Metafora tra satira e futuro del social networking
5 marzo 2009, ore 12:00
Siamo una realtà anomala presente nel panorama Web italiano: una realtà che dice di fare non pubblicità, che non dà strumenti in mano agli inserzionisti e non pone strumenti in mano agli aderenti. Una realtà che raggruppa un gruppo di persone che vogliono dire la loro sulla comunicazione aziendale, con le loro facce e le loro identità. Questo è il concetto dietro al cost per influence, che diamo come valore all’inserzionista. E alla Rete, alla collettività: perchè l’etica dietro a Metafora risiede nella volontà di aiutare la trasparenza tra le parti, facilitando la memoria condivisa delle attività passate, una delle cose possibili grazie al media Web. D’altronde, se i mercati sono conversazioni, e questo ormai è assodato, poi per trasformarli in relazioni, anche fuori dai mercati stessi, serve memoria di quello che si fa. Servono maggiore identità e maggiore “storia passata e documentata” per fidarsi. Questa trasparenza poi contribuisce ad aumentare la reputazione delle parti. Per chi segue il nostro blocco appunti condiviso, dovrebbe iniziare ad essere chiaro il contesto.
Giovedì 19 febbraio, alla Fondazione Benetton, c’è stato un incontro sul futuro del social networking a livello business e locale, per capire con una platea eterogenea, dove si sta andando e dove davvero c’è un potenziale valore di business nel metterci in relazione grazie alla tecnologia. L’incontro è stato organizzato da Nordest Creativo, proprio per avvicinare a tutto tondo la tematica del social networking a persone interessate e curiose, e assolutamente non tecniche. Anzi.
Metafora era presente con due relatori sugli otto totali: il sottoscritto con un tema rischioso ma stimolante sul futuro dei social network, e Mauro Gasparini, in veste di uno degli autori dietro a Spinoza.it, con un intervento irriverente e pungente sulla sua esperienza di satira sociale. Due cose da enfatizzare:
- Metafora è un AD Network: cioè è un network di siti che sotto l’egida della scatolina metaforica organizzano il proprio advertising, ecco il perchè della sigla AD. Ma siamo un network particolare, nel senso che non siamo un network chiuso, non abbiamo re-inventato l’ennesimo social network. Usiamo quello che già esiste, cercando di porci nel modo corretto nel difficile equilibrio della Rete. Cercando di capire cosa davvero conta, dando spunti e mettendoci in ascolto, nella nuova economia della conoscenza. E nel medesimo istante, abbiamo aperto anche noi al contributo della folla, in piena modalità crowsourcing. Ma il nostro guscio, la nostra social network, è il Web in quanto tale.
- in tempi di crisi, di crollo dei consumi e di mancanza di prospettive secondo quello che sentiamo dai mass-media, saper prendere la vita con filosofia e sorridere di quello che ci accade attorno è importante. Il successo degli ultimi mesi di Spinoza.it è indice che non siamo i soli a pensarla così. Il fatto che da gennaio sia stato aperto il contributo dei lettori per delle satire in salsa social, e sia stato aperto anche un forum dedicato per gestire al meglio questa “satira delle folle” , con relativi tassi di crescita di oltre il 200 percento al mese, deve far pensare.
Chiudo con un ulteriore spunto di riflessione per portare avanti questo percorso, citando dal blog di Societing:
Un consumatore che ormai si è impossessato di una quantità degli strumenti di marketing un tempo detenuti in termini monopolistici dall’impresa – dalla comunicazione nel mondo web che ha trasformato il passaparola tradizionale in un media di massa alla stessa marca nei cd processi di brand hijaking che non declina altro che l’assunto politically correct che sono i consumatori i veri padroni della marca – e che non intende assistere passivamente ad un esproprio di questi.
Il cosiddetto marketing non convenzionale se non si muove in questo alveo, in questa scuola di pensiero rischia, come scrive Vescovi, di ” essere solo una risposta tecnica temporanea alla stanchezza creativa dei sistemi di marketing tradizionali.” Se non guidato da un nuovo modo di intendere i rapporti tra impresa e mercato il rischio è di rendere il marketing, che si avvale delle più nuove tecnologie, ancora più aggressivo ed invasivo, creando disagio e non consenso. Tantomeno servizio.
Il marketing non convenzionale se non inteso nell’ottica nuova rischia di essere omologato al marketing più tradizionale rappresentandone, paradossalmente, la sua espressione più pushing.
Ecco perchè non diamo strumenti per poter gestire al meglio il proprio potere di fuoco sulle campagne metaforiche: perchè le persone non sono fattori scalabili, e noi siamo prima di tutto un network di persone. La tecnologia arriva dopo, così come gli strumenti.
Stiamo focalizzando la nostra attenzione e la nostra volontà di approfondimento sul VRM, che, assieme al concetto di Societing, contribuisce a rafforzare e a declinare in forme sempre più comprensibili questo nuovo modo di intendere i rapporti tra impresa e mercato.
Passi avanti: partnership e VRM Italia
18 febbraio 2009, ore 12:44
In questi primi due mesi del 2009 poche novità pubblicate e soprattutto raccontate, ma Metafora sta proseguendo la sua strada, in particolare:
Unbit è ufficialmente diventato partner tecnologico operativo alla stregua di Shiny, come era stato annunciato a dicembre: nel corso della settimana passata è stato spostato il dominio metafora.it sotto la sua gestione, e quindi anche l’ad server dei banner.Gli inconvenienti sono stati segnalati attraverso il canale Twitter.
Perchè Unbit è parso degno di attenzione agli occhi di Metafora, oltre che per i validi servizi offerti e al fatto che alcuni del Network ne conoscevano la professionalità? Per visioni e posizioni condivise, riscontrabili a partire dalle loro FAQ, e a partire da questo estratto:Chi diavolo gestisce le vostre politiche di marketing ??? il vostro sito e’ pieno di pupazzetti e non c’e’ neanche una donnina poco vestita !!!
Delle politiche di marketing piu’ in voga non ci interessa nulla. Siamo tecnici, riteniamo che a un cliente interessato e competente basti semplicemente leggere la mole di tecnologie supportate per interessarsi al nostro servizio.
Metafora AD Network supporta ufficialmente il progetto VRM Italia, ora non solo a parole, ma anche operativamente. Il progetto è in fase di avvio ed ha visto nel primo incontro del 27 gennaio all’ università Bicocca di Milano il primo meeting ufficiale faccia a faccia del Comitato Costituente.
Questi sono stati i motivi del silenzio di questo inizio 2009 : parecchio lavoro dietro le quinte, che comunque si puo’ seguire in forme vicine ad un flusso di coscienza collettivo grazie al tumblr ufficiale di Metafora ( accessibile anche attraverso il canale Friendfeed comunque ) :
-> Un’altra pubblicità è possibile!
Contribuire al progetto VRM è per Metafora l’ufficializzazione della propria visione che lega il nuovo consumatore consapevole che vive la Rete ad un movimento mondiale condiviso, che risponde agli stessi bisogni espressi dagli aderenti al Network. ( Sul VRM verrà fatto un approfondimento ufficiale prossimamente ).
Nella logica dello scambio e nel valore della condivisione nell’Economia della Conoscenza, Metafora continua a rafforzare la propria presenza in Rete e la voglia di conversare, aggiungendo nella barra laterale la voce “Da seguire in altri lidi“, dove ci sono alcuni siti degni di attenzione per capire ed approfondire sempre più il contesto in cui si opera.
Il Semantic Social Banner al RomeCamp2008
1 dicembre 2008, ore 15:31
Ripropongo anche la parte filmata del talk, così si ha il quadro d’insieme, ricollegandomi al post precedente:
La volontà di Metafora AD Network è quella di essere un canale qualitativo di pubblicità altra: un canale che ha delle regole sia per chi entra a farne parte, sia per chi voglia diventare nostro inserzionista, ma anche per l’intero ecosistema informativo, visto che si mira a creare conoscenza condivisa, e non solo informazione condivisa. Qualcosa che rientra nel concetto di Common, cioè in pratica un bene comune condiviso dalla collettività. Come una strada pubblica, o la stessa aria che si respira, qualcosa che è di tutti noi e che viene gestito in concessione da enti terzi in nome della collettività.
Ma allora perchè quando andiamo a toccare un tema scomodo come quello della pubblicità e dell’advertising abbinato a webzine e blog, non pensiamo al banner e all’informazione veicolata dal marketing tra pari in Rete come forma di bene collettivo, come forma di Common, come forma di contenuto dotato di utilità in quanto tale? E non solo qualcosa di temporaneo per attirare attenzione, ma anche qualcosa che contribuisca a costruire reputazione e fiducia, oltre che spunti di confronto e di dialogo.
Perchè la pubblicità deve solo avere proprietà temporanee mirate a spostare la nostra attenzione e non creare utilità per la Società, oltre che solo rumore? Questo il punto di partenza della riflessione fatta tramite il talk al RomeCamp 2008. Perchè nel Web se tutti facciamo rumore, diventa tutto rumore. Questo perchè la produzione di contenuti è alla portata di tutti, a costo zero e farsi media non è più un carattere distintivo, ma la normalità.
La domanda vera, per un potenziale inserzionista, è: ma quindi, io cosa c’entro in tutto questo? Qual’è il vantaggio reale per un inserzionista che ci contatta o che andiamo a contattare in questa nuova dialettica?
Parto da alcune delle considerazioni fatte da Camisani Calzolari nel suo intervento sull’ Impresa4.0 e durante il talkshow sull’economia e il Web2.0:
- le Persone in Rete hanno sempre più potere, siano esse consumatori o siano all’interno delle aziende
- le Persone sono esseri sociali, e parlano: la differenza fondamentale da ieri è che oggi parlando in Rete si crea Memoria di queste conversazioni, che diventano trovabili e diventano parte del media di massa, a costo praticamente zero per tutti. L’ unica cosa certa da fare è farne parte
- volenti o nolenti non ci sono metriche chiare e definitive nel mondo della Rete per misurare quello che è la conversazione: si sperimenta, nascono e muoiono indicatori costantemente, ma non ci sono standard chiari. L’unico minimo comune denominatore è la fiducia che si instaura attraverso persone reali su una serie di strumenti diversi
- l’investimento a lungo termine nel Web vede negli standard e nel Web medesimo la vera rete sociale globale, la Rete Sociale definitiva, ed oggi iniziano ad esserci gli strumenti per gestirla. Perchè investire su un solo social network chiuso, piuttosto che sulla Rete in quanto tale?
- la trasparenza tra le parti è parte integrante di ogni comunicazione umana, e mai come oggi è fondamentale, soprattutto quando si ha memoria delle proprie attività di comunicazione
Come capire il famoso Return Of Investiment per tutta questa conversazione che cambia sede tutti i giorni in Rete?
Servono numeri per chi prende decisioni, e allora si danno numeri: si contano i link in entrata in un sito, si contano gli appartenenti alle Reti Sociali di turno, vedi Facebook o Linkedin in larga misura ( grazie alla legge di Metcalfe ) : ma son numeri che poco rappresentano il valore di quello che accade in Rete. Il problema è che il costo di entrata per gli utenti è zero, e il fermare gli utenti su una sola rete sociale per lunghi periodi di tempo per trarne valore è impossibile. E questa cosa funziona solo perchè gli utenti non sono ancora consapevoli del valore che inseriscono nei loro profili in un mondo che rivende questi profili a terzi: manca vera trasparenza tra le parti, e ormai le tecnologie aperte per spostare i propri profili da una rete sociale all’altra sono quasi mature per l’adozione di massa.
Noi di Metafora AD Network partiamo da un assunto diverso: la Fiducia che il lettore dei siti appartenenti al Network ha nei confronti del tenutario del blog. Che si mantiene anche se questo allarga il proprio parco di strumenti con le reti sociali alla moda di turno, ma che vede nel blog il punto centrale delle sue attività online, e qualcosa da mantenere stabile nel tempo.
Non è una questione di numeri, è la coda lunga: proprio come accennava Alessio Jacona nell’intervento su Economia e Web2.0, io potrei avere anche solo due lettori, ma se sono Bill Gates e Steve Jobs, questo cambia il senso del numero stesso. Ed il relativo valore ad esso associato. Quindi occorre cambiare prospettiva, i numeri avevano senso in un’economia che aveva a che fare con la scarsità dei beni, e dove il valore stesso della scarsità di un materiale ne determinava il prezzo. Ma dove c’è abbondanza, contano altre cose.
Arriva la Reputazione come moneta di scambio nella nuova economia della Conoscenza, proprio come se ne parla nella sintesi sulle reti sociali fatta da Tommaso Sorchiotti proprio oggi:
( si parla di Facebook e della sua potenzialità di far emergere le attività degli amici e degli amici degli amici ) Attraverso questa integrazione, mutuata per certi versi dal fenomeno del microblogging, gli utenti possono informarsi e rimanere aggiornati sulle novità dei propri contatti in maniera semplice e immediata. Estendendo a livello globale il grafo sociale, gli aggiornamenti sugli amici ed eventuali informazioni importanti potrebbero viaggiare attraverso il passaparola. E in tal modo sarebbe possibile restituire una selezione delle notizie attinenti alle esigenze personali. La reputazione e la conseguente capacità di influenzare la propria rete diventerebbero la chiave di una nuova economia.
La realtà è che Metafora lavora su tre livelli:
- si vuole usare la Memoria della Rete a vantaggio della reputazione e del passaparola, valori difficili da quantificare ma quantomai importanti nell’economia immateriale della conoscenza
- Trasparenza e Persone come fattori chiave che legano tutta la comunicazione altra che offre Metafora al proprio inserzionista
- non si vuole creare un’ ennesima rete sociale chiusa, ma occorre sfruttare quella più solida esistente come collante stabile tra persone nella propria rete sociale di fiducia: la blogosfera e quindi il Grafo Sociale Globale
In merito a questo, una citazione dall’intervento di Tony Siino sulla sua analisi della blogosfera italiana è quantomai opportuna: infatti oltre a rappresentare diverse Persone del Network di Metafora come veri e propri hub di fiducia per i propri lettori , ha citato in modo divertente Federico Fasce come spunto assoluto sul passaparola delle cose da comprare, per quanto riguardava lui medesimo ovviamente. Un esempio di fiducia nelle attività della propria rete sociale di riferimento come nuova moneta di reputazione.
Metafora quindi si pone oltre le Reti Sociali, interpretando quel principio che vede la vera Rete Sociale che dura nel tempo nel Web stesso, e nella sua apertura e decentralizzazione. Qualcosa che pure l’inventore del Web, Tim Berners Lee, ha chiamato Giant Global Graph: il grafo sociale globale.
Sugli strumenti per portare avanti questo obiettivo, Metafora introduce il Semantic Social Banner, da affiancare al principio che comunque si vuole essere presenti dove ci sono le Persone in Rete, ma con qualche attenzione in più, oltre all’affiancamento ai principi del VRM, il Vendor Relationship Management.
Dubbi, delucidazioni, perplessità e qualsiasi cosa possa venire in mente sono ben accetti.
Non solo decrescita quantitativa sull’ advertising online, ma anche una crescita qualitativa dello strumento banner.
Per approfondire
Su questi temi, chi volesse approfondire il lato tecnico, al Romecamp ne hanno parlato a vari livelli sia Luca Mearelli con l’intervento sull’ OpenWeb, sia Federico Bo con spunti sulla Web of Science. Un resoconto e ulteriori dettagli tecnici sicuramente su Dagoneye.it per l’aspetto strutturale dietro questi concetti.
Mentre per il lato sociologico delle reti sociali, l’intervento di Fabio Giglietto racconta come il pubblico italiano trae valore dalle proprie reti sociali, da Facebook e Badoo in particolare. Sul Semantic Social Banner invece se ne era iniziato a parlare a proposito del Microformat AD qualche settimana fa.
Romecamp 2008 e Metafora: gli interventi
26 novembre 2008, ore 12:53
RomeCamp2008: un barcamp che sicuramente porta con sè Memoria di quello che ne è scaturito, visto tutto è in Rete, che c’erano telecamere ovunque, ed una serie di talkshow a tema hanno creato sinergie comunicative a cavallo dei temi portati nei talk, cosa quantomai utile e divertente anche nell’esserne parte attiva.
Luca De Biase l’ha definito “generazione delle idee dal basso e di marketing delle idee“, parlandone nel suo blog.
Un grazie agli sponsor, agli organizzatori e ai volontari ( Nicola Mattina e Vincenzo Cosenza tra i tanti da ringraziare ), che hanno cercato di trovare un equilibrio meno autoreferenziale alla realtà del barcamp, aprendone le porte anche a chi non è abituato a certi utilizzi della Rete: una specie di Barcamp 2.0 su temi ampi ma non completamente lasciato a briglia sciolta. Un caloroso ringraziamento per questo valore aggiunto dato alla Rete, sul quale si possono creare pensieri, commenti e visioni ulteriori condivise, grazie alla completa messa online dell’evento.
Cosa ha portato Metafora AD Network
Un talkshow generale su Economia e Web2.0 per dialogare del contesto, assieme a Alessio Jacona e Marco Camisani Calzolari, aka MCC:
Economia e Web2.0 a cavallo della comunicazione in generale, dell’impresa e dell’advertising, con le Persone come nuovo e fondamentale asset: questo il concetto legante la veloce discussione, alla quale è stato un piacere partecipare.
Perchè si parla di Economia della Conoscenza?
Perchè in Rete si diffonde informazione, sia essa inserita nella pubblicità sia essa slegata da fini pubblicitari. Come può pensare una comunicazione aziendale, una comunicazione pubblicitaria altra che si dice utile per tutte le parti in gioco, di non rientrare in forme nuove in questa creazione di conoscenza condivisa? Ricordandosi che informazione non è conoscenza, e viceversa.
Ecco perchè è sempre bene definire, magari ripetendosi, il contesto con cui ogni realtà presente nel Web si scontra: si lavora con beni immateriali, e con questi le regole del gioco cambiano.
E Metafora lavora con tali beni, perchè il passaparola della nostra referenza, il post con cui testimoniamo il valore e l’utilità del nostro inserzionista, rimane in Rete. Diventa Memoria collettiva nella Rete, diventa reputazione per il brand di cui si parla. E non solo, lo diventa anche il tanto bistrattato banner.
Diventa Conoscenza, oltre che informazione: il come verrà mostrato man mano tramite le delucidazioni e gli esempi sul Social Semantic Banner.
E di certo tutto questo non è un bene fisico.
Proprio per entrare nel dettaglio di tutto questo, ecco il mio talk, dal titolo “Spunti e scenari per far emergere l’intelligenza collettiva” :
Ringrazio Smeerch.it per averci segnalato tra i talk da vedere, e faccio una nota a Gibilix che ha detto che:
Matteo Brunati ci ha spiegato com’è possibile una rete di pubblicità etica basata sull’intelligenza collettiva che si può far emergere attraverso le tecniche legate al web semantico. Difficile capire il meccanismo per chi non è dentro a queste tematiche, ma molto chiaro l’obiettivo: eliminare il rumore. Cito una frase dal loro sito: la pubblicità dev’essere poca, deve parlare sottovoce e deve proporre un messaggio utile ai lettori.
Dato il tempo a disposizione e il pubblico medio, non ho voluto parlare di tecnica, per cui il fatto che sia chiaro uno degli obiettivi e la finalità è un ottimo riscontro. Ad un post successivo ulteriori riflessioni e spiegazioni a supporto del talk, assieme alla presentazione vera e propria in fase di inserimento nel nostro account in Slideshare.net. Non si parlerà di tecnica, ma di maggiore esplicitazione dello scenario, con esempi a supporto che nei venti minuti a disposizione non potevano essere inseriti.
Se ci sono commenti, dubbi o altro, siamo qui a disposizione, e come sempre sono ben accetti.
Chiudo enfatizzando un altro fatto, una puntualizzazione già fatta anche per l’ADVCamp, come idea e concetto. L’intervento creativo di Marco Camisani Calzolari sull’ Impresa 4.0 è stato supportato attivamente proprio da un aderente del nostro Network, Federico Fasce aka Kurai, prova del fatto che il Network è eterogeneo, ma creativo e propositivo nel mondo della Rete. Tra l’altro Federico ha messo in pratica l’intervento che ha fatto il venerdì mattina proprio sul Visual Thinking.
E quindi il Cost Per Influence non è solo una definizione, ma una caratteristica fondante del nostro Network.







