La pubblicità è morta, e il Re è nudo: è un fatto
28 maggio 2009, ore 11:00
Alcuni indizi sul fatto che stiamo vivendo tempi in cui cogliere il cambiamento è fondamentale:
- Antonio Tombolini, aderente al Network metaforico dai primi tempi, è parecchio che cita questo fatto e che porta avanti tale assunto: il rapporto costo / risultati ottenuti dagli investimenti pubblicitari tradizionali dice che il gioco non vale più la candela, e da parecchio tempo. Occorre smetterla e passare ad altro. Già dirlo è un primo passo. Cercare una risposta è il secondo. Porsi le domande giuste mentre si cercano le risposte, è il terzo.
- dalla presentazione portata a SMAU Padova da IWA Italy da Barbara Bonaventura, dal titolo “Internet Marketing Trends: il marketing on-line che funziona”: “le persone non credono che la pubblicità dica la verità. 76 per cento.” Si cita il Cluetrain Manifesto, si chiede chi sa cosa sia. Un paio di mani alzate solamente. Si cita Philip Kotler, padre del marketing moderno e la persona che ha creato la teoria delle 4 P: ne viene aggiunta una, oggi, da lui stesso: quella di Persona. Siamo nel mondo della PMI del Nordest italiano, evento locale quindi: certe informazioni sono arrivate alla massa. Si finisce l’intervento con qualche domanda abbastanza trasversale, la cui risposta è sempre la stessa: trasparenza, l’unica cosa certa dalla quale partire. E si cita anche un’altra parola, merito. Bisogna meritarsi la viralità, bisogna meritarsi la citazione. Metafora ha da sempre quel banner con quella scritta tanto scomoda: “Te lo devi meritare.” Non è un caso.
- Artigianato e Web 2.0, incontro tra il mondo degli artigiani veneti ed un piccolo gruppo di persone che vivono e lavorano nel Web 2.0 e che cercano un incontro costruttivo per fare ecosistema. Tra le cose degne di nota, nella presentazione di Silvia Toffolon dal titolo “Innovazione e relazioni collaborative” per esempio, si finisce col citare l’istututo sul futuro e cosa viene previsto al riguardo della produzione di beni e servizi, e la regola 5 dice: “Trasparenza, trasparenza, trasparenza.”
- IBM, che non è proprio l’ultima arrivata, titola un suo paper: The end of advertising as we know it. Il documento è datato 2007. Il titolo direi che sia eloquente.
The End Of Advertising By IBMView more Microsoft Word documents from Brian Tiong. - Gianluca Diegoli, altro aderente al network metaforico, all’evento Osservatorio Wine 2.0, porta questa presentazione dal titolo: “PMI e Social Web“, dove si celebra l’importanza di essere piccoli, ma specializzati. Per una volta l’essere una PMI ha i suoi lati positivi, grazie alla visibilità che la coda lunga dei mercati offre in Rete. Anche qui si celebra la morte della pubblicità massiva e globale tipica dei mass media.
Pmi E Social WebView more PDF documents from Gianluca Diegoli. - Il Community-First, il manifesto lanciato da Marco Massarotto, ripreso e supportato anche da Metafora stessa, arriva al secondo editing collettivo. Anche questo poi nella versione definitiva contribuirà a scardinare alcune delle più vecchie convinzioni sulla comunicazione aziendale. E sull’importanza della dimensione della pubblicità. Un documento sostenuto trasversalmente da sempre più realtà della comunicazione italiane.
- Gianpaolo Fabris, autore del volume Societing, dice in uno dei suoi ultimi post:
Ciò che il consumatore mostra di sopportare sempre meno sono messaggi verticistici che lo relegano ad una condizione di passività che contrasta vistosamente con il ruolo attivo che va assumendo. Il grande spazio della blogosfera – sono circa molti milioni ormai a popolare la Galassia emergente dove la comunicazione è sempre orizzontale e assume davvero i caratteri del dialogo – ben si presterebbe a costituire un eccellente terreno per sperimentare una nuova qualità dei rapporti.
Il blog, come strumento, bene si presta alla conversazione distribuita, se correttamente declinato. Va completato e migliorato, certo, ma è un ottimo punto di partenza.
- anche lo IAB a livello mondiale capisce il valore dei social media ed inizia a predisporre nuove metriche per capire il valore di tali strumenti, ma sono metriche forse a troppo vantaggio del classico modo aziendale top down di vedere il proprio cliente, come giustamente segnala Gianluigi Zarantonello.
Dunque credo che sia necessario sottolineare che il Social Media Marketing non è solo advertising ma è anche costruzione di relazione e dialoghi, per cui al di là delle metriche…
Anche qui la direzione è che certe cose oggi ancora per addetti ai lavori, arriveranno sempre più anche al mondo pubblicitario classico. E lo cambierà dall’interno.
Trasparenza, fiducia, e storie sulle proprie esperienze d’acquisto o simili ( quindi uno storytelling sano e trasparente e non manipolato ), abbinate ad un ruolo attivo e che pretende rispetto, quello della persona. Un equilibrio ed un’etica che il mondo dei mass media ha perso da tempo.
Cose che la pubblicità classica non conosce, soprattutto nel caso delle campagne elettorali, in modo comunque trasversali ai partiti, si prende in giro la loro minimalità e lontananza dal reale.
Insomma, il Re è nudo, e sempre maggiore consapevolezza viene condivisa con le persone, ad eventi istituzionali e legati a quelle entità a cui il professionista medio, anche lontano dalle dinamiche della Rete, dà autorevolezza e fiducia. Confartigianato, e associazioni di categoria, realtà molto vicine a quello che l’ Italia è davvero nel mondo del lavoro, stanno supportando le comunicazioni in tal senso, dalla Rete alle persone.
Se la pubblicità per come la conosciamo è morta, e resta in piedi per inerzia del sistema, quali risposte e soluzioni si possono dare? Le nostre risposte, per quello che possono valere, sono nascoste negli appunti che si possono seguire nel nostro flusso di coscienza, l’account FriendFeed di Metafora. E sono solo l’inizio di qualcosa che dovrà per forza essere collettivo, a più mani, altrimenti non resterà in piedi. Che dovrà e che già oggi assume vantaggi per la collettività.
Ma alcune premesse si possono ormai leggere a chiare lettere:
- piccolo è bello, se è di qualità o se risulta utile a qualcuno. Non è detto che i grandi numeri siano la risposta giusta, in un mondo dove ogni conversazione, specie se unica e scomoda, assume visibilità e si rende trovabile.E’ la coda lunga dei mercati. E la qualità ha sempre premiato, ma è un fatto che si dimentica presto.
- tutti in Rete possono parlare con tutti. Cambia solo il canale dove possono parlare, siano i canali in casa dell’azienda, piuttosto che sul profilo personale del singolo. Dove si parla influisce sull’esito e sugli aspetti che si possono discutere, anche solo inconsciamente. Quindi un canale altro, in un luogo indipendente ma che abbia sempre delle facce chiare dei proprietari, e che porti rispetto tra le parti, puo’ dire la sua nel mettere a disposizione uno spazio di confronto ulteriore. Insomma, c’è spazio per tutti. In forme diverse. Metafora, come dice Marco Cordioli, è già un luogo di questo tipo, dai confini chiari e delimitati. L’intenzione è di potenziare tale aspetto…
Non esiste la soluzione unica, la killer application, alla morte della pubblicità: ce ne saranno diverse, a seconda delle necessità. Tutte distanti tra loro pochi click, magari. L’importante probabilmente poi è collegare e collegarsi.
Il nostro lavoro per dare visibilità a livello italiano al Progetto VRM, che vogliamo diventi un progetto collettivo, rientra in questo disegno. Un disegno sempre più da rendere chiaro e da attuare. Come giustamente si cita anche nella seconda stesura del manifesto “Community First“:
Se vuoi che le persone facciano qualcosa per te, fai prima qualcosa per loro.
Prendiamo quindi di petto la domanda, in chiusura: ma se Internet facilita la disintermediazione, perchè esiste Metafora? E che ruolo puo’ assumere un intermediario quando le community azienda – clienti e clienti- – azienda, stanno nascendo per conto loro?
Una prima risposta: stiamo segnando, raccontando e facendo emergere, alcune delle tappe del nostro viaggio. Forse perchè, già ridurre il rumore, è un buon inizio, visto che le parole son pietre.
La pubblicità tradizionale ha da tempo accettato di dover infastidire molti per colpire i pochi interessati: se uno spot pubblicitario raggiunge 100 persone, 10 di queste interessate, 90 irritate, lo spot è considerato un successo. Chi se ne frega se ho irritato 90 persone: ho raggiunto quelle 10 che si ricordano di me, tanto basta. In alcuni settori, come il direct marketing, redemption anche molto basse, intorno allo 0,5 per cento, sono spesso considerate più che accettabili. Il marketing tradizionale lavora sulla massa e ignora la parte della massa infastidita per concentrarsi su quella raggiunta: il marketing online dovrebbe (e potrebbe) lavorare per raggiungere solo le persone interessate, senza infastidire tutte le altre.
Terremoto in abruzzo: come aiutare
8 aprile 2009, ore 11:43
Metafora AD Network si sente vicino a chi sta soffrendo per le sventure di questi giorni, e dedica uno spazio etico del Network per dare visibilità ad un progetto collaborativo creato da Matteo Balocco aka Totanus.
-> Terremoto in Abruzzo: pagina wiki collaborativa per tenersi aggiornati sul come aiutare
EMERGENZA TERREMOTO IN ABRUZZO
LA PAGINA E’ IN CONTINUO AGGIORNAMENTO.
Aggiungete le informazioni in vostro possesso, segnalando SEMPRE anche la fonte.
In caso abbiate dei problemi a editare la pagina, lasciate l’informazione come COMMENTO a fondo pagina oppure inviate una email a matteo.balocco (at) gmail.com (ma se mettete il commento sarà comunque subito visibile)
Il wiki ha natura collaborativa, quindi chiunque può partecipare inserendo informazioni utili per le quali è necessario comunque indicare sempre la fonte (con relativo link).
[...]
Cercate poi di evitare di donare soldi e/o materiale a personaggi di dubbia natura (soprattutto se dotati di postepay o account paypal, di solito poco rintracciabili) o ad associazioni non meglio identificate: gli sciacalli, purtroppo, sono sempre in agguato. Se fate la scelta di effettuare la donazione affidatevi sempre alle informazioni presenti sui siti ufficiali degli enti che state per sostenere, digitando MANUALMENTE il relativo indirizzo web.
[...]
Questo wiki NON E’ UFFICIALE e vuole servire unicamente come semplice luogo di aggregazione delle informazioni disponibili in rete riguardanti i soccorsi e gli aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto. NON ha alcuna relazione diretta con la Protezione Civile e con gli enti impegnati nei soccorsi ma si limita a fare da megafono per eventuali segnalazioni utili per i visitatori.
Il contributo di ognuno e le idee di tutti per facilitare una comunicazione tempestiva e dettagliata andrà a vantaggio di chi ha davvero bisogno. Cercando di far emergere eventuali sciacalli o manipolatori della fiducia altrui, diminuiremo il rischio di domande del tipo: “io vorrei aiutare, ma come fidarsi?“
Passi avanti: partnership e VRM Italia
18 febbraio 2009, ore 12:44
In questi primi due mesi del 2009 poche novità pubblicate e soprattutto raccontate, ma Metafora sta proseguendo la sua strada, in particolare:
Unbit è ufficialmente diventato partner tecnologico operativo alla stregua di Shiny, come era stato annunciato a dicembre: nel corso della settimana passata è stato spostato il dominio metafora.it sotto la sua gestione, e quindi anche l’ad server dei banner.Gli inconvenienti sono stati segnalati attraverso il canale Twitter.
Perchè Unbit è parso degno di attenzione agli occhi di Metafora, oltre che per i validi servizi offerti e al fatto che alcuni del Network ne conoscevano la professionalità? Per visioni e posizioni condivise, riscontrabili a partire dalle loro FAQ, e a partire da questo estratto:Chi diavolo gestisce le vostre politiche di marketing ??? il vostro sito e’ pieno di pupazzetti e non c’e’ neanche una donnina poco vestita !!!
Delle politiche di marketing piu’ in voga non ci interessa nulla. Siamo tecnici, riteniamo che a un cliente interessato e competente basti semplicemente leggere la mole di tecnologie supportate per interessarsi al nostro servizio.
Metafora AD Network supporta ufficialmente il progetto VRM Italia, ora non solo a parole, ma anche operativamente. Il progetto è in fase di avvio ed ha visto nel primo incontro del 27 gennaio all’ università Bicocca di Milano il primo meeting ufficiale faccia a faccia del Comitato Costituente.
Questi sono stati i motivi del silenzio di questo inizio 2009 : parecchio lavoro dietro le quinte, che comunque si puo’ seguire in forme vicine ad un flusso di coscienza collettivo grazie al tumblr ufficiale di Metafora ( accessibile anche attraverso il canale Friendfeed comunque ) :
-> Un’altra pubblicità è possibile!
Contribuire al progetto VRM è per Metafora l’ufficializzazione della propria visione che lega il nuovo consumatore consapevole che vive la Rete ad un movimento mondiale condiviso, che risponde agli stessi bisogni espressi dagli aderenti al Network. ( Sul VRM verrà fatto un approfondimento ufficiale prossimamente ).
Nella logica dello scambio e nel valore della condivisione nell’Economia della Conoscenza, Metafora continua a rafforzare la propria presenza in Rete e la voglia di conversare, aggiungendo nella barra laterale la voce “Da seguire in altri lidi“, dove ci sono alcuni siti degni di attenzione per capire ed approfondire sempre più il contesto in cui si opera.
Blog marketing: si cita Metafora AD Network
5 novembre 2008, ore 22:06
La settimana scorsa è uscito su Repubblica, anzi, nell’inserto D – La Repubblica delle donne, un articolo dal titolo “Blog marketing”: nella seconda pagina dell’articolo si cita Metafora, nel box in alto a destra:
Da segnalare l’impostazione interessante di “social advertising” portata avanti dal network di blog Metafora.it: qui la pubblicità ha un valore etico, infatti nello spazio dedicato ai banner svetta la scritta:”Questo spazio te lo devi meritare”.
L’advertising viene selezionato in funzione della qualità e delle caratteristiche del brand, e sotto ogni inserzione viene spiegato il motivo per cui si ritiene che l’annuncio meriti attenzione.
Per leggere agevolmente l’articolo, il settimanale si puo’ trovare anche via Web a questo indirizzo:
-> D – La repubblica delle donne
Basta selezionare il numero 621, dalla pagina 58 alla 61.
L’inchiesta prende in esame l’annosa questione della trasparenza e della presenza della pubblicità nel mondo della blogosfera, citando esempi delle varie possibilità di relazione tra le parti. Si parla della blogosfera dicendo:
I numeri questo mondo sono davvero elevati: secondo una ricerca di Universal McCann, sarebbero 3,4 milioni i blogger nel nostro Paese, di cui 1,2 fornisce un’opinione su brand e prodotti. Si stimano in 8 milioni gli italiani che leggono blog. Ma sorprendente è l’influenza esercitata: 3,3 milioni di utenti si fidano delle opinioni lette su prodotti e servizi.
Una ricerca di cui si è parlato in Rete, prendo un link tra i tanti:
-> McCann: 3,4 M di blog, ma quanti blogger ?
Dopo alcuni modelli di riferimento citati dal mondo statunitense, si portano due esempi italiani: il modello del nano-publishing di blogo e affini, e del social advertising, cioè noi. Metafora AD Network come caso italiano di eccellenza, unico nel suo genere. E lo si inserisce quindi nel blog marketing.
Non vedo problemi nel far entrare la pubblicità nei blog, ma occorre adattarla al contesto, trasformarla in conversazione. Farla post. Ed essere trasparenti nel farlo, nulla più, nulla meno.
Il passaparola che facciamo tutti i giorni a voce, quando si riportano esperienze positive avute con aziende e servizi di vario genere, non ha mai indignato nessuno, mi sembra. Quando invece si avvicina il termine pubblicità ai blog, il mondo della blogosfera sembra indignarsi.
Ma Metafora non è altro che una delle possibilità nel dare struttura ed aggregazione ad un marketing tra pari, anzi dal lato del consumatore, nel mondo e nel contesto dei blog, e dei siti che si riconoscono in questo nuovo equilibrio, che si riconoscono in alcuni valori affini. Perchè se si rimane da soli, si rimane frammentati e si fatica ad emergere, anche quando si dicono cose utili: noi abbiamo trovato un modo di fare gruppo.
Abbiamo fatto Network.
Noi, semplicemente e senza urlare, poniamo dei paletti chiari al passaparola dei nostri aderenti. Diamo voce ad un passaparola organizzato, oggi con un banner ed una referenza ben esplicitata, l’endorsement. Domani magari anche in altre forme.
Ma è la visione, il punto di vista e l’approccio che non cambieranno nel tempo.
Siamo di parte a priori, la commistione viene dichiarata ed esplicitata dagli aderenti fin dall’inizio. Il passaparola di cose utili, di cose che hanno valore.
Crediamo in una pubblicità che non può che diventare conversazione.
Anzi, deve diventare comunicazione.
Nei giorni in cui c’è lo IAB Forum, citiamo queste parole di Layla Pavone, presidente Iab Italia e managing director Isobar Communications, tratte da uno dei post del blog ufficiale :
Le logiche di marketing e di comunicazione di oggi devono tener conto di una platea di consumatori che sono online più di quanto fruiscano gli altri mezzi e usano la rete in maniera totale, immersiva, cercando relazioni con i brand.
Relazione con i brand. Faccia a faccia.
Gli aderenti a Metafora AD Network hanno da tempo detto la loro al riguardo.
E sembra che ci siano segnali positivi anche nelle aree più impensate.
Perchè Metafora AD Network: questione di rispetto
30 ottobre 2008, ore 8:04
In questi giorni all’interno del Network si sta discutendo di svariati argomenti, anche complessi a volte, per una corretta promozione di questa nostra realtà. E’ anche per questo motivo che la coda di richieste di adesione va un po’ a rilento, per chi sta attendendo una risposta.
Ci stiamo lavorando, in ogni caso.
Mentre si discute e si lavora, vorrei segnarmi una nota a margine:
perchè un inserzionista dovrebbe contattare Metafora per un’eventuale inserimento di comunicazione aziendale nella nostra realtà, visto che in Rete la pubblicità gestita in un certo modo è morta?
Semplice. Il tipo di pubblico che segue le nostre attività, che legge i siti, i blog e le mailing list del Network non viene più colpito dalla tradizionale pubblicità. Vuoi perchè conosce le regole, vuoi perchè è un utente evoluto, vuoi perchè si è stancato. Non è questione di numeri. E’ questione di come ci si pone tra le parti.
Il pubblico a cui si rivolge Metafora è diverso, la pubblicità tradizionale non lo scalfisce nemmeno, anzi magari lo irrita. Pretende comunicazione, pretende questo:
una soluzione per la gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisse a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge.
Nelle nostre discussioni interne c’è stato un richiamo alla semplicità, e nel rimanere semplici nel caos di questi giorni, ho pensato davvero perchè io e molti altri siamo scontenti di una certa forma di comunicazione pubblicitaria.
Semplicemente, facciamo parte di una percentuale di persone che non vengono “colpite” dal tradizionale modo di porsi. Facciamo parte, come molti altri, di quella percentuale che sta crescendo ed usa in forme sempre più mature la Rete stessa, quella percentuale che in Rete non solo ascolta e legge, ma crea e scrive. La parte creativa, la parte attiva. Quella che in gergo tecnico, crea lo User Generated Content, o Contenuto Generato Dagli Utenti ( UGC ).
Cercare qualcosa con Google e cliccare sui risultati della ricerca, piuttosto che sui link sponsorizzati, una volta che si conoscono le regole del gioco, diventa una scelta consapevole.
D’altronde lo si dovrebbe iniziare a capire, visto che Metafora è un AD Network.
Che se lo si cerca con Google, porta a risultati interessanti.
-> AD Network come ricerca via Google
Parlare ancora di scommessa è fuori luogo. Abbiamo ormai a che fare con una realtà che, lungi dal rincorrere i grandi numeri, preferisce inseguire piccole cose come “qualità”, “utilità”, “servizio”. Termini abusati, poco usati, in avvenire declinati come si deve, forse. Grazie a questo nuovo network…
La citazione finale è tratta dal blog di Marco Freccero.
Perchè Metafora AD Network: la coda lunga e la pubblicità
24 ottobre 2008, ore 15:44
Qualche giorno fa ho postato nel nostro account Flickr una mappa mentale che riassume una serie di pensieri legati al contesto in cui opera Metafora:
L’immagine si legge dall’alto al basso, e parte da un pensiero di fondo, un leggero flusso di coscienza:
- tutto è conversazione
- tutto è rumore
- il marketing invade tutto e tutti, e si fatica a tenerlo a freno
- c’è bisogno di aria, di spazio e di ascolto
- c’è il bisogno di avere un ritmo analogico nel mondo digitale
- e c’è un bisogno di far emergere le singole recensioni individuali dei blog e delle Persone che creano in Rete
Questi sono stati anche i motivi per cui tempo fa ho chiesto di aderire a questa realtà.
Pongo l’attenzione sull’ultimo punto: Metafora nei confronti dei siti degli aderenti, opera come una delle modalità di aggregazione di tante nicchie, di tante code lunghe, che aveva ben esplicitato ed ipotizzato anche Luca De Biase:
-> La pubblicità con la coda lunga
L’erosione dei media tradizionali non è l’unico fenomeno che conta. Conta anche l’aggregazione dei gruppi per nicchie di comportamento e di consapevolezza. Il sistema crossmediale è liberatorio per il pubblico. Ma offre anche il campo libero ai pubblicitari per costruire sistemi di promozione meno facilmente leggibili e interpretabili. Le domande che ci si pongono e i sospetti che circolano intorno al potenziale potere mediatico di Google sono il frutto innanzitutto della difficoltà di interpretare la situazione. I vecchi media non sono vecchi solo per l’anagrafe di coloro che li riempiono di contenuti, ma anche per il tipo di interpretazione della realtà che sembrano voler perpetuare oltre il momento storico nel quale essa era attuale. I nuovi media non sono solo quelli digitali: sono tutti quelli pensati per servire un pubblico attivo e critico, libero di scegliere e profondamente crossmediale…
Questo è il contesto e lo scenario in cui si colloca Metafora, e il portare avanti iniziative come il VRM italiano, è una delle cose che ne fanno una realtà che lancia direzioni, che crea e diffonde maggiore consapevolezza nel nuovo potere nelle mani degli utenti e dei consumatori.
Tutti elementi che vanno a rafforzare il principio del Cost Per Influence, o CPI.
Apogeo e IFAF: Master in Digital Marketing
23 ottobre 2008, ore 0:00
È ancora in corso la campagna della promozione Apogeo sul proprio parco di titoli, ed ecco che arriva una proposta formativa a 360 gradi di notevole spessore: un master in Digital Marketing & Communication promosso dalla nuova realtà di IFAF Apogeo – School of Technology, con relativo Open Day di presentazione.
Per gestire tale referenza, partiamo dal riproporre l’intervista a Mafe De Baggis, la coordinatrice del progetto, fatta da Marco Traferri e già pubblicata su Apogeonline, usando la stessa modalità adottata nella campagna di Velux Atika. Questa la premessa da dove iniziare:
Le aziende dinanzi a Internet: una sfida complessa e in continuo divenire che richiede competenze ed esperienze sempre più ampie. Un numero crescente di aziende percepisce la necessità di entrare in Rete ma si scontra spesso con la scarsa esperienza di vita digitale dei suoi operatori.
Perché la Rete la conosci solo se la vivi.
Parole di Mafe De Baggis, blogger molto nota, esperta di comunicazione e marketing online. È in quest’ottica, nell’ottica di accompagnare le aziende e i loro operatori nel cammino verso la Rete, che nascono a Milano IFAF Apogeo School of Technology e il primo Master in Digital Marketing & Communication.Quindici sabati, a partire dal 22 novembre, nel corso dei quali, i partecipanti, avranno l’opportunità di imparare a vivere in Rete accompagnati da docenti di alto livello, coordinati appunto da Mafe De Baggis.
Prima di entrare nel dettaglio, vediamo la faccia del nostro caro inserzionista: ci sarà un
Open Day di presentazione del Master giovedì 6 novembre alle ore 17.30 alla sede di Ifaf, in largo Schuster (di fianco al Duomo)
dove si potranno conoscere i docenti e capire in fondo il valore di questo progetto formativo, in forma gratuita e con relativo rinfresco di chiusura.
Approfondiamo l’iniziativa, proprio grazie alle parole di Mafe De Baggis:
Perché un master in Digital Marketing & Communication?
In questi anni in cui la richiesta di consulenza di marketing digitale è aumentata molto, mi sono resa conto che la competenza del cliente rappresenta il fattore fondamentale di qualunque progetto di marketing e comunicazione online. Una vecchia battuta dice: se una campagna va bene è merito del cliente, se va male è merito del cliente. A fare la differenza è sempre l’azienda. In Rete questo è vero ancor di più. Internet è un mezzo molto diverso dagli altri, e il fatto di avere un interlocutore che comprenda le cose di cui parli, perché magari le ha vissute in prima persona, è di fondamentale importanza. C’è un’offerta di formazione in questo settore che però di solito si limita a workshop di un paio di giorni, utilissimi di certo, ma che magari non riescono a fornire l’approfondimento necessario a introdurre le persone in Internet. Questo è un po’ il cuore dell’idea di un master di 15 giorni, una volta la settimana, di sabato, che permetta ai partecipanti di arrivare pian piano a comprendere nel profondo cos’è la Rete, come utilizzarla, perché entrarvi e come lavorarvi. Insomma: come cambia l’azienda quando si entra in Rete.
A chi si rivolge il master?
Principalmente a chi lavora già in azienda, forse proprio in un reparto marketing e comunicazione, e a cui magari hanno da poco affibbiato la responsabilità di gestire Internet, cosa, questa, che vedo succedere sempre più spesso. Capita sempre più di frequente, infatti, che a un certo punto a qualcuno venga chiesto di occuparsi del sito, di aprire un blog eccetera. Di solito però queste persone non hanno un’esperienza personale della Rete e sono spesso in difficoltà, perché la Rete richiede un’esperienza diretta e molto particolare, e quindi queste persone hanno spesso la necessità di essere accompagnate. È un master comunque rivolto anche a neolaureati o a chi attualmente non lavora, perché permette di conseguire un’esperienza formativa molto apprezzata in un momento come questo.
I docenti sono di alto livello, noti nel mondo della comunicazione e nella blogosfera. Con quali criteri li avete selezionati? Chi sono?
Il criterio con cui li abbiamo selezionati rispecchia quanto abbiamo detto sinora. Si tratta di persone che, oltre a essere particolarmente qualificate nel loro lavoro, vivono la Rete tutti i giorni. Se non hai un account su Flickr, se non hai mai litigato con qualcuno nei newsgroup, se non hai un blog, non puoi insegnare ad altri come utilizzare questi strumenti ai fini del marketing. Avremo con noi, tra gli altri, Antonio Sofi, Sergio Maistrello, Marco Massarotto, persone che alla loro esperienza professionale associano un’esperienza diretta in Rete e che, lo confermano loro stessi, grazie alla Rete hanno arricchito molto la loro professionalità e la loro vita. Questo vale anche per i docenti più tecnici, per così dire. Penso per esempio ad Elvira Berlingieri, che lavora in qualità di consulente legale e che associa, anche lei, alla sua professionalità, una vita di rete molto intensa. Una professionista, una docente, impegnata in un ambito molto sentito, quello degli aspetti legali, ma che comunque mette il cuore e la passione di chi conosce molto bene, dall’interno, gli ambienti della Rete.
A supporto del master, Ifaf e Apogeo hanno programmato una serie di iniziative
Sì, la prima, la più importante, si terrà a milano il 6 novembre: l’Open Day, la presentazione del corso, un momento di incontro con me, lo staff della scuola e con una parte dei docenti, in cui illustreremo in maniera più approfondita i dettagli del corso. Sto anche lavorando alla realizzazione di un blog dove raccoglierò tutta la documentazione inerente a questi argomenti e dove, spero, insieme ai docenti, produrremo materiale didattico che sarà disponibile per tutti. La condivisione è, in Rete, il segreto per raggiungere i propri obbiettivi. Non ha alcun senso tenere per sé i segreti del mestiere.
Metafora AD Network entra nel progetto VRM italiano
4 ottobre 2008, ore 17:45
Diciamoci la verità: in questi tempi in cui ci sono crolli dei mercati finanziari, crolli dei mutui e crolli degli assiomi principi del Mercato con la M maiuscola, cercare di far capire che i consumatori attivi abilitati dalla Rete hanno realmente nuovi modi di far sentire il proprio peso, non è cosa semplice.
E magari di far correggere il tiro ad una certa economia, in un momento storico in cui occorrono delle scelte importanti, e consapevoli… no, direi che non sia proprio una cosa scontata.
O si è attaccati, o si è incompresi.
La realtà è che siamo stanchi di essere presi in giro, di essere considerati solo in quanto massa, e non come singoli, e sopra ogni cosa come Persone. E lo sappiamo che nei grandi numeri il guadagno prodotto dalla mancata compresione delle parole incluse nei virgolettati a fondo pagina, talmente minuscoli che nemmeno li vedi, o dei piccoli raggiri dove non conviene urlare e far causa, non è poco.
Fino ad oggi ci siamo difesi con il passaparola orale, che però è piccolo e stabile come il vento.
Troppo poco per poter cambiare le cose.
Ma qualcosa è cambiato.
La Rete sta diventando, e molte volte lo è già, un mezzo quasi scontato di informazione e di produzione di informazione alla portata potenzialmente della maggioranza delle persone, anche se le sue potenzialità ancora poche le hanno comprese appieno.
Metafora AD Network nasce nel 2007, e sembra che porti avanti una pretesa strana, quasi utopica per quello che si prefigge di fare. Poter scegliere con le proprie esperienze dirette o di filosofia adottata dall’azienda i prodotti e i servizi meritovoli di una referenza, di un passaparola. Un passaparola speciale che in Rete non fugge via con il primo alito di vento, ma che rimane ed acquista potere nel tempo.
Perchè il semplice banner che dura pochi secondi nel tempo in cui siamo sommersi dalla pubblicità, accoppiato alla nostra referenza che perdura nel tempo è un cosa nuova nella logica del “pago il momento di visibilità e poi sparisco” per le aziende.
E’ anche una cosa da gestire, visto che presuppone poi la disponibilità a conversare.
Ma è un fatto che se non partecipi alla conversazione, comunque si parla di te. Almeno puoi dire la tua, e mostrarti per quello che sei.
Una Persona che lavora all’interno di un’Azienda.
Poche realtà aziendali iniziano a capirlo.
Alcune aziende si rivolgono a noi durante il 2008, perchè hanno l’occhio lungo: Velux Italia e la Cartiera Lucchese, sono alcune di loro.
Hanno capito.
Hanno compreso che la Rete parla, conversa, e che questo brusio di mille voci e di mille volti, comincia ad assumere sempre maggior potere. Forse perchè la sua oralità che si ritrova nei blog personali, o nei siti aziendali sempre più protesi con l’orecchio verso l’esterno, inizia ad assumere caratteristiche tipiche della scrittura.
Assume memoria ed importanza nel tempo, e non sparisce come le solite campagne di visibilità via banner o via esperienze sempre più invasive ed immersive, che però sono sempre dall’alto al basso dal lato azienda.
Siamo stanchi di avere solo questa opportunità, quella di finire perfettamente profilati in decine di database di CRM aziendali.
Aziende come la Mosaico Arredamenti o il recente caso di Carrefour di Assago sono due esempi italiani di come invece si possa sottovalutare quello che sta accadendo. Agendo maldestralmente.
Accade che la pubblicità è morta, e che è ora di voltare pagina.
Metafora AD Network appoggia in pieno l’iniziativa di uno dei suoi membri più stimati, Antonio Tombolini, che è stata lanciata durante l’ADVCamp di qualche settimana fa, ed entra ufficialmente nel progetto VRM italiano, lanciato dallo stesso Tombolini qualche giorno dopo il barcamp di Riva del Garda.

La probabile apertura di un wiki collettivo che faccia divulgazione su cosa sia il VRM in italia e che diventi ufficialmente il ramo italiano di quello di Harvard, è stata ripresa da più parti, anche dallo stesso organizzatore dell’ADVCamp, Nicola Mattina, che concorda sulla tesi e apre ad ulteriori aiuti e sinergie in arrivo.
Questa ufficializzazione della metodologia adottata anche da Metafora completa e rafforza il nostro approccio nei confronti dell’inserzionista, ed in più aiuta a divulgare in Italia il concetto della Vendor Relationship Management.
Cito da una delle pagine del wiki italiano:
VRM o Vendor Relationship Management, è il reciproco (alcuni dicono il contrario ma non è completamente corretto) del CRM o Customer Relationship Management.
Fornisce ai consumatori gli strumenti per interagire con i fornitori in modo simmetrico. Storicamente i sistemi CRM hanno rappresentato un modello asimmetrico in mano ai fornitori nella gestione della relazione con i clienti, attribuendone al fornitore tutti i costi di gestione.
Il VRM si propone di fornire anche ai clienti gli strumenti per affrontare questo impegno, per fare in modo che il mercato sia efficiente sia per i Vendor che per i clienti, ovvero che non accada più che i secondi siano vincolati alle opzioni di scelta rese disponibili dai primi.
L’obiettivo del VRM è migliorare il rapporto tra domanda e offerta, fornendo nuovi e migliori logiche e stumenti di quelli attuali. Più in generale, il VRM “immodestamente” intende migliorare il funzionamento dei meccanismi di mercato, dando ai clienti clienti la possibilità di essere attori attivi ed autonomi, e non più utenti passivi dell’offerta resa disponibile dai Vendor e altri attori del mercato.
Perchè il VRM abbia futuro, oltre ai clienti anche i fornitori devono avere motivo di aderire ed investirci il tempo necessario. “Fornire i giusti motivi a entrambi è la principale sfida per VRM”.
Noi come Persone del Network entriamo a far parte del wiki ufficiale del progetto ed iniziamo a contribuire.
Assieme a chiunque voglia aiutare.
Verso una piena consapevolezza del potere che il mezzo Web dà in mano a noi poveri consumatori.
In questa chiave, Metafora nei prossimi giorni lancerà una prima provocazione, teneteci d’occhio…
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L’anno delle metriche
5 gennaio 2007, ore 15:49
Due spunti interessanti che riguardano argomenti strettamente connessi con Metafora. Il primo è un articolo di Giuseppe Granieri pubblicato su Apogeonline, L’Internet del 2007
Le metriche serviranno a fare in modo che chi ragiona sulla pubblicità abbia sufficienti elementi per valutare l’impatto e il risultato degli investimenti in Rete. Le page views e le metriche attuali (derivate dalla logica televisiva) non rendono sufficiente giustizia alle potenzialità del web e non convincono fino in fondo gli investitori. Le metriche che servono, probabilmente dovranno tenere conto di parametri del tutto nuovi: affidabilità (sui singoli temi, non personale), capacità di influenza, relazioni. Ma anche, in una topologia della conoscenza in cui una pagina è accessibile in maniera proporzionale al numero di link che puntano a essa, di una certa quantità di variabili di cui ad oggi non veniamo ancora a capo. In futuro queste metriche dovranno monitorare e rendere misurabile la Rete non in maniera statica, ma dinamica. Si sta facendo molta ricerca e si coniano ogni giorno nuovi concetti: l’ultimo è lo shifting hub, che rende bene l’idea di come siano necessarie metriche dinamiche.
Il secondo è un post di Antonio Sofi su Webgol, che nel citare diversi spunti di attualità della Rete s’inventa un neologismo piuttosto interessante:
Ma è nella dinamica dei territori di frontiera (e di ricerca) – un’altalena giocosa tra apertura e chiusura. Si sperimenta e si prova, ci si tuffa come cavallette sul nuovo giochino, spingendolo al massimo e spolpandolo vivo, per poi tornare indietro alle cose che funzionano (l’unica vera tecnologia è ciò che funziona). Se le cose non servono davvero, ovvero non rispondono ad un bisogno profondo, non dureranno. Ma che ci sia gente che le testa è cosa buona, raffina le soluzioni.
User tested content – non è forse questo il vero asso nella manica di Internet?










