con questa sintesi:

VRM, potere ai consumatori

Mi pare giusto partire da questa citazione, per parlare del nuovo percorso di crescita di Metafora, evidenziato anche dal link posto in alto in tutte le pagine del sito. Metafora ha iniziato infatti un passaggio importante, sintetizzabile in questo motto: “da Metafora AD Network a Metafora“. Questo primo post rientra nella volontà di condividere ed enfatizzare alcuni passaggi chiave di questo percorso, che terminerà con la pubblicazione del nuovo sito di Metafora, in versione beta. E’ un post lungo, ma importante nel passaggio che vuole evidenziare.

La domanda che ci siamo posti, è stata quindi: da dove partire a rifondare Metafora? Forse da questa lamentela, alla quale non abbiamo mai trovato davvero una risposta:

la metafora è ancora poco chiara. Da [m]m scrivevo: “Probabilmente (Metafora) non ha ancora trovato la fisionomia giusta, perché l’impegno e la filosofia che ci sta dietro non emergono nella “punta dell’iceberg” che è il banner.”

Consapevoli di diversi punti di vista simili, e delle difficoltà incontrate nel tempo a spiegare Metafora anche alle aziende con cui siamo entrati in contatto, ci siamo resi conto che occorre partire dal chiarire maggiormente le parti in gioco, una volta per tutte.

In effetti e’ una questione di potere, e del passaggio da un mercato di massa ad una massa di mercati. E’ da qui che si capisce il valore della massima di De Biase potere ai consumatori. E nel medesimo istante è anche una questione di struttura e di crisi dei modelli interni delle aziende, che cercano di evitare in tutti i modi la presa di coscienza di questa nuova situazione. Cito Gianluca Diegoli ed i commenti alla sua sintesi pubblicata due giorni fa su Apogeonline, dal titolo eloquente “Il sistema, la pubblicità in crisi e i social media” :

Si è rotto un equilibrio, e quello nuovo tarda ad arrivare. Nel frattempo, però, sta cambiando l’intero paradigma dei rapporti tra chi produce e chi consuma.
[...]
I social media continueranno a essere ignorati dal sistema, ma i social media non ignoreranno il sistema. I consumatori avanzati (pochi, all’inizio, soprattutto per la mentalità a sei/nove zeri delle multinazionali) si organizzeranno in sordina e indisturbati, in modo indipendente per valutare i prodotti di massa, ma sulla base della loro sensibilità e delle loro comunità di nicchia (per esempio, compatibilità ambientale, filiera di produzione, sostenibilità, composizione degli ingredienti, tutte tematiche su cui molte multinazionali non hanno nessun interesse a far emergere l’opinione sincera dei social media. E qualcuna addirittura non ha ancora capito che a nessuno interessa (e crede) più che X lavi più bianco o che Y sia più concentrato o Z con più pezzi di frutta).

Metafora è proprio un gruppo di consumatori avanzati, legati da un’affinità e da un’etica comuni, che fino ad oggi si è presentata come un AD Network, cioè come un Advertising Network. E’ normale che l’approccio dell’azienda che si relaziona con noi sia quello di contrattare il prezzo, e di capire il ROI ed i numeri della pura visibilità che questo Network porterà. Ci si aspetta di applicare quegli stessi modelli presi dagli altri media, con il vantaggio di pensare di poter contare assai meglio i rendimenti. E Gianluca ha messo giustamente in guardia verso i pericoli di vedere i social media come un modo meno dispendioso di arrivare alla massa.
Infatti, parlando della nostra esperienza, quando emergono i valori della comunità della nicchia metaforica nel primo contatto con l’azienda, succede il caos. E’ una cosa a cui non si è preparati, perchè le regole del gioco sono cambiate. Non ci si aspetta certo di sentirsi dire “questo spazio te lo devi meritare” o di dover perdere tempo nella stesura dell’endorsement e della referenza, e soprattutto non ci si aspetta di non avere il controllo finale del testo che verrà pubblicato. Non tanto per una questione di strumenti. Siano banner, widget, o semplici post di un blog sarebbe uguale, tutto sommato. Quanto di potere tra le parti, e di chi detta le regole. C’è una discrepanza, che non è tecnologica.

E allora nel post di Gianluca emerge un commento, dopo la chiusura dell’articolo, che riporto integralmente data la sua rilevanza:

Gianluca: Quello che è certo è che il social media marketing/advertising/PR non sarà una stampella per il vecchio sistema pubblicitario-massmarket. Tutto il resto rimane molto confuso e non prevedibile.

Sara Magliola : Credo che Gianluca faccia ben intravedere un problema enorme, sulla bocca di tutti ma difficilmente attualizzato: l’ascolto. “I consumatori avanzati (…) si organizzeranno in sordina e indisturbati, in modo indipendente per valutare i prodotti di massa, ma sulla base della loro sensibilità e delle loro comunità di nicchia (per esempio, compatibilità ambientale, filiera di produzione, sostenibilità, composizione degli ingredienti, tutte tematiche su cui molte multinazionali non hanno nessun interesse a far emergere l’opinione sincera dei social media.”
Forse bisognerebbe ricordarsi che nel marketing l’advertising è solo una delle variabili, ne esisterebbe un’altra che si chiama prodotto e se invece di fare ricerche sul colore che i consumatori, ad esempio, vorrebbero sulla scatola di grissini, si ascoltassero i consumatori per capire cosa davvero vogliono, arriveremmo forse a grissini prodotti con filiera corta, grano bio e pakaging ecologico che probabilmente riuscirebbero anche ad alimentare una conversazione sui Social Media. Il problema non è solo di complessità, ma di organizzazione interna: se anche si ha un sistema di monitoraggio eccezionale che fa emergere chiaramente una opportunità, significa scardinare equilibri di potere, dinamiche interne, ecc per cui di fatto le innivazioni sono difficilissime.
Credo che il cortocircuito non stia perciò solo nell’advertising che diventa più complesso, ma nella incapacità di cambiemento all’interno delle corporate e, a volte purtroppo, anche dei consulenti di comunicazione. Insomma, forse in crisi non è solo il sistema pubblicità ma il sistema organizzativo delle aziende.

Ecco che riappare ancora la questione del potere: questa incapacità ha ragione d’essere, e forse nasce dalla mancanza di consapevolezza di un dialogo diverso, di un modello leggermente diverso di rapporto commerciale, a cui siamo abituati. La risposta potrebbe essere contenuta in un post fondamentale di Doc Searl, uno degli ideatori del Cluetrain Manifesto, ed oggi promotore del VRM: per ora non è importante sapere cosa sia il VRM, ma è importante considerare una cosa: il Cluetrain Manifesto è uscito nel 1999, e solo negli ultimi due anni sta diventando un fenomeno di massa, in un certo senso.

Dalle conversazioni alle relazioni

Questo post di Doc Searl cerca di dare un significato al VRM all’interno dei processi di dialogo tra le parti nell’economia tradizionale, evidenziando la nascita di una parte del tutto nuova, quella che identifica con il numero quattro.
-> VRM and the Four Party System

I think we can get some clarity about VRM — and growth of customer power in the marketplace — by re-positioning what we’ve been calling “parties.”

Among numbered parties the best-known one today is the third party. Wikipedia currently defines a third party this way (at least for the computer industry):

  • Third-party developer, hardware or software developer not directly tied to the primary product that a consumer is using
  • Third-party software component, reusable software component developed to be either freely distributed or sold by an entity other than the original vendor of the development platform

In general, a third party works on the vendor’s side of the marketplace. However, the vendor is not generally called the “first party” (except in the game business, as Wikipedia says here). In fact, the most common use of the term “first party” in business is with insurance, where the term refers to the insured. (The insurer is the second party.)

So I see this as an opportunity. Let’s give numbers to parties involved in customer relationships, starting with the customer. In the process we can unpack some distinctions between categories of work within the VRM development community.

  • The first party is the customer
  • The second party is the vendor
  • The third party is vendor-driven, and on the vendor’s side
  • The fourth party is customer-driven, and on the customer’s side

Together, they look like this:
Parties in a transaction

There are lots of ways one can look at this.
For example, on the left half is VRM, on the right half is CRM.

VRM is about enabling the first party. It is also about building fourth-party user-driven (and within that, customer-driven) services, which make use of first-party enablement.

Quindi, se la persona che di solito si chiama consumatore è la prima parte, e la seconda parte è l’azienda con cui ci si relaziona normalmente, le terze parti sono quegli intermediari che tanto conosciamo e che, per conto delle seconde parti ( le aziende ), si relazionano poi con noi. Per gli ovvi costi organizzativi e di strumenti tutto questo è sempre rimasto in mano alle aziende. L’individuo rimane un numero, inevitabilmente. Solo l’azienda puo’ mantenere quei costi di esercizio per gestire le filiere di supporto al business. Ed avere più voce in capitolo, e maggior peso, nella relazione commerciale.

Ma questo assunto, per quanto sia stato vero, è cambiato.

E’ cambiato perchè con la Rete e la sua diffusione sociale, è stato abilitato un nuovo canale, a basso costo sotto tutti i punti di vista, e sempre più diffuso, che pone l’individuo ieri consumatore, oggi persona, con un potere mai visto prima in mano, che deve imparare ad usare, e che deve essere gestito da strumenti nuovi, fatti su misura. Sia per il singolo, che per quelle realtà che nascono per gestire gruppi di individui, sul lato dell’individuo, e non più dell’azienda.
Il consumatore ha accesso a servizi ed a mezzi a costi irrisori che mettono in crisi il modello di relazione tradizionale, che vede al massimo tre parti che interagiscono tra loro.

Quando cambiamo il modo con cui comunichiamo, cambiamo la società”. Semplice assunto per descrivere la portata dei cambiamenti in atto nelle relazioni tra gli individui. Questo è ciò che approfondisce il libro di Shirky, descrivendo gli aspetti sociali dei nuovi modi di “fare gruppo” e la potenza dei nuovi modelli aggregativi; non a caso il sottotitolo è “Il potere di organizzare senza organizzazione

Citando una recensione dal blog di Mauro Lupi, che esprime con parole ulteriori quello che anche De Biase dice, potere ai consumatori. Inoltre viene posta l’attenzione alla medesima posizione temporale espressa poco sopra, sul tasso di diffusione di certe idee e di certi messaggi:

D’altronde, per vedere compiute alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto abbiamo atteso quasi dieci anni e, che ci piaccia o no, penso sia lecito aspettarsi un periodo simile anche per l’effettivo sviluppo del VRM.

Forse a piccoli passi, ci si puo’ arrivare anche prima, almeno negli atteggiamenti. E nella reinterpretazione degli strumenti. Perfino Doc Searl parla di riposizionamento delle parti, concetto sul quale abbiamo riflettuto parecchio nel capire perchè Metafora fosse così complessa da posizionare. Cosa vogliamo fare davvero?
Pretendiamo di essere ascoltati, e di poter parlare con le aziende come intermediario del quarto tipo.
E di fare e pensare servizi in quest’ottica, partendo proprio dall’atteggiamento di intermediario che parla per una tribù di persone che vuole essere ascoltata: ecco come andare oltre al banner. Partendo dal riconoscimento della nuova dialettica, che legittima qualunque attore che fornisca strumenti agli individui, e ai gruppi di individui come Metafora. E’ un intero nuovo settore che nasce, e vecchi strumenti che possono essere compresi nel loro reale valore grazie a questa maggiore consapevolezza.

Fourth parties will provide many services for first parties. In fact, VRM should grow large new fourth party businesses, and give new work to large old businesses in the same categories. (Banks, brokers and insurance companies come to mind.) Native enablements, however, need to live with first parties alone, even if fourth parties provide hosting services for those enablements.

Fourth parties also need to be substitutable. They need service portability, just as the customer needs data portability between fourth (and other) party services. That way whatever they can provide can be swapped out by the user, if need be

Il vero valore di Metafora, infatti, è il carattere di voler essere quell’ agenzia del quarto tipo: un intermediario che difende i diritti dei singoli aderenti, i quali hanno il controllo su quello che vogliono dire e vogliono fare, e a chi vogliono dare spazio, sia nei confronti delle aziende, che nei confronti delle classiche parti del terzo tipo, le agenzie di comunicazione nel caso della pubblicità e PR e via discorrendo. Questo è il nostro riposizionamento, e da qui si riparte.

Ad un prossimo post le riflessioni sul come poter portare avanti, per la Rete e per le parti in gioco, questo nuovo modello di relazione. Ed il nuovo forse non rientra tanto negli strumenti quanto soprattutto nella consapevolezza del cambiamento dei rapporti di forza. Per questo si necessita forse di manifesti, tesi, e consigli sul rendere palese che la Community in senso lato ha sempre maggiore importanza. E forse è anche per questo, che le aziende hanno per certi versi rinominato il VRM in Social CRM: è meno destabilizzante dal punto di vista interno, ma è un segnale che stanno interpretando la Community e la sua nuova forza.

Per approfondire il mondo attorno al VRM – Vendor Relationship Management:

Sul VRM era stato iniziato un lavoro di primo contatto in Italia, che adesso vorremmo riprendere vista la maggiore maturità del contesto italiano. In particolare:

Ovviamente invitiamo a partecipare, e a dire la propria su questo nuovo approccio, che noi stiamo solo sfiorando per ora. Ne avevamo già parlato, accennando solo la cosa, diverse volte:

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Passi avanti: partnership e VRM Italia

18 febbraio 2009, ore 12:44

In questi primi due mesi del 2009 poche novità pubblicate e soprattutto raccontate, ma Metafora sta proseguendo la sua strada, in particolare:

  • Unbit.itUnbit è ufficialmente diventato partner tecnologico operativo alla stregua di Shiny, come era stato annunciato a dicembre: nel corso della settimana passata è stato spostato il dominio metafora.it sotto la sua gestione, e quindi anche l’ad server dei banner.Gli inconvenienti sono stati segnalati attraverso il canale Twitter.
    Perchè Unbit è parso degno di attenzione agli occhi di Metafora, oltre che per i validi servizi offerti e al fatto che alcuni del Network ne conoscevano la professionalità? Per visioni e posizioni condivise, riscontrabili a partire dalle loro FAQ, e a partire da questo estratto:

    Chi diavolo gestisce le vostre politiche di marketing ??? il vostro sito e’ pieno di pupazzetti e non c’e’ neanche una donnina poco vestita !!!
    Delle politiche di marketing piu’ in voga non ci interessa nulla. Siamo tecnici, riteniamo che a un cliente interessato e competente basti semplicemente leggere la mole di tecnologie supportate per interessarsi al nostro servizio.

  • Metafora AD Network supporta ufficialmente il progetto VRM Italia, ora non solo a parole, ma anche operativamente. Il progetto è in fase di avvio ed ha visto nel primo incontro del 27 gennaio all’ università Bicocca di Milano il primo meeting ufficiale faccia a faccia del Comitato Costituente.

Questi sono stati i motivi del silenzio di questo inizio 2009 : parecchio lavoro dietro le quinte, che comunque si puo’ seguire in forme vicine ad un flusso di coscienza collettivo grazie al tumblr ufficiale di Metafora ( accessibile anche attraverso il canale Friendfeed comunque ) :

-> Un’altra pubblicità è possibile!

Contribuire al progetto VRM è per Metafora l’ufficializzazione della propria visione che lega il nuovo consumatore consapevole che vive la Rete ad un movimento mondiale condiviso, che risponde agli stessi bisogni espressi dagli aderenti al Network. ( Sul VRM verrà fatto un approfondimento ufficiale prossimamente ).

I Pionieri

Nella logica dello scambio e nel valore della condivisione nell’Economia della Conoscenza, Metafora continua a rafforzare la propria presenza in Rete e la voglia di conversare, aggiungendo nella barra laterale la voce “Da seguire in altri lidi“, dove ci sono alcuni siti degni di attenzione per capire ed approfondire sempre più il contesto in cui si opera.

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Unbit supporta Metafora AD Network

16 dicembre 2008, ore 11:31

Da molto tempo Metafora AD Network ha come partner tecnologico Shiny ed offre come servizio aggiunto ai propri aderenti la versione Business di Shinystat, servizio di statistiche Web avanzato, che non ha nulla da invidiare a Google Analytics per funzionalità e features offerte.

Oggi entra ufficialmente anche Unbit al nostro fianco:

Logo di Unbit

Unbit è una piattaforma per la fornitura di servizi internet basata su software opensource. Il nostro obiettivo e’ supportare il maggior numero di tecnologie (libere) possibile, fornendo un servizio appetitoso per programmatori, geek, hacker o semplici appassionati. A differenza degli innumerevoli servizi di hosting non ci limitiamo ad istallare software sviluppato da terze parti ma collaboriamo attivamente con la comunita’ e sviluppiamo diverse soluzioni ‘in casa’.

Una cosa ci ha colpito di questo fornitore di servizi, oltre l’interessante approccio equilibrato verso la comunità della Rete, e quindi verso noi tutti: una nota che hanno inserito nelle loro FAQ:

Come mai non gestite le attivazioni con delle form online e mi costringete a scrivervi una mail ?

Perche’ vogliamo sapere chi abbiamo di fronte, il mondo e’ pieno di maleducati e prepotenti, tu sicuramente non sei uno di loro, ma se il nostro morale e’ alto anche il servizio sara’ migliore, quindi la nostra politica sara’ sempre quella di avere un primo contatto discorsivo con i nuovi clienti. Potra’ sembrare una cosa strana, ma reputiamo un valore aggiunto del nostro servizio la tipologia di clientela. Se volete quindi essere nostri clienti, siate gentili ed educati, noi lo saremo il doppio :)

Insomma, hanno dato molta attenzione alle Persone dietro al mero essere clienti, e vogliono conversare con loro, creare una relazione, pretendono rispetto.
Per essere coerenti con il nostro principio del metterci la faccia, io sono un cliente soddisfatto dei loro servizi, quindi ci è parso giusto capire come le nostre due realtà potevano iniziare a colloquiare, e magari andare avanti assieme, spalla contro spalla.

A breve quindi il sito Metafora.it girerà sui servizi offerti da Unbit.

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Nuovo banner verticale: Microformat AD

16 novembre 2008, ore 8:35

Ufficializziamo in questi giorni un nuovo formato per il banner verticale che accettiamo in Metafora AD Network: si passa dal 120×240 al 125×125 pixel, piccolo e poco invasivo. E non solo.

Microformat banner

Nel medesimo istante rafforziamo il concetto di banner + endorsement, banner + referenza: o anche Microformat AD.
Il banner non animato che non urla per comunicare la pura visibilità dell’inserzionista nel rispetto del lettore, e la referenza per creare relazione e luogo di discussione, di conversazione tra i lettori ed il brand.

Avere una relazione con il brand significa andare oltre l’idea stessa di campagne di visibilità.
Significa capire che uno dei vantaggi dati dalla Rete è che il costo della distribuzione delle informazioni è pari a zero: si puo’ avere memoria delle cose che un’azienda fa e dice, e si puo’ rendere trovabile quello che consumatori attenti pensano di lei: significa costruire reputazione, fiducia. Con il rispetto delle parti.

Non è una mera questione di tecnologia: è una questione di Reti tra Persone.
Una dimensione che ha sempre più importanza nell’economia della conoscenza, nell’economia dei beni immateriali, nell’economia dell’ Attenzione, dove ha importanza il legame continuativo con il proprio pubblico, e non più il semplice numero di spettatori. Le impressions, per capirci, vengono ridimensionate.

Non per nulla si parla tanto di advertising nei Social Network.
Non è più importante solo la tiratura, i milioni di pagine viste al giorno o al mese.
Nelle nicchie della blogosfera ci sono gli Influencer, c’è un pubblico attento a quello che legge e a chi o a cosa propone. L’Attenzione verso i banner per questo pubblico diventa questione di FIDUCIA.
Che va al di là del particolare sito, al di là del Social Network di successo di turno, perchè ci si fida della Persona dietro al profilo, dietro al sito e dietro alla webzine che si sta leggendo.

Questa trasparenza e questo valore aggiunto è insito nei siti del Network: siti che hanno un pubblico piccolo magari, ma assai mirato e che si fida del tenutario del sito che sta leggendo.
Ed in nome di questa fiducia, i banner che stiamo completando non sono solo banner.
Diventano portatori di informazioni utili, e facilmente aggregabili.

I banner di Metafora AD Network hanno qualcosa in più del solito.
Qualche spunto lo si puo’ trovare in questa considerazione su Metafora AD Network presente in Linkedin Answers:

Microformat ADs: something like image banner but not over i.e. 150×50px. Actually the image microformats are offered only by high qualitative ad network (such as metafora ad network in italy) and so only for high-quality websites, not for the masses.

Per questo quando si parla di Metafora AD Network si parla di: Blog marketing, coda lunga dell’ advertising online, e rispetto tra le parti.
Oltre il banner
, oltre il social banner.
Si parla di Semantic Social Banner.

Ma di questo parleremo in modo più approfondito nei prossimi giorni.

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Cosa stiamo facendo: realtà e progetto

7 novembre 2008, ore 15:52

Quando ci siamo preparati al primo evento pubblico nel quale presentare la visione e l’approccio di Metafora AD Network ad un pubblico fuori dalla Rete, l’ADVCamp per intenderci, ci siamo resi conto che abbiamo alcuni aspetti da portare avanti assieme, che abbiamo due facce, che si completano.
Una è realtà, la realtà di una concessionaria di pubblicità atipica, che non offre strumenti, ma approcci nuovi alla comunicazione aziendale. Che raccoglie e che dialoga già con inserzionisti che capiscono il valore di certe nuove modalità di entrare nella conversazione in Rete.

L’altra è progetto, proprio come diceva Antonio diversi giorni dopo: progetto che sta portando avanti alcuni aspetti del banner sociale, e il consolidamento dell’approccio nel nuovo rapporto tra aziende e consumatori nel VRM. E che sta usando tecnologie all’avanguardia del Web al suo massimo potenziale, il Semantic Web, che qualcuno chiama Web3.0, ma che altro non è che il completamento della visione del Web originale.

Ecco un modo visuale per spiegarlo, e raccontare i passi che stiamo facendo, iniziando ad usare anche il nostro account Slideshare:

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Per chi non lo avesse ancora notato, abbiamo inserito un paio di pagine nuove, visibili nella barra laterale di destra, con il titolo:
-> Cosa facciamo in Rete
-> Dove siamo in Rete

In un certo senso, si completano: una pagina mostra tutti i luoghi dove Metafora è presente in Rete, e dove chiunque può venire a confrontarsi e a parlare con noi, mentre l’altra permette di seguire quello che facciamo in giro per la Rete, agevolmente.

Metafora AD Network è un insieme di Persone che vivono la Rete intensamente, e dove ogni Persona è portatrice della visione e del messaggio insito in Metafora.
Quale messaggio? Forse questo: Un’altra pubblicità è possibile?
La nostra tagline.

A partire dal progetto iniziale, il Network è cresciuto, e sta crescendo ancora oggi. In molti sensi.

Una parte del lavoro che stiamo facendo come Persone che portano avanti un fine comune, è proprio quello di far emergere cosa accade in Rete su temi che ci stanno cari, proprio per rispondere a questa domanda con il lavoro quotidiano.
A partire dalle semplici segnalazioni di pagine e di link utili.

I pensieri, le annotazioni e le idee che emergono sono importanti in quanto tali, e basta l’attribuzione al Network per rendere queste informazioni utili da condividere, e da far evolvere nell’ecosistema della Rete. Citandone la fonte ed esplicitando magari chi le appoggia o ne sta discutendo.

Metafora AD Network quindi come FILTRO e DONO di tempo nel far emergere cose che ritiene interessanti. Non solo come concessionaria di pubblicità. O di non pubblicità.

Perchè Metafora è anche una Persona che vuole conversare in Rete, che vuole aggiornarsi e capire come evolvere, essa stessa, nell’ecosistema informativo in cui siamo immersi oggi.
Perchè come Network di Persone vogliamo ascoltare ed essere presenti dove valga la pena esserci, dove possiamo partecipare a discussioni e confronti che arricchiscano entrambe le parti.
Dove c’è la gente che popola la Rete.

Quindi abbiamo fatto due cose:
– abbiamo creato una serie di account per l’identità collettiva che siamo come Network in alcune delle reti sociali più usate e conosciute
– abbiamo predisposto alcuni strumenti che possano riunire e rendere semplice proprio quello che facciamo in giro per la Rete

Siamo Network ma siamo anche singole Persone, e quindi siamo decentralizzati in giro per gli account di ogni sorta, ma nello stesso tempo ci identifichiamo in un progetto, in una visione, e questo si centralizza qui, in questo sito.
In un equilibrio che alterna momenti di aggregazione, con momenti di individualità.

Vi invitiamo a seguirci in questo nostro viaggio, attraverso il canale che preferite.
E ovviamente ad interagire con noi, sempre e dovunque.

Perchè Metafora va dove ci sono le Persone in Rete, per partecipare ed essere partecipe della Rete stessa.

Perchè la pubblicità è finita, nella Rete conta molto altro.

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Il gruppo di Metafora su Facebook

23 luglio 2008, ore 8:26

Facebook si rinnova, nascondendo sotto il tappeto di una tab un po’ della fuffa che l’aveva un po’ ingolfata nella vorticosa crescita degli ultimi mesi, e anche Metafora ne approfitta inaugurando uno spazio dedicato ad “aderenti, sostenitori, inserzionisti, interessati, curiosi, simpatizzanti e antipatizzanti di Metafora Ad Network – Un’altra pubblicità è possibile”
-> Metafora su Facebook

Uno spazio che si affianca al blog, al neonato canale video su YouTube (inaugurato dal video sulla casa di VeluxAtika ) e ad altri strumenti social che verranno presto – con l’idea di portare anche fuori da qui le discussioni sulla non-pubblicità, o sulla pubblicità non convenzionale, che qui (e all’interno di Metafora) si fanno.
Con in più la voglia di accogliere e raccogliere feedback, adesioni, consigli, critiche più o meno costruttive, varie ed eventuali.

Iscrizione libera e apprezzata da parte di tutti: Metafora su Facebook

Campagne di Metafora

Campagne di Metafora

Una prima risposta alla provocazione che il “nostro” Gianluca Diegoli ha fatto sul suo blog, parlando di banner sociale – vivo, linkabile, oggetto web a tutti gli effetti, è proprio la pagina degli amati/odiati banner delle campagne finora uscite su Metafora.

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Meeting Point, Metafora incontra Bol.it

12 aprile 2007, ore 18:55

Bol.it inaugura oggi Meeting Point, il blog che affianca la fase di beta testing del nuovo motore di ricerca e cerca di dare visibilità a tutto ciò che accade dietro le quinte di questa sperimentazione. Dopo la campagna di banner, in rotazione in questi giorni, Bol.it ha voluto coinvolgere anche in questo caso Metafora AD Network, chiedendo ai membri del network di partecipare attivamente.

Al di fuori del contesto pubblicitario e dei rapporti commerciali in corso tra Bol.it e Metafora, in questo caso ognuno di noi potrà partecipare liberamente a Meeting Point e liberamente potrà esprimere la propria opinione sul lavoro che Bol.it sta facendo per rifinire l’evoluzione del suo sito – e del suo motore di ricerca in particolare. Metafora ha accettato con entusiasmo questo invito, perché il percorso che sta facendo Bol.it ci sembra degno di nota. In esso vediamo molte affinità rispetto all’uso della Rete che ci è più caro: mettere in primo piano il racconto di ciò che si sta facendo, dialogare con gli interlocutori ed essere quanto più trasparenti possibile.

È un esperimento nuovo per tutti noi, in cui crediamo. Siamo orgogliosi di poter dare una mano e speriamo che porti buoni frutti. E per cominciare abbiamo fatto a Bol.it gli auguri di buon lavoro.