Metafora.it chiude: forse una Metafora 2.0

Nel caos italico di questi tempi ( sia dal lato investimenti, sia dal lato legislativo, che dal lato sviluppo ) non è facile portare avanti certi progetti e certe dinamiche della cultura digitale nel mondo tradizionale: noi di Metafora crediamo che, con un passo alla volta, si possa dare un contributo alla discussione ed alla promozione di una cultura post-moderna che vada oltre, e che possa trarre vantaggio da quello che è oggi il Web come fattore che aiuti la società a crescere. Che usi il Web come luogo da presidiare e dove costruire valore nel tempo, in una forma sana, creando nuovi equilibri che vadano a modificare lo status quo del contesto generale, migliorandolo. Il Web ed il mondo online quindi, non più visti come mondi separati, ma come un unico mondo, che contribuisca sempre più a migliorare il mondo offline, rendendolo un tutt’uno. Qualcuno chiama queste forme di discussione e di crescita anche eresie, e forse non ha tutti i torti.

Riprendendo il percorso di rifondazione che stiamo condividendo online a partire dall’aspetto di riposizionamento e degli attori in gioco, passiamo ora a vedere ed a focalizzare meglio il contesto attorno a questo riposizionamento.
In pratica uno sguardo più ampio al Mercato e a quello che accade in Rete.

Ci sono almeno due cose che emergono:

  • Non è solo un problema di strumenti, ma prima ancora di consapevolezza del contesto: oltre al banner cosa c’è, una domanda che si sente da tempo, no? Sembra che per vedere oltre si stia ancora a guardare il dito piuttosto che l’orizzonte, forse. Non è tanto lo strumento in sè il problema, quanto il processo comunicativo ed aziendale assai più ampio, come era emerso un anno fa durante l’ADVCamp a Riva del Garda, dove si diceva che è la comunicazione che va pensata nel suo senso totale e non dividendo la dimensione dell’online da quella offline. Questo implica una visione del Web sia come media che come strumento. Implica contaminazione e sinergia quindi di discipline. Implica un disegno strategico che fino a qualche tempo fa non era nemmeno maturo per essere pensato.
  • C’è anche un problema di come rendicontare questo contesto. Cosa conta davvero? E’ importante fare numeri, o forse conta anche qualcos’altro? Se si torna solo a vedere i numeri, si torna inevitabilmente a pensare in termini di mass media e la cosa non va bene. E allora cosa si fa? Qual’è uno dei valori possibili da usare come potenziale metrica? Cosa si rischia se si trasforma il Web nell’ennesimo media di massa? Come si calcola tutto questo? C’è un ROI? Siamo masse o individui? Qualcuno se lo sta chiedendo, e non ci sono risposte tanto scontate. Numeri e trovabilità in confronto diretto insomma. Che possono produrre pero’, al di là delle metriche, un effetto nuovo. Qualcuno lo chiama trasparenza. Una base nuova per rifondare quel senso di fiducia che abbiamo perso, forse. Una nuova metrica, che va compresa ed abilitata, magari.

Cosa puo’ nascere da questa contaminazione

Parliamo quindi di contesto liquido, a cui non è semplice dare un nome: ma un nome serve darlo, e qualcuno nel mondo della Rete ne ha dato uno in effetti, che calza a pennello: Data Web Marketing.
Questa è la presentazione portata a SMAU 2009 per provocare sul tema ( grazie ad IWA Italy ):

Matteo Brunati durante il talk Data Web Marketing - Concessione di Mentis srl

Trasparenza, poteri e nuovi flussi e fiducia: elementi che, al di là dei tecnicismi presenti, sono assolutamente in vicinanza con il futuro dei media di cui ha parlato David Weinberger ( coautore del Cluetrain Manifesto ) sia alla Venice Sessions di metà ottobre, che allo IAB Forum 2009 della scorsa settimana, proprio dal titolo “Trasparency and Trust”:

Si parla anche di metadata, che sono il mezzo attraverso cui si migliora la trovabilità e la trasparenza, in effetti: ( nota tecnica: sono l’effetto dell’adozione delle tecnologie legate al Semantic Web ) ne parla in merito anche Luca De Biase:

Il contenuto non è il media. Internet non è un medium. O meglio è “anche” un medium, è come un medium, ma è un posto; è un mondo, è parte del mondo, non è separato dalla nostra vita.. il web è il mondo..

Il web è il mondo, ed è fatto di hyperlink; è content, è il medium che ti porta da un contenuto all’altro, qualcosa di nuovo. Il web è un mondo di idee e di raccomandazioni di idee proposte dalle persone; è un mondo di differenze

La tecnica dell’autorità tradizionale è costruita sulla tecnologia dei libri, ma il libro è un medium non connesso… I link cambiano la struttura dalla quale emerge l’autorità. Come impariamo a trovare quello che cerchiamo e a ritenere autorevole quello che troviamo?

La quantità di informazione è enormemente cresciuta; la gestiamo con altra informazione (sull’informazione): metadata. E con la search ogni pezzetto di contenuto diventa anche un modo per trovare qualcosa: metadata e data diventano la stessa cosa. Tutto questo è troppa informazione? abbiamo trovato il modo di trovare i contenuti con l’aiuto delle altre persone. Ma non basterà. Abbandoniamo la gerarchia dell’autorità che offre la risposta perfetta: basta una risposta abbastanza buona.

Sul web una risposta abbastanza buona è spesso abbastanza buona.. non distrugge la credibilità (come avverrebbe sui vecchi media).

Sul web la trasparenza sta rispondendo alla stessa esigenza che era soddisfatta dall’idea di obiettività nei vecchi media.

Un anno fa Metafora connotava con i termini memoria, esperienza e storia passata, questo concetto assai più ampio di trasparenza, forse comunicando troppo da vicino un’idea senza contestualizzarla per bene.
Relazione oltre al banner

L’evoluzione stessa delle tecnologie alla base del Web porta agli effetti di cui parla Weinberger. E la somma è assai maggiore della mera somma delle parti. Sia nel valore del concetto di link che nel valore del concetto della trasparenza. Due elementi che vengono sempre più abilitati dal Web medesimo, e che vanno di pari passo, assieme all’idea dei costi di transazione legati ad essi. Quanto costa fare un link? E quanto costava farne uno nel mondo offline? La chiave forse risiede nei metadati, ma come si possono fare?

Il Social Semantic Banner con RDFa mostrato in rosso

Ma se potrebbero esserci gli strumenti e le tecnologie per rendere la trasparenza una nuova metrica, se ormai da ogni parte si sente che i mercati sono conversazioni, ( metterlo poi in pratica è un altro discorso ), è utile ricordare una cosa, sempre da Weinberger ( via Mauro Lupi mentre racconta le giornate allo IAB Forum 2009 ):

Nel suo intervento, David ha semplicemente fotografato con lucida sintesi tanti dei discorsi che ci ritroviamo a fare su come le aziende debbano adattare struttura e marketing nell’era del Web 2.0. Ebbene, nelle due tavole qui sotto, riprendendo il classico “Market are Conversations” da Cluetrain Manifesto di cui fu coautore insieme a Doc Searls (nella foto), evidenzia non solo che “Not [all] Concersations are Markets” ma soprattutto che “Markets are also networks”. Evidenziando ciò, ha poi sottolineato come le aziende (rappresentate nel secondo grafico con il building in alto a sinistra), sono disallineate con i mercati sia per quanto riguarda la loro struttura (che tipicamente è piramidale e gerarchica), sia per ciò che concerne i propri interessi (che invece dovrebbero combaciare col network per potervi partecipare adeguatamente).

Per enfatizzare questa evoluzione e questo scontro, che certe eresie di nuovo fanno emergere nel campo del giornalismo, cito un intervento fatto da Gaspar al VeneziaCamp assieme a Marco Massarotto, che va a chiudere il cerchio del “Non [tutte] le conversazioni sono anche Mercati“: “Aziende sì, Aziende, no, Aziende gnamme”:

Implicazioni: questo contesto crea una ricollocazione degli attori classici, delle agenzie di comunicazione e dell’idea stessa di advertising?

Trasparenza ed un nuovo modo di misurare l’autorevolezza cosa cambiano in un mondo come quello della pubblicità, tanto abituato a pratiche al limite della sopportazione umana, dove si pensa sia tutto lecito? Forse una risposta iniziale viene da qualche attore tradizionale di quello stesso mondo.
Occorre invertire il punto di vista. Come sui flussi dei dati nella presentazione sul Data Web Marketing, anche sullo scambio di poteri e sull’idea stessa di pubblicità, Invertire diventa la parola chiave. Poche certezze in merito, e molte domande aperte, ma questo è il primo passo da fare per dare loro una risposta.

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Si va oltre l’architettura che consente alle aziende di gestire la relazione con i clienti. Si passa al Vrm. Vendor relationship management. Sono i clienti che gestiscono le aziende.

Sono parole tratte da un post di Luca De Biase, che poi viene ripreso qualche giorno dopo, con questa sintesi:

VRM, potere ai consumatori

Mi pare giusto partire da questa citazione, per parlare del nuovo percorso di crescita di Metafora, evidenziato anche dal link posto in alto in tutte le pagine del sito. Metafora ha iniziato infatti un passaggio importante, sintetizzabile in questo motto: “da Metafora AD Network a Metafora“. Questo primo post rientra nella volontà di condividere ed enfatizzare alcuni passaggi chiave di questo percorso, che terminerà con la pubblicazione del nuovo sito di Metafora, in versione beta. E’ un post lungo, ma importante nel passaggio che vuole evidenziare.

La domanda che ci siamo posti, è stata quindi: da dove partire a rifondare Metafora? Forse da questa lamentela, alla quale non abbiamo mai trovato davvero una risposta:

la metafora è ancora poco chiara. Da [m]m scrivevo: “Probabilmente (Metafora) non ha ancora trovato la fisionomia giusta, perché l’impegno e la filosofia che ci sta dietro non emergono nella “punta dell’iceberg” che è il banner.”

Consapevoli di diversi punti di vista simili, e delle difficoltà incontrate nel tempo a spiegare Metafora anche alle aziende con cui siamo entrati in contatto, ci siamo resi conto che occorre partire dal chiarire maggiormente le parti in gioco, una volta per tutte.

In effetti e’ una questione di potere, e del passaggio da un mercato di massa ad una massa di mercati. E’ da qui che si capisce il valore della massima di De Biase potere ai consumatori. E nel medesimo istante è anche una questione di struttura e di crisi dei modelli interni delle aziende, che cercano di evitare in tutti i modi la presa di coscienza di questa nuova situazione. Cito Gianluca Diegoli ed i commenti alla sua sintesi pubblicata due giorni fa su Apogeonline, dal titolo eloquente “Il sistema, la pubblicità in crisi e i social media” :

Si è rotto un equilibrio, e quello nuovo tarda ad arrivare. Nel frattempo, però, sta cambiando l’intero paradigma dei rapporti tra chi produce e chi consuma.
[...]
I social media continueranno a essere ignorati dal sistema, ma i social media non ignoreranno il sistema. I consumatori avanzati (pochi, all’inizio, soprattutto per la mentalità a sei/nove zeri delle multinazionali) si organizzeranno in sordina e indisturbati, in modo indipendente per valutare i prodotti di massa, ma sulla base della loro sensibilità e delle loro comunità di nicchia (per esempio, compatibilità ambientale, filiera di produzione, sostenibilità, composizione degli ingredienti, tutte tematiche su cui molte multinazionali non hanno nessun interesse a far emergere l’opinione sincera dei social media. E qualcuna addirittura non ha ancora capito che a nessuno interessa (e crede) più che X lavi più bianco o che Y sia più concentrato o Z con più pezzi di frutta).

Metafora è proprio un gruppo di consumatori avanzati, legati da un’affinità e da un’etica comuni, che fino ad oggi si è presentata come un AD Network, cioè come un Advertising Network. E’ normale che l’approccio dell’azienda che si relaziona con noi sia quello di contrattare il prezzo, e di capire il ROI ed i numeri della pura visibilità che questo Network porterà. Ci si aspetta di applicare quegli stessi modelli presi dagli altri media, con il vantaggio di pensare di poter contare assai meglio i rendimenti. E Gianluca ha messo giustamente in guardia verso i pericoli di vedere i social media come un modo meno dispendioso di arrivare alla massa.
Infatti, parlando della nostra esperienza, quando emergono i valori della comunità della nicchia metaforica nel primo contatto con l’azienda, succede il caos. E’ una cosa a cui non si è preparati, perchè le regole del gioco sono cambiate. Non ci si aspetta certo di sentirsi dire “questo spazio te lo devi meritare” o di dover perdere tempo nella stesura dell’endorsement e della referenza, e soprattutto non ci si aspetta di non avere il controllo finale del testo che verrà pubblicato. Non tanto per una questione di strumenti. Siano banner, widget, o semplici post di un blog sarebbe uguale, tutto sommato. Quanto di potere tra le parti, e di chi detta le regole. C’è una discrepanza, che non è tecnologica.

E allora nel post di Gianluca emerge un commento, dopo la chiusura dell’articolo, che riporto integralmente data la sua rilevanza:

Gianluca: Quello che è certo è che il social media marketing/advertising/PR non sarà una stampella per il vecchio sistema pubblicitario-massmarket. Tutto il resto rimane molto confuso e non prevedibile.

Sara Magliola : Credo che Gianluca faccia ben intravedere un problema enorme, sulla bocca di tutti ma difficilmente attualizzato: l’ascolto. “I consumatori avanzati (…) si organizzeranno in sordina e indisturbati, in modo indipendente per valutare i prodotti di massa, ma sulla base della loro sensibilità e delle loro comunità di nicchia (per esempio, compatibilità ambientale, filiera di produzione, sostenibilità, composizione degli ingredienti, tutte tematiche su cui molte multinazionali non hanno nessun interesse a far emergere l’opinione sincera dei social media.”
Forse bisognerebbe ricordarsi che nel marketing l’advertising è solo una delle variabili, ne esisterebbe un’altra che si chiama prodotto e se invece di fare ricerche sul colore che i consumatori, ad esempio, vorrebbero sulla scatola di grissini, si ascoltassero i consumatori per capire cosa davvero vogliono, arriveremmo forse a grissini prodotti con filiera corta, grano bio e pakaging ecologico che probabilmente riuscirebbero anche ad alimentare una conversazione sui Social Media. Il problema non è solo di complessità, ma di organizzazione interna: se anche si ha un sistema di monitoraggio eccezionale che fa emergere chiaramente una opportunità, significa scardinare equilibri di potere, dinamiche interne, ecc per cui di fatto le innivazioni sono difficilissime.
Credo che il cortocircuito non stia perciò solo nell’advertising che diventa più complesso, ma nella incapacità di cambiemento all’interno delle corporate e, a volte purtroppo, anche dei consulenti di comunicazione. Insomma, forse in crisi non è solo il sistema pubblicità ma il sistema organizzativo delle aziende.

Ecco che riappare ancora la questione del potere: questa incapacità ha ragione d’essere, e forse nasce dalla mancanza di consapevolezza di un dialogo diverso, di un modello leggermente diverso di rapporto commerciale, a cui siamo abituati. La risposta potrebbe essere contenuta in un post fondamentale di Doc Searl, uno degli ideatori del Cluetrain Manifesto, ed oggi promotore del VRM: per ora non è importante sapere cosa sia il VRM, ma è importante considerare una cosa: il Cluetrain Manifesto è uscito nel 1999, e solo negli ultimi due anni sta diventando un fenomeno di massa, in un certo senso.

Dalle conversazioni alle relazioni

Questo post di Doc Searl cerca di dare un significato al VRM all’interno dei processi di dialogo tra le parti nell’economia tradizionale, evidenziando la nascita di una parte del tutto nuova, quella che identifica con il numero quattro.
-> VRM and the Four Party System

I think we can get some clarity about VRM — and growth of customer power in the marketplace — by re-positioning what we’ve been calling “parties.”

Among numbered parties the best-known one today is the third party. Wikipedia currently defines a third party this way (at least for the computer industry):

  • Third-party developer, hardware or software developer not directly tied to the primary product that a consumer is using
  • Third-party software component, reusable software component developed to be either freely distributed or sold by an entity other than the original vendor of the development platform

In general, a third party works on the vendor’s side of the marketplace. However, the vendor is not generally called the “first party” (except in the game business, as Wikipedia says here). In fact, the most common use of the term “first party” in business is with insurance, where the term refers to the insured. (The insurer is the second party.)

So I see this as an opportunity. Let’s give numbers to parties involved in customer relationships, starting with the customer. In the process we can unpack some distinctions between categories of work within the VRM development community.

  • The first party is the customer
  • The second party is the vendor
  • The third party is vendor-driven, and on the vendor’s side
  • The fourth party is customer-driven, and on the customer’s side

Together, they look like this:
Parties in a transaction

There are lots of ways one can look at this.
For example, on the left half is VRM, on the right half is CRM.

VRM is about enabling the first party. It is also about building fourth-party user-driven (and within that, customer-driven) services, which make use of first-party enablement.

Quindi, se la persona che di solito si chiama consumatore è la prima parte, e la seconda parte è l’azienda con cui ci si relaziona normalmente, le terze parti sono quegli intermediari che tanto conosciamo e che, per conto delle seconde parti ( le aziende ), si relazionano poi con noi. Per gli ovvi costi organizzativi e di strumenti tutto questo è sempre rimasto in mano alle aziende. L’individuo rimane un numero, inevitabilmente. Solo l’azienda puo’ mantenere quei costi di esercizio per gestire le filiere di supporto al business. Ed avere più voce in capitolo, e maggior peso, nella relazione commerciale.

Ma questo assunto, per quanto sia stato vero, è cambiato.

E’ cambiato perchè con la Rete e la sua diffusione sociale, è stato abilitato un nuovo canale, a basso costo sotto tutti i punti di vista, e sempre più diffuso, che pone l’individuo ieri consumatore, oggi persona, con un potere mai visto prima in mano, che deve imparare ad usare, e che deve essere gestito da strumenti nuovi, fatti su misura. Sia per il singolo, che per quelle realtà che nascono per gestire gruppi di individui, sul lato dell’individuo, e non più dell’azienda.
Il consumatore ha accesso a servizi ed a mezzi a costi irrisori che mettono in crisi il modello di relazione tradizionale, che vede al massimo tre parti che interagiscono tra loro.

Quando cambiamo il modo con cui comunichiamo, cambiamo la società”. Semplice assunto per descrivere la portata dei cambiamenti in atto nelle relazioni tra gli individui. Questo è ciò che approfondisce il libro di Shirky, descrivendo gli aspetti sociali dei nuovi modi di “fare gruppo” e la potenza dei nuovi modelli aggregativi; non a caso il sottotitolo è “Il potere di organizzare senza organizzazione

Citando una recensione dal blog di Mauro Lupi, che esprime con parole ulteriori quello che anche De Biase dice, potere ai consumatori. Inoltre viene posta l’attenzione alla medesima posizione temporale espressa poco sopra, sul tasso di diffusione di certe idee e di certi messaggi:

D’altronde, per vedere compiute alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto abbiamo atteso quasi dieci anni e, che ci piaccia o no, penso sia lecito aspettarsi un periodo simile anche per l’effettivo sviluppo del VRM.

Forse a piccoli passi, ci si puo’ arrivare anche prima, almeno negli atteggiamenti. E nella reinterpretazione degli strumenti. Perfino Doc Searl parla di riposizionamento delle parti, concetto sul quale abbiamo riflettuto parecchio nel capire perchè Metafora fosse così complessa da posizionare. Cosa vogliamo fare davvero?
Pretendiamo di essere ascoltati, e di poter parlare con le aziende come intermediario del quarto tipo.
E di fare e pensare servizi in quest’ottica, partendo proprio dall’atteggiamento di intermediario che parla per una tribù di persone che vuole essere ascoltata: ecco come andare oltre al banner. Partendo dal riconoscimento della nuova dialettica, che legittima qualunque attore che fornisca strumenti agli individui, e ai gruppi di individui come Metafora. E’ un intero nuovo settore che nasce, e vecchi strumenti che possono essere compresi nel loro reale valore grazie a questa maggiore consapevolezza.

Fourth parties will provide many services for first parties. In fact, VRM should grow large new fourth party businesses, and give new work to large old businesses in the same categories. (Banks, brokers and insurance companies come to mind.) Native enablements, however, need to live with first parties alone, even if fourth parties provide hosting services for those enablements.

Fourth parties also need to be substitutable. They need service portability, just as the customer needs data portability between fourth (and other) party services. That way whatever they can provide can be swapped out by the user, if need be

Il vero valore di Metafora, infatti, è il carattere di voler essere quell’ agenzia del quarto tipo: un intermediario che difende i diritti dei singoli aderenti, i quali hanno il controllo su quello che vogliono dire e vogliono fare, e a chi vogliono dare spazio, sia nei confronti delle aziende, che nei confronti delle classiche parti del terzo tipo, le agenzie di comunicazione nel caso della pubblicità e PR e via discorrendo. Questo è il nostro riposizionamento, e da qui si riparte.

Ad un prossimo post le riflessioni sul come poter portare avanti, per la Rete e per le parti in gioco, questo nuovo modello di relazione. Ed il nuovo forse non rientra tanto negli strumenti quanto soprattutto nella consapevolezza del cambiamento dei rapporti di forza. Per questo si necessita forse di manifesti, tesi, e consigli sul rendere palese che la Community in senso lato ha sempre maggiore importanza. E forse è anche per questo, che le aziende hanno per certi versi rinominato il VRM in Social CRM: è meno destabilizzante dal punto di vista interno, ma è un segnale che stanno interpretando la Community e la sua nuova forza.

Per approfondire il mondo attorno al VRM – Vendor Relationship Management:

Sul VRM era stato iniziato un lavoro di primo contatto in Italia, che adesso vorremmo riprendere vista la maggiore maturità del contesto italiano. In particolare:

Ovviamente invitiamo a partecipare, e a dire la propria su questo nuovo approccio, che noi stiamo solo sfiorando per ora. Ne avevamo già parlato, accennando solo la cosa, diverse volte:

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Alcuni indizi sul fatto che stiamo vivendo tempi in cui cogliere il cambiamento è fondamentale:

  • Antonio Tombolini, aderente al Network metaforico dai primi tempi, è parecchio che cita questo fatto e che porta avanti tale assunto: il rapporto costo / risultati ottenuti dagli investimenti pubblicitari tradizionali dice che il gioco non vale più la candela, e da parecchio tempo. Occorre smetterla e passare ad altro. Già dirlo è un primo passo. Cercare una risposta è il secondo. Porsi le domande giuste mentre si cercano le risposte, è il terzo.
  • dalla presentazione portata a SMAU Padova da IWA Italy da Barbara Bonaventura, dal titolo “Internet Marketing Trends: il marketing on-line che funziona”: “le persone non credono che la pubblicità dica la verità. 76 per cento.” Si cita il Cluetrain Manifesto, si chiede chi sa cosa sia. Un paio di mani alzate solamente. Si cita Philip Kotler, padre del marketing moderno e la persona che ha creato la teoria delle 4 P: ne viene aggiunta una, oggi, da lui stesso: quella di Persona. Siamo nel mondo della PMI del Nordest italiano, evento locale quindi: certe informazioni sono arrivate alla massa. Si finisce l’intervento con qualche domanda abbastanza trasversale, la cui risposta è sempre la stessa: trasparenza, l’unica cosa certa dalla quale partire. E si cita anche un’altra parola, merito. Bisogna meritarsi la viralità, bisogna meritarsi la citazione. Metafora ha da sempre quel banner con quella scritta tanto scomoda: “Te lo devi meritare.” Non è un caso.
  • Artigianato e Web 2.0, incontro tra il mondo degli artigiani veneti ed un piccolo gruppo di persone che vivono e lavorano nel Web 2.0 e che cercano un incontro costruttivo per fare ecosistema. Tra le cose degne di nota, nella presentazione di Silvia Toffolon dal titolo “Innovazione e relazioni collaborative” per esempio, si finisce col citare l’istututo sul futuro e cosa viene previsto al riguardo della produzione di beni e servizi, e la regola 5 dice: “Trasparenza, trasparenza, trasparenza.”
  • IBM, che non è proprio l’ultima arrivata, titola un suo paper: The end of advertising as we know it. Il documento è datato 2007. Il titolo direi che sia eloquente.
  • Gianluca Diegoli, altro aderente al network metaforico, all’evento Osservatorio Wine 2.0, porta questa presentazione dal titolo: “PMI e Social Web“, dove si celebra l’importanza di essere piccoli, ma specializzati. Per una volta l’essere una PMI ha i suoi lati positivi, grazie alla visibilità che la coda lunga dei mercati offre in Rete. Anche qui si celebra la morte della pubblicità massiva e globale tipica dei mass media.
  • Il Community-First, il manifesto lanciato da Marco Massarotto, ripreso e supportato anche da Metafora stessa, arriva al secondo editing collettivo. Anche questo poi nella versione definitiva contribuirà a scardinare alcune delle più vecchie convinzioni sulla comunicazione aziendale. E sull’importanza della dimensione della pubblicità. Un documento sostenuto trasversalmente da sempre più realtà della comunicazione italiane.
  • Gianpaolo Fabris, autore del volume Societing, dice in uno dei suoi ultimi post:
    Ciò che il consumatore mostra di sopportare sempre meno sono messaggi verticistici che lo relegano ad una condizione di passività che contrasta vistosamente con il ruolo attivo che va assumendo. Il grande spazio della blogosfera – sono circa molti milioni ormai a popolare la Galassia emergente dove la comunicazione è sempre orizzontale e assume davvero i caratteri del dialogo – ben si presterebbe a costituire un eccellente terreno per sperimentare una nuova qualità dei rapporti.

    Il blog, come strumento, bene si presta alla conversazione distribuita, se correttamente declinato. Va completato e migliorato, certo, ma è un ottimo punto di partenza.

  • anche lo IAB a livello mondiale capisce il valore dei social media ed inizia a predisporre nuove metriche per capire il valore di tali strumenti, ma sono metriche forse a troppo vantaggio del classico modo aziendale top down di vedere il proprio cliente, come giustamente segnala Gianluigi Zarantonello.
    Dunque credo che sia necessario sottolineare che il Social Media Marketing non è solo advertising ma è anche costruzione di relazione e dialoghi, per cui al di là delle metriche…

    Anche qui la direzione è che certe cose oggi ancora per addetti ai lavori, arriveranno sempre più anche al mondo pubblicitario classico. E lo cambierà dall’interno.

Trasparenza, fiducia, e storie sulle proprie esperienze d’acquisto o simili ( quindi uno storytelling sano e trasparente e non manipolato ), abbinate ad un ruolo attivo e che pretende rispetto, quello della persona. Un equilibrio ed un’etica che il mondo dei mass media ha perso da tempo.
Cose che la pubblicità classica non conosce, soprattutto nel caso delle campagne elettorali, in modo comunque trasversali ai partiti, si prende in giro la loro minimalità e lontananza dal reale.
Insomma, il Re è nudo, e sempre maggiore consapevolezza viene condivisa con le persone, ad eventi istituzionali e legati a quelle entità a cui il professionista medio, anche lontano dalle dinamiche della Rete, dà autorevolezza e fiducia. Confartigianato, e associazioni di categoria, realtà molto vicine a quello che l’ Italia è davvero nel mondo del lavoro, stanno supportando le comunicazioni in tal senso, dalla Rete alle persone.

Se la pubblicità per come la conosciamo è morta, e resta in piedi per inerzia del sistema, quali risposte e soluzioni si possono dare? Le nostre risposte, per quello che possono valere, sono nascoste negli appunti che si possono seguire nel nostro flusso di coscienza, l’account FriendFeed di Metafora. E sono solo l’inizio di qualcosa che dovrà per forza essere collettivo, a più mani, altrimenti non resterà in piedi. Che dovrà e che già oggi assume vantaggi per la collettività.
Ma alcune premesse si possono ormai leggere a chiare lettere:

  • piccolo è bello, se è di qualità o se risulta utile a qualcuno. Non è detto che i grandi numeri siano la risposta giusta, in un mondo dove ogni conversazione, specie se unica e scomoda, assume visibilità e si rende trovabile.E’ la coda lunga dei mercati. E la qualità ha sempre premiato, ma è un fatto che si dimentica presto.
  • tutti in Rete possono parlare con tutti. Cambia solo il canale dove possono parlare, siano i canali in casa dell’azienda, piuttosto che sul profilo personale del singolo. Dove si parla influisce sull’esito e sugli aspetti che si possono discutere, anche solo inconsciamente. Quindi un canale altro, in un luogo indipendente ma che abbia sempre delle facce chiare dei proprietari, e che porti rispetto tra le parti, puo’ dire la sua nel mettere a disposizione uno spazio di confronto ulteriore. Insomma, c’è spazio per tutti. In forme diverse. Metafora, come dice Marco Cordioli, è già un luogo di questo tipo, dai confini chiari e delimitati. L’intenzione è di potenziare tale aspetto…

Non esiste la soluzione unica, la killer application, alla morte della pubblicità: ce ne saranno diverse, a seconda delle necessità. Tutte distanti tra loro pochi click, magari. L’importante probabilmente poi è collegare e collegarsi.
Il nostro lavoro per dare visibilità a livello italiano al Progetto VRM, che vogliamo diventi un progetto collettivo, rientra in questo disegno. Un disegno sempre più da rendere chiaro e da attuare. Come giustamente si cita anche nella seconda stesura del manifesto “Community First“:

Se vuoi che le persone facciano qualcosa per te, fai prima qualcosa per loro.

Prendiamo quindi di petto la domanda, in chiusura: ma se Internet facilita la disintermediazione, perchè esiste Metafora? E che ruolo puo’ assumere un intermediario quando le community azienda – clienti e clienti- – azienda, stanno nascendo per conto loro?

Perchè Metafora: spunti

Una prima risposta: stiamo segnando, raccontando e facendo emergere, alcune delle tappe del nostro viaggio. Forse perchè, già ridurre il rumore, è un buon inizio, visto che le parole son pietre.

La pubblicità tradizionale ha da tempo accettato di dover infastidire molti per colpire i pochi interessati: se uno spot pubblicitario raggiunge 100 persone, 10 di queste interessate, 90 irritate, lo spot è considerato un successo. Chi se ne frega se ho irritato 90 persone: ho raggiunto quelle 10 che si ricordano di me, tanto basta. In alcuni settori, come il direct marketing, redemption anche molto basse, intorno allo 0,5 per cento, sono spesso considerate più che accettabili. Il marketing tradizionale lavora sulla massa e ignora la parte della massa infastidita per concentrarsi su quella raggiunta: il marketing online dovrebbe (e potrebbe) lavorare per raggiungere solo le persone interessate, senza infastidire tutte le altre.

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La cosa più difficile da fare nel mondo delle imprese è quello di spiegare le logiche della Rete. E di far capire che rispetto alle classiche logiche del mondo tradizionale, in Rete è assai più importante non dimenticare mai la comunità, altrimenti si faranno delle cose senza coinvolgerla. Così come accade nel mondo normale, dove però non si hanno le medesime opportunità di dire la propria e di poterlo fare senza costi per tutti.
In effetti se la moltitudine di persone che vive la Rete oggi può parlare di tutto e tutto quello che si dice permane e si rende trovabile, bè, occorre stare attenti a quello che che si fa. Il rispetto delle parti è fondamentale.
Per questo Metafora AD Network appoggia in toto l’idea di manifesto Community First lanciata da Marco Massarotto:
-> Community First

Community First. Un manifesto sui rapporti Aziende-Comunità.

1 – Qualunque navigatore arrivi su un tuo sito è un’ospite, e come tale va trattato.

2 – Se vuoi che la comunità faccia qualcosa per te, fai prima qualcosa per la comunità.

3 – Più un’azienda saprà parlare come parlano le persone, più le persone vorranno parlarci.

4 – Non fate mai le cose completamente da soli.

5 – Tra chiuso e aperto, nel dubbio scegli aperto.

6 – Le cose non andranno mai come ti aspetti, per fortuna.

7 – Prometti meno di quanto puoi fare, ma fai più di quanto hai promesso.

8 – Di fronte a te non c’è un computer, c’è un altro essere umano.

9 – Internet è un luogo dove costruire: identità, spazi, relazioni.

10 – …

Cosa mai si potrebbe aggiungere alla discussione? Ecco alcuni contributi:

  • “L’azienda non ha come obiettivo la comunità, ma il profitto, per cui non si puo’ conteggiare con la medesima logica economica tutto quello che si puo’ e si potrebbe fare grazie alla comunità.”
  • “Il ROI di un lavoro che coinvolge la comunità non sarà solo un numero, nè servono grandi numeri. I piccoli numeri di qualità possono avere un valore maggiore nella coda lunga dei mercati. E la singola persona ha importanza.”
  • “Il tempo delle persone ha un valore, così come il tempo dell’azienda e delle persone che la compongono. Non abusiamone.”

Metafora AD Network e l'Etica: direzioni

Metafora non è altro che una piccola parte della comunità della Rete, che pretende una forma di rispetto e di equilibrio diverse dalle tradizionali logiche fino ad oggi applicate nel mondo della comunicazione pubblicitaria. Perchè chi legge i blog e i siti del Network è anch’esso parte della Comunità e per questo ha valore, allo stesso modo delle persone dietro ai brand, dietro alle aziende. Persone che coinvolgono e si rivolgono ad altre persone, sullo stesso piano.

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Si parla di cost per influence

5 aprile 2009, ore 22:14

Riprendiamo la serie “Dicono di noi“, citando un’interessante intervista fatta a Metafora AD Network che fa emergere maggiormente il “cost per influence“. Altro termine tecnico, altra buffonata si potrebbe pensare. Forse si, ma forse anche no. Noi crediamo sia una sintesi di un percorso, di un viaggio che stiamo documentando per andare davvero oltre al banner. E non certo solo a livello tecnologico, ma di contesto del messaggio pubblicitario ,in un mondo di pari e di regole nuove quale è quello della Rete. Lasciamo ai lettori e a chi ci segue percepire il significato di quello che stiamo facendo.

Questa l’intervista:
-> Metafora: pubblicità oltre il banner

Metafora è un nuovo (almeno in Italia) concetto di agenzia pubblicitaria online introducendo il concetto di “cost-per-influence”.

“Costo per influenzare” in senso etico (quasi un ossimoro): che viene spiegato dalla referenza che i siti appartenenti al network di Metafora riescono a dare all’inserzionista. Per far parte di questo circuito pubblicitario, infatti, bisogna avere come requisito (tra altri, s’intenda, ben visibili a http://www.metafora.it/regolamento/) quello di un ottimo posizionamento organico sui motori di ricerca, esplicitato in un PageRank pari o superiore a 5 (che significa ottima qualità secondo Google) ed un periodo di attività di almeno 6 mesi.

Ed essere linkati da un sito di alta qualità significa avere di riflesso una più alta considerazione da parte di Google, quindi elevare il proprio posizionamento naturale.
Google, poi, non dovrebbe prendersela “a male” perché il tutto è esplicito e Metafora, oltre tutto, si pregia di scegliere gli inserzionisti tra aziende “referenziate” secondo “criteri elevati di qualità ed etica imprenditoriale”: stabilisce quindi un rapporto diretto con gli inserzionisti e solo così, poi, decide di “metterci la faccia”.

Dei punti emersi nel corso dell’intervista, aggiungo un paio di annotazioni a corredo:

  • è importante enfatizzare il concetto di banner + referenza, che associa qualcosa che ha sempre avuto un preciso valore temporale ( la campagna marketing di visibilità ) a qualcosa che è di recente comparsa come il search marketing o il blog marketing, caratterizzati da un carattere di permanenza nel tempo. Una maggiore consapevolezza nelle potenzialità del mezzo Internet e delle sue caratteristiche di mettere in relazione le persone allo stesso modo forse. Quale mezzo in effetti permette la conservazione e la trasmissione delle informazioni a costo quasi zero? Sfruttiamone appieno le possibilità, a questo punto.
  • la questione dei numeri e del ROI delle campagne: il fatto che vengano associati a Metafora sia un valore di visibilità sia un valore di permanenza in Rete ne rende il ROI reale, ma allo stesso tempo di difficile sintesi per l’inserzionista medio. La questione che la pubblicità e il suo rendimento non siano mai stati perfettamente calcolabili nel mondo dei mass-media è una faccenda di comunicazione, non tanto di mezzo forse. In Rete si hanno più parametri e forse più controllo, ma è un controllo solo effimero dati i grandi numeri in gioco. Si pensi alle comunicazioni sull’andamento della Borsa che abbiamo quotidianamente: e a livello quinquennale o trentennale? Quanto influisce il dato singolo piuttosto che un suo andamento su maggiore scala temporale sulle decisioni dei singoli?
    Si ha maggiore controllo nel dato singolo, nel dato assai particolare, ma l’insieme invece? Come rappresentarlo? E conta tutto questo dettaglio, e a che livello?
    Forse occorre prendere in considerazione anche altro, oltre al totale controllo dei numeri dietro ai click, o alle impressions. La relazione e la fiducia come possono essere calcolati? Ha senso calcolarli?
  • il VRM è la direzione futura e il contesto in cui si sta muovendo Metafora, così come sta prendendo sempre maggiore consapevolezza della sua dimensione nel marketing del futuro, il societing.

Essere messi sotto la lente anche da altri attori del settore è comunque un fatto interessante: il confronto con le idee altrui permette di essere ridefiniti continuamente, e nel medesimo istante di essere rimessi in gioco nelle proprie direzioni, e relative convinzioni. L’influence che si riprende in questa intervista non è solo quella che si puo’ considerare abbiano i vari siti del Network rispetto ai propri lettori. E’ anche quella nuova dimensione di influenzare in modo aperto e trasparente anche l’inserzionista, non abituato ancora del tutto ad avere un rapporto così tra pari anche con gli intermediari con cui entra in contatto. Che possono dire la loro anche sul messaggio da veicolare, e sul suo reale valore.

Conversare ed essere parte di un relazione è più impegnativo per le parti in gioco, quando tutte le parti possono dire la loro in egual misura. Ma è il cambiamento che possiamo pretendere di questi tempi.

Siamo sempre qui per rispondere a qualsiasi dubbio possa venire, o perplessità o critica.

Nei prossimi mesi chiariremo in forme sempre più chiare e snelle quello che a partire dal banner Metafora sta costruendo.

Andare oltre al banner non è solo una questione di tecnologia, anzi.
E’ una questione di contesto, di rispetto e di relazione: tutti elementi che vanno ben oltre la sfera tecnologica.

Relazione oltre al banner

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Siamo una realtà anomala presente nel panorama Web italiano: una realtà che dice di fare non pubblicità, che non dà strumenti in mano agli inserzionisti e non pone strumenti in mano agli aderenti. Una realtà che raggruppa un gruppo di persone che vogliono dire la loro sulla comunicazione aziendale, con le loro facce e le loro identità. Questo è il concetto dietro al cost per influence, che diamo come valore all’inserzionista. E alla Rete, alla collettività: perchè l’etica dietro a Metafora risiede nella volontà di aiutare la trasparenza tra le parti, facilitando la memoria condivisa delle attività passate, una delle cose possibili grazie al media Web. D’altronde, se i mercati sono conversazioni, e questo ormai è assodato, poi per trasformarli in relazioni, anche fuori dai mercati stessi, serve memoria di quello che si fa. Servono maggiore identità e maggiore “storia passata e documentata” per fidarsi. Questa trasparenza poi contribuisce ad aumentare la reputazione delle parti. Per chi segue il nostro blocco appunti condiviso, dovrebbe iniziare ad essere chiaro il contesto.

Giovedì 19 febbraio, alla Fondazione Benetton, c’è stato un incontro sul futuro del social networking a livello business e locale, per capire con una platea eterogenea, dove si sta andando e dove davvero c’è un potenziale valore di business nel metterci in relazione grazie alla tecnologia. L’incontro è stato organizzato da Nordest Creativo, proprio per avvicinare a tutto tondo la tematica del social networking a persone interessate e curiose, e assolutamente non tecniche. Anzi.

Locandina Social e Business Networking in Veneto

Metafora era presente con due relatori sugli otto totali: il sottoscritto con un tema rischioso ma stimolante sul futuro dei social network, e Mauro Gasparini, in veste di uno degli autori dietro a Spinoza.it, con un intervento irriverente e pungente sulla sua esperienza di satira sociale. Due cose da enfatizzare:

  • Metafora è un AD Network: cioè è un network di siti che sotto l’egida della scatolina metaforica organizzano il proprio advertising, ecco il perchè della sigla AD. Ma siamo un network particolare, nel senso che non siamo un network chiuso, non abbiamo re-inventato l’ennesimo social network. Usiamo quello che già esiste, cercando di porci nel modo corretto nel difficile equilibrio della Rete. Cercando di capire cosa davvero conta, dando spunti e mettendoci in ascolto, nella nuova economia della conoscenza. E nel medesimo istante, abbiamo aperto anche noi al contributo della folla, in piena modalità crowsourcing. Ma il nostro guscio, la nostra social network, è il Web in quanto tale.
  • in tempi di crisi, di crollo dei consumi e di mancanza di prospettive secondo quello che sentiamo dai mass-media, saper prendere la vita con filosofia e sorridere di quello che ci accade attorno è importante. Il successo degli ultimi mesi di Spinoza.it è indice che non siamo i soli a pensarla così. Il fatto che da gennaio sia stato aperto il contributo dei lettori per delle satire in salsa social, e sia stato aperto anche un forum dedicato per gestire al meglio questa “satira delle folle” , con relativi tassi di crescita di oltre il 200 percento al mese, deve far pensare.

Chiudo con un ulteriore spunto di riflessione per portare avanti questo percorso, citando dal blog di Societing:

Un consumatore che ormai si è impossessato di una quantità degli strumenti di marketing un tempo detenuti in termini monopolistici dall’impresa – dalla comunicazione nel mondo web che ha trasformato il passaparola tradizionale in un media di massa alla stessa marca nei cd processi di brand hijaking che non declina altro che l’assunto politically correct che sono i consumatori i veri padroni della marca – e che non intende assistere passivamente ad un esproprio di questi.

Il cosiddetto marketing non convenzionale se non si muove in questo alveo, in questa scuola di pensiero rischia, come scrive Vescovi, di ” essere solo una risposta tecnica temporanea alla stanchezza creativa dei sistemi di marketing tradizionali.” Se non guidato da un nuovo modo di intendere i rapporti tra impresa e mercato il rischio è di rendere il marketing, che si avvale delle più nuove tecnologie, ancora più aggressivo ed invasivo, creando disagio e non consenso. Tantomeno servizio.

Il marketing non convenzionale se non inteso nell’ottica nuova rischia di essere omologato al marketing più tradizionale rappresentandone, paradossalmente, la sua espressione più pushing.

Ecco perchè non diamo strumenti per poter gestire al meglio il proprio potere di fuoco sulle campagne metaforiche: perchè le persone non sono fattori scalabili, e noi siamo prima di tutto un network di persone. La tecnologia arriva dopo, così come gli strumenti.
Stiamo focalizzando la nostra attenzione e la nostra volontà di approfondimento sul VRM, che, assieme al concetto di Societing, contribuisce a rafforzare e a declinare in forme sempre più comprensibili questo nuovo modo di intendere i rapporti tra impresa e mercato.

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Passi avanti: partnership e VRM Italia

18 febbraio 2009, ore 12:44

In questi primi due mesi del 2009 poche novità pubblicate e soprattutto raccontate, ma Metafora sta proseguendo la sua strada, in particolare:

  • Unbit.itUnbit è ufficialmente diventato partner tecnologico operativo alla stregua di Shiny, come era stato annunciato a dicembre: nel corso della settimana passata è stato spostato il dominio metafora.it sotto la sua gestione, e quindi anche l’ad server dei banner.Gli inconvenienti sono stati segnalati attraverso il canale Twitter.
    Perchè Unbit è parso degno di attenzione agli occhi di Metafora, oltre che per i validi servizi offerti e al fatto che alcuni del Network ne conoscevano la professionalità? Per visioni e posizioni condivise, riscontrabili a partire dalle loro FAQ, e a partire da questo estratto:

    Chi diavolo gestisce le vostre politiche di marketing ??? il vostro sito e’ pieno di pupazzetti e non c’e’ neanche una donnina poco vestita !!!
    Delle politiche di marketing piu’ in voga non ci interessa nulla. Siamo tecnici, riteniamo che a un cliente interessato e competente basti semplicemente leggere la mole di tecnologie supportate per interessarsi al nostro servizio.

  • Metafora AD Network supporta ufficialmente il progetto VRM Italia, ora non solo a parole, ma anche operativamente. Il progetto è in fase di avvio ed ha visto nel primo incontro del 27 gennaio all’ università Bicocca di Milano il primo meeting ufficiale faccia a faccia del Comitato Costituente.

Questi sono stati i motivi del silenzio di questo inizio 2009 : parecchio lavoro dietro le quinte, che comunque si puo’ seguire in forme vicine ad un flusso di coscienza collettivo grazie al tumblr ufficiale di Metafora ( accessibile anche attraverso il canale Friendfeed comunque ) :

-> Un’altra pubblicità è possibile!

Contribuire al progetto VRM è per Metafora l’ufficializzazione della propria visione che lega il nuovo consumatore consapevole che vive la Rete ad un movimento mondiale condiviso, che risponde agli stessi bisogni espressi dagli aderenti al Network. ( Sul VRM verrà fatto un approfondimento ufficiale prossimamente ).

I Pionieri

Nella logica dello scambio e nel valore della condivisione nell’Economia della Conoscenza, Metafora continua a rafforzare la propria presenza in Rete e la voglia di conversare, aggiungendo nella barra laterale la voce “Da seguire in altri lidi“, dove ci sono alcuni siti degni di attenzione per capire ed approfondire sempre più il contesto in cui si opera.

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La fine dell’ anno è sempre un’ottima occasione per fare il punto sulle cose fatte e per ripartire con l’anno nuovo consapevoli di dove si è arrivati: Metafora fa la stessa cosa, raccontandosi con questa presentazione, naturale seguito di quella iniziale pubblicata alcuni mesi fa:

Presentazione nata come riassunto breve e conciso per gli aderenti al Network di alcune delle cose fatte da quando è iniziata una maggiore attività continuativa attorno alla realtà di Metafora. ( da parte del sottoscritto )

Un concetto utile a descrivere l’attività svolta fino ad oggi puo’ essere questo: Metafora è come un flusso d’acqua, ora limpido, ora agitato. Che sta trovando sempre più il suo letto. E che tiene conto dell’ambiente circostante.

La sfida, non sempre facile, come emerge da alcune critiche fatte nel corso del tempo, è quella di portare avanti una visione ed un approccio nuovo al concetto di relazione tra chi fornisce un servizio o un prodotto e chi lo usa direttamente. Un modo di porsi uno a uno nei confronti delle aziende e delle persone con cui si è ben felici di entrare in contatto. Il tutto si riassume bene in queste parole:

creare una nuova gestione della pubblicità sui nostri siti che contribuisca a sostenere i costi dei progetti online in modo etico e soddisfacente per chi scrive, per chi investe e per chi legge

Questo il punto di partenza per il 2009: le ultime slide mostrano proprio il contesto di dove si intende andare. E degli strumenti che si stanno via via migliorando lungo la strada. Ovviamente l’invito è quello di seguire questa strada assieme, di partecipare e di contribuire ad aumentare la fiducia e la trasparenza nella comunicazione tra aziende e persone. Almeno per aumentare la consapevolezza di quanto siano importanti i concetti di relazione, conversazione e fiducia.

Adesso è stato reso più personale e ampio l’essere nel Web di Metafora, mettendo dove fosse utile i nostri mobili e suppellettili, proprio perchè il Web è un luogo, un ambiente in cui esserci prima di tutto, proprio come emerge dai pensieri di Marco Cordioli ( con cui concordo pienamente e che penso sia doveroso segnalare ).

Adesso si andrà oltre, al passo successivo. Ricordandosi sempre di dove ci si trova:

The Web is Agreement

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Unbit supporta Metafora AD Network

16 dicembre 2008, ore 11:31

Da molto tempo Metafora AD Network ha come partner tecnologico Shiny ed offre come servizio aggiunto ai propri aderenti la versione Business di Shinystat, servizio di statistiche Web avanzato, che non ha nulla da invidiare a Google Analytics per funzionalità e features offerte.

Oggi entra ufficialmente anche Unbit al nostro fianco:

Logo di Unbit

Unbit è una piattaforma per la fornitura di servizi internet basata su software opensource. Il nostro obiettivo e’ supportare il maggior numero di tecnologie (libere) possibile, fornendo un servizio appetitoso per programmatori, geek, hacker o semplici appassionati. A differenza degli innumerevoli servizi di hosting non ci limitiamo ad istallare software sviluppato da terze parti ma collaboriamo attivamente con la comunita’ e sviluppiamo diverse soluzioni ‘in casa’.

Una cosa ci ha colpito di questo fornitore di servizi, oltre l’interessante approccio equilibrato verso la comunità della Rete, e quindi verso noi tutti: una nota che hanno inserito nelle loro FAQ:

Come mai non gestite le attivazioni con delle form online e mi costringete a scrivervi una mail ?

Perche’ vogliamo sapere chi abbiamo di fronte, il mondo e’ pieno di maleducati e prepotenti, tu sicuramente non sei uno di loro, ma se il nostro morale e’ alto anche il servizio sara’ migliore, quindi la nostra politica sara’ sempre quella di avere un primo contatto discorsivo con i nuovi clienti. Potra’ sembrare una cosa strana, ma reputiamo un valore aggiunto del nostro servizio la tipologia di clientela. Se volete quindi essere nostri clienti, siate gentili ed educati, noi lo saremo il doppio :)

Insomma, hanno dato molta attenzione alle Persone dietro al mero essere clienti, e vogliono conversare con loro, creare una relazione, pretendono rispetto.
Per essere coerenti con il nostro principio del metterci la faccia, io sono un cliente soddisfatto dei loro servizi, quindi ci è parso giusto capire come le nostre due realtà potevano iniziare a colloquiare, e magari andare avanti assieme, spalla contro spalla.

A breve quindi il sito Metafora.it girerà sui servizi offerti da Unbit.

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Chi è il Network di Metafora? Numeri e facce

12 dicembre 2008, ore 11:49

Comunicare chi siamo non è semplice, anche perchè siamo davvero un gruppo di persone multidisciplinare, con competenze e modi di porsi diversi in Rete, ma persone tutte legate da questo intento comune di conversare e di dare un equilibrio diverso, sano, alla comunicazione aziendale e alla tanto bistrattata pubblicità.
Ma chi ha messo la faccia in Metafora AD Network?

Non so se vi siete accorti, ma la pagina che descrive il Network è diventata pesante da leggere, e comunica poco. Ci stiamo muovendo per sistemarla, in effetti.
-> Persone e Siti – pagina attuale

C’è una pagina in lavorazione, che verrà presto incorporata nel sito ufficiale: l’idea è di eliminare le colonne, sul modello della pagina di archivio delle campagne, ma siamo aperti a suggerimenti ovviamente:

-> Nuova pagina del Network di Metafora

Un dettaglio sulla visualizzazione del Network in fase di restyling

Inseriremo sempre meglio i nostri profili, comunicando al meglio in che ambito e in che modo ogni aderente contribuisce al valore del Network, in modo da facilitare la comprensione delle nicchie e dei settori che copriamo. Che avevo anticipato a mano diverso tempo fa:

Metafora AD Network: ma chi è il Network?

Se avete suggerimenti, idee su cosa inserire, cosa togliere, e cosa migliorare nella pagina di visualizzazione del Network, vi ascoltiamo.

Intanto, qualche numero e qualche dettaglio sulla capacità di essere Influence in Rete: prima di tutto occorre mostrare quanto siamo trovabili, e quanto siamo visibili in Rete. Anche se i numeri sono riduttivi, sono comunque un punto di partenza. Partiamo proprio da uno dei filtri di maggior successo della Rete italiana, Blogbabel , se è più o meno importante per la Coda Lunga lo deciderà il lettore:

-> Classifica di BlogBabel – datata 11 dicembre 2008

  • Spinoza.it, curato da Mauro Gasparini, Alessandro Bonino, Gianluca Chiappini e Stefano Andreoli al 24esimo posto
  • Webgol.it di Antonio Sofi al 28esimo posto
  • MiniMarketing di Gianluca Diegoli al 32esimo posto
  • Simplicissimus di Antonio Tombolini al 63esimo posto

Ma non crediamo nelle metriche, no? Sono pur sempre fallaci e incomplete, e comunque le classifiche lasciano sempre il tempo che trovano. Anche perchè Metafora copre settori della Coda Lunga, dove non sono i numeri a contare, ma l’autorevolezza, la fiducia e l’interesse che si creano attorno ai temi di cui si sta parlando. Anche perchè se uno dice una cosa di poco interesse ma di nicchia, ed è l’unico a dirla, si troverà più facilmente dai motori di ricerca. Pensiamoci.

Portiamo esempi da alcuni settori specifici, e proviamo a vedere in dettaglio questa Coda Lunga:

Ovviamente se ne trovate altre di code lunghe particolari sulla ricerca, segnalatele pure nei commenti: può essere utile per avere un quadro realistico del valore del nostro Network nelle nicchie, nel mondo sempre più frammentato dove noi tutti andiamo a finire per soddisfare i nostri Interessi.
Siamo una realtà che non lavora sui numeri, ma sulla capacità di essere Influence, influenza, e il primo passo per supportare queste parole è mostrare esempi concreti a supporto di questa nostra affermazione. E confrontarci.
Chiudo con una gran bella frase che prendo dall’ottimo volume di Gianluca, di cui consiglio la lettura:

La vecchia “regola” per cui in fasi di recessione di mercato la pubblicità andrebbe aumentata – e non ridotta – non funziona. Se però sostituite – in quella regola – “pubblicità” con “conversazione” la comunità potrebbe contribuire a trovare nuove soluzioni alla crisi.

Credo sia la migliore sintesi dello spirito che accomuna tutte le Persone dietro ai siti del nostro Network.

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